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Quante persone fumano le sigarette elettroniche? Il viaggio dei fumatori verso le città “smoke-free”

sigaretta elettronica vitamina E acetato

Nonostante le numerose campagne antifumo messe in atto dal governo e da molti enti medico-scientifici, moltissimi ad oggi sono ancora gli italiani che fumano sigarette tradizionali, pur essendo consapevoli dei grossi rischi per la salute che questo comporta.

Si stima infatti, secondo l’Oms, che siano 11,6 milioni gli italiani fumatori “tradizionali”, di cui gli uomini sono circa 7,1 milioni e le donne 4,5 milioni. Per quanto riguarda invece le sigarette elettroniche, che sappiamo essere decisamente meno nocive di quelle tradizionali, pare che a fumarle siano circa 900.000 italiani, di cui l’80,1% sono fumatori duali, cioè continuano a consumare entrambe le tipologie di sigarette, e il 5% sono persone che prima della sigaretta elettronica non avevano mai fumato.

Negli ultimi tempi, però, si parla sempre di più di città “smoke-free”, ovvero di città che si avviano verso l’eliminazione del fumo anche negli spazi aperti comuni. Cosa vuol dire questo? Si potrà ancora utilizzare la sigaretta elettronica? È proprio questo che approfondiremo nel presente articolo, cercando di capire quali sono queste città e quali sono le nuove leggi a cui sottostare.

Perché alcune città si sono attivate per rendere gli spazi aperti “smoke-free”?

La pandemia da nuovo coronavirus ha, tra le altre cose, posto l’accento sulla questione dell’inquinamento ambientale: durante i vari lockdown che si sono susseguiti in tutto il mondo nel corso dell’ultimo anno si è visto quanto le condizioni dell’aria e dell’ambiente siano migliorate.

Proprio per questo molte città hanno deciso di prendere una serie di provvedimenti per migliorare la qualità dell’aria, e tra queste troviamo il divieto di fumare negli spazi pubblici all’aperto. Tra le ultime città a introdurre questo divieto troviamo Milano, che il 19 gennaio ha approvato il “Regolamento sulla qualità dell’aria”: è vietato fumare alle fermate di mezzi pubblici, negli stadi e nei parchi e in generale a meno di 10 metri da un’altra persona.

La reazione dei fumatori è stata piuttosto dura, in quanto si è arrivato addirittura ad affermare che questa è una violazione della libertà personale e la cancellazione di quello che per molti è praticamente un rito sacro. In realtà questa decisione è stata presa da quasi tutti i paesi del mondo, e lo scopo è rendere i luoghi pubblici privi di fumo di sigaretta entro il 2025.

E per le sigarette elettroniche come funziona? Le sigarette elettroniche non sono assolutamente paragonabili alle sigarette tradizionali in fatto di tossicità e pericolosità per la salute, sia per chi le fuma sia in relazione al fumo passivo.

Gli studi attualmente condotti su questi prodotti non mostrano infatti particolari effetti collaterali gravi, né lo sviluppo di malattie importanti. C’è da specificare però che questi sono prodotti relativamente nuovi, quindi gli effetti a lungo termine sono ancora da scoprire. Nonostante questo, la comunità medico scientifica si trova ad affermare che le sigarette elettroniche non sembrano costituire un grosso rischio per la salute.

Dunque, fumare, o meglio, svapare le sigarette elettroniche è ancora consentito, e lo è anche negli ambienti chiusi (attualmente bisogna però tenere conto delle momentanee restrizioni dovute all’emergenza Covid-19).

Sembra quindi che coloro che vogliono continuare a fumare, o meglio quelli che non riescono ad abbandonare questo brutto vizio o abitudine che dir si voglia, debbano provare a compiere il passaggio da sigaretta tradizionale a sigaretta elettronica. Peraltro, la sigaretta elettronica aiuta a smettere di fumare del tutto, quindi anche questa è una buona motivazione per provarla.

Quali città hanno già adottato la politica dello “smoke-free”?

Come già accennato, Milano è stata una delle ultime città ad introdurre il divieto del fumo negli ambienti pubblici all’aperto. Negli ultimi 10 anni sono state tante le città a farlo, o meglio abbiamo città che hanno creato spazi pubblici all’aperto “smoke-free”, vale a dire spiagge, parchi giochi, parchi ecc.

Con il coronavirus l’ampliamento di questi divieti è stato accelerato, e ad esempio in Spagna è stato introdotto il divieto difumare in strada e in bar e ristoranti anche all’aperto. In alcune zone, come le Baleari, le Canarie, la Cantabria, Asturie, Aragona, Valencia e Navarra il divieto è stato esteso anche alle terrazze. Anche in Turchia a fine 2020 le restrizioni sono aumentate, anche per cercare di contenere la pandemia. Per quanto riguarda Malta, fino al mese di maggio del 2020, era ancora consentito fumare nei ristoranti all’aperto, ma sempre a causa del Covid il governo ha introdotto il divieto di fumare in tutti gli spazi pubblici.

In UK 63 autorità locali su 109 hanno aumentato le regole restrittive riguardo il fumo, e in particolar modo quelle riguardanti gli spazi pubblici. Tra le città del Regno Unito che hanno adottato queste misure abbiamo Manchester, Leeds, Liverpool e Bristol.

Addirittura, in alcuni paesi le restrizioni sul fumo sono ricadute su prodotti che possiamo definire tipici del luogo. Ad esempio, in ben 120 città dell’Iran e in 17 paesi del Medioriente sono stati vietati i narghilè nei luoghi pubblici. La lotta al fumo si è estesa anche in Sud Africa e in molte altre città del mondo, come ad esempio Accra, Kuala, Kampala e Lumpur.

Alla luce di ciò, le stime dell’Oms che abbiamo riportato all’inizio sono destinate a cambiare, in quanto i fumatori tradizionali andranno a ridursi in favore degli svapatori e anche dei non fumatori in assoluto

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