Dopo l’impresa delle donne, arriva anche il trionfo al maschile sulla Eugenio Monti
Cortina, ore notturne, pista Eugenio Monti. In un’ora l’Italia raddoppia gli ori olimpici, e lo fa con uno sport che da sempre è una religione in Alto Adige. Dopo l’oro femminile, arriva il colpo grosso: Emanuel Rieder e Simon Kainzwaldner conquistano l’oro nel doppio maschile dello slittino, trasformando la notte ampezzana in una pagina di storia sportiva.
Una gara da thriller, una rimonta chirurgica, una delegazione azzurra in estasi.
Come Rieder e Kainzwaldner hanno conquistato l’oro olimpico nello slittino?
Alla vigilia non erano i favoriti. Dopo la prima manche erano terzi, incollati a USA e Austria in una manciata di centesimi. Ma nella seconda discesa gli azzurri hanno fatto quello che distingue i buoni dagli immortali: hanno attaccato.
Dopo qualche sbavatura iniziale, il duo ha trovato la traiettoria perfetta nella parte centrale e finale del tracciato, mentre i rivali perdevano nervi e controllo. Gli austriaci Steu e Kindl si sono fermati a soli 8 millesimi, gli statunitensi Mueller e Haugsjaa sono crollati dal primo al sesto posto dopo un errore fatale.
Risultato: oro all’Italia, delirio sugli spalti, delegazione azzurra in trance agonistica.
Perché la gara del doppio maschile è stata una rimonta storica?
Perché lo slittino maschile italiano non vinceva un oro olimpico da vent’anni, dai tempi del “Cannibale” Armin Zoeggeler. Perché Cortina non vedeva un trionfo così nella disciplina da una generazione. E perché vincere in rimonta, con tutto il peso delle aspettative e il fantasma dei favoriti davanti, è la sostanza stessa dell’epica sportiva.
Rieder e Kainzwaldner hanno ribaltato la narrativa: da outsider a campioni, in una manciata di curve.
Chi sono Emanuel Rieder e Simon Kainzwaldner, gli outsider diventati campioni?
Due prodotti puri della scuola altoatesina, cresciuti su piste domestiche, in una cultura sportiva che tratta lo slittino come un rito iniziatico. Rieder parla di un’impresa “irreale”, Kainzwaldner dedica il successo a un amico scomparso da poco:
“Sapevo che era sulla slitta con me”.
Parole che fanno capire quanto lo sport, a questo livello, sia una faccenda quasi metafisica.
Che significa questo oro per lo slittino italiano e per Cortina?
Significa legittimazione. Significa che la discussa pista di Cortina – 118 milioni, polemiche ambientali, alberi abbattuti – ora ha una ragione sportiva incontrovertibile.
Il presidente del CONI Luciano Buonfiglio parla di “trampolino di lancio”, un centro di preparazione per il futuro. Il messaggio è chiaro: senza infrastrutture non c’è eccellenza, senza casa non c’è élite.
E lo slittino italiano, improvvisamente, ha una casa vincente.
La pista Eugenio Monti è il futuro del movimento azzurro?
Se lo chiedono tutti, soprattutto dopo questa notte irreale. Due ori in un’ora, una tradizione rinata, una narrativa olimpica ricostruita. La pista Monti è già diventata un simbolo politico, sportivo e culturale: infrastruttura contestata che si trasforma in fabbrica di medaglie.
E mentre le ragazze festeggiano e i ragazzi urlano increduli, Cortina riscopre un ruolo centrale nello sport invernale globale.
Lo slittino italiano ha vissuto la notte più incredibile della sua storia. Un doppio oro, maschile e femminile, nello stesso impianto, nello stesso tempo, sotto gli occhi del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Una scena che sembra scritta da un ufficio stampa patriottico, ma che invece è semplicemente sport allo stato puro: improvviso, brutale, emotivo.
Emanuel Rieder e Simon Kainzwaldner hanno inciso il loro nome nella storia olimpica. Non come favoriti, ma come uomini che hanno scelto di attaccare quando contava.
È così che nascono i miti.

