La guardia giurata eroe della sparartoria di San DiegoLa guardia giurata eroe della sparartoria di San Diego

Cinque morti nella sparatoria in California, compresi i due adolescenti sospettati dell’attacco

Un uomo che ha sacrificato la propria vita per proteggere bambini e fedeli durante una sparatoria definita dagli investigatori un possibile crimine d’odio. È il drammatico scenario emerso dopo l’attacco avvenuto in un centro islamico di San Diego, in California, dove il bilancio finale è di cinque morti, inclusi i due giovani sospettati.

Secondo la polizia americana, i presunti responsabili – due ragazzi di 17 e 18 anni, Cain Clark e Caleb Vazquez – sono stati ritrovati senza vita all’interno di un’auto poco distante dal luogo della strage. Gli investigatori ritengono che si siano suicidati dopo l’attacco.

La guardia di sicurezza era papà di 8 figli

Tra le vittime c’è una guardia di sicurezza,  Amin Abdullah, descritta da amici e autorità come un uomo che avrebbe evitato un bilancio ancora più drammatico.

L’uomo, padre di otto figli, lavorava nel centro islamico e secondo chi lo conosceva era profondamente legato alla comunità. A raccontarlo alla CNN è stato il suo amico Sam Hamideh, che lo ha definito “non una semplice guardia di sicurezza”.

“Ogni volta che lo incontravi ti faceva sorridere, aveva una fede fortissima ed era sempre gentile”, ha raccontato.

All’interno della moschea era presente anche una scuola frequentata da bambini dalla materna alla terza elementare. Proprio lì si trovava il figlio di Hamideh al momento della sparatoria.

Secondo il racconto dell’amico, la guardia avrebbe consapevolmente rischiato la vita per proteggere le persone presenti nel complesso religioso, soprattutto i più piccoli.

L’ultimo saluto prima della tragedia

Poche ore prima dell’attacco, la guardia di sicurezza aveva salutato la moglie di Hamideh con una frase semplice ma oggi carica di dolore: “Saluta Sam”.

“Non sapevo che quello sarebbe stato il suo addio”, ha raccontato l’uomo visibilmente sconvolto.

Dopo aver appreso della sparatoria, Hamideh ha cercato subito notizie del figlio e poi ha tentato di contattare il suo amico. Solo dopo avrebbe scoperto che era tra le vittime.

So che sapeva di stare sacrificando la sua vita per i bambini”, ha detto.

La madre di uno dei sospetti aveva chiamato la polizia

Emergono intanto dettagli inquietanti sui momenti precedenti alla strage. La madre di uno dei due sospettati avrebbe contattato la polizia circa due ore prima dell’attacco.

La donna aveva segnalato la scomparsa del figlio adolescente, descritto come con tendenze suicide, spiegando che lui e un amico avevano preso diverse armi da fuoco e il veicolo di famiglia.

Nonostante l’allarme, i due ragazzi sarebbero riusciti a raggiungere il centro islamico e ad aprire il fuoco.

Secondo gli investigatori, sulle armi utilizzate sarebbe comparsa anche la scritta “hate speech”, elemento che rafforza l’ipotesi di un attacco motivato dall’odio.

La pista del crimine d’odio e l’allarme negli Stati Uniti

Il capo della polizia di San Diego, Scott Wahl, ha confermato che gli investigatori stanno trattando il caso come un possibile crimine d’odio.

“C’è sicuramente una retorica d’odio in questa vicenda”, ha dichiarato.

Dopo la sparatoria, diversi dipartimenti di polizia negli Stati Uniti hanno annunciato un rafforzamento dei controlli attorno a moschee e altri luoghi di culto, in un clima di crescente tensione interreligiosa. L’imam e il direttore del Centro islamico di San Diego hanno invocato la tolleranza religiosa, affermando che ognuno è responsabile della creazione di “una cultura dell’amore”. Lo scrive la Cbs.

“Quello che posso dire in questo momento è che la mia comunità è in lutto”, ha affermato l’Imam Taha Hassane durante una conferenza stampa. “È qualcosa che non ci saremmo mai aspettati, ma allo stesso tempo, l’intolleranza religiosa e l’odio che purtroppo esistono nella nostra nazione sono senza precedenti”.

Negli ultimi anni negli Stati Uniti sono aumentati gli episodi di violenza contro luoghi religiosi, con le autorità federali che da tempo monitorano la diffusione online di messaggi estremisti e contenuti di odio. Ed è proprio su questo fronte che ora si concentrano molte delle indagini legate alla strage di San Diego.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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