Dal presunto sorpasso ad alta velocità fino all’arresto: il 35enne è comparso in tribunale per direttissima. Ora il caso accende il dibattito
Una notte iniziata con una manovra stradale e finita in tribunale. L’attore Marco Montingelli, 35 anni, è stato arrestato dai carabinieri a Roma al termine di un inseguimento sul Lungotevere in Augusta che, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, sarebbe poi degenerato in insulti, minacce e resistenza nei confronti dei militari intervenuti.
L’episodio sarebbe avvenuto nella notte tra il 18 e il 19 maggio e si è concluso con l’arresto dell’attore con le accuse di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. L’arresto è stato successivamente convalidato dal giudice senza applicazione di misure cautelari.
L’inseguimento e la frase che avrebbe acceso la tensione
Secondo quanto riferito in aula dai carabinieri, tutto sarebbe partito da una serie di manovre ritenute pericolose dell’attore: un sorpasso a destra ad alta velocità e il passaggio con il semaforo rosso.
A quel punto sarebbe scattato l’inseguimento lungo il tratto del Lungotevere. Una volta fermato, l’attore – sempre secondo la ricostruzione dei militari – non avrebbe collaborato.
Tra le frasi riportate negli atti ci sarebbe anche un tentativo di intimidazione nei confronti delle forze dell’ordine: “Sono il nipote di Salvini, vi faccio licenziare”. Nel corso del confronto sarebbe stato citato anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
Quando i carabinieri gli avrebbero ordinato di spegnere il motore e scendere dall’auto, Montingelli si sarebbe rifiutato e avrebbe opposto resistenza.
Il militare ferito e il processo per direttissima
Per riuscire a bloccare il 35enne sarebbe stato necessario l’intervento di ulteriori pattuglie.
Nel parapiglia uno dei carabinieri avrebbe riportato un lieve infortunio con una prognosi di tre giorni.
La Procura, rappresentata dalla pm Anna Ricci, aveva chiesto la misura del carcere. Il giudice ha invece convalidato l’arresto senza disporre misure cautelari.
Montingelli è assistito dall’avvocato Gianluca Pandolfo.
Chi è Marco Montingelli
Nato ad Andria, in Puglia, nel 1991, Marco Montingelli è figlio del giornalista sportivo Saverio Montingelli e di Antonietta D’Avanzo, dipendente comunale.
Fin da giovanissimo aveva manifestato una forte passione per il cinema e per il mondo dello spettacolo. Aveva iniziato a studiare recitazione e dizione già durante l’adolescenza, proseguendo poi il percorso all’Accademia superiore di cinema di Bari.
Tra le sue prime esperienze sullo schermo figura il cortometraggio “Gino Boccasile”, diretto da Nico Cirasola, seguito da una comparsa nel film “Una sconfinata giovinezza” di Pupi Avati e da un piccolo ruolo ne “L’ultima mossa”.
In una vecchia intervista rilasciata agli inizi della carriera, si definiva una persona eccentrica, appassionata di musica, imitazioni e particolarmente legata alla famiglia.
Dalla passione per il cinema alla Capitale: il percorso prima del caso
In una delle sue prime interviste raccontava il desiderio di lasciare la sua Andria per trasferirsi a Roma e costruire una carriera nel mondo del cinema.
Tra i progetti c’era anche il tentativo di ingresso al Centro Sperimentale di Cinematografia, pur mantenendo l’intenzione di continuare a formarsi nella Capitale.
Ora però il suo nome è finito al centro delle cronache per una vicenda completamente diversa dal percorso artistico con cui aveva iniziato a farsi conoscere.
Come sempre in casi di questo tipo, le contestazioni formulate dagli investigatori dovranno essere valutate nel prosieguo del procedimento giudiziario.

