Il racconto del padre: “Vivono in uno stato costante di ansia”
“Sono in uno stato costante di agitazione e ansia”. È una testimonianza carica di dolore quella affidata a La Stampa da Nathan Trevallion, il padre della cosiddetta famiglia del bosco di Palmoli.
L’uomo racconta le condizioni emotive dei figli dopo l’allontanamento disposto dalle autorità: “A volte litigano fra di loro, cosa che prima non facevano. Sono spesso arrabbiati e quando arriva il momento di andare via cercano di rimandare, come se potessero sfuggire a quello che provano”.
La sofferenza dei bambini dopo gli incontri protetti
Durante le visite, limitate nel tempo, i figli mostrano segnali evidenti di disagio. “Quando li lascio – spiega Trevallion – uno di loro rompe le cose che ama di più, litiga anche con la sorella gemella. Lei piange e si arrabbia per ogni cosa. La più grande, che ha otto anni, trattiene la rabbia ma si morde le dita fino a farle diventare rosse”.
Un quadro che il padre descrive come una sofferenza silenziosa e profonda. “In quei momenti avverto tutta la tristezza che c’è in loro. È come se non capissero perché il loro papà deve tornare a casa da solo”.
“Mi chiedono solo quando potranno tornare a casa”
La domanda che i bambini pongono sempre è una sola: “Quando potremo tornare a casa?”. “È tutto ciò che vogliono – racconta il padre – tornare a vivere con i nostri animali, nella natura, rispettando le regole”.
Trevalion respinge l’immagine di una famiglia fuori dal mondo: “La nostra è una condizione di vita comune in tanti contesti rurali. Abbiamo scelto una filosofia che rifiuta il consumo cieco delle risorse e si pone domande sul futuro dei figli”.
“Non abbiamo fatto nulla di male”
Il padre ribadisce la fiducia nella giustizia: “Il sistema giudiziario farà il suo lavoro e la verità verrà a galla. Noi genitori non abbiamo fatto nulla di male. Siamo pronti a rispettare le regole di base per la protezione dei bambini”.
Un passaggio che sottolinea come la famiglia non rifiuti l’intervento dello Stato, ma chieda che non venga aggiunto “il trauma della separazione” a una situazione già complessa.
Meloni: “I minori si allontanano solo in casi estremi”
Sul caso è intervenuta anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, durante la conferenza stampa di inizio anno. “Quando si tolgono dei bambini ai genitori – ha detto – bisogna essere certi che stiano meglio lontani dalla famiglia. Devono essere casi estremi, di pericolo reale”.
Meloni ha criticato un approccio ideologico: “Se la questione diventa morale o ideologica abbiamo un problema. Qualcuno mi deve spiegare perché un bambino non può crescere in un bosco ma può crescere in una baraccopoli”.
Verso una riforma sugli affidi
La premier ha annunciato di aver chiesto al ministro Nordio un’ispezione e un monitoraggio nazionale: “Non esiste un dato immediato sui minori sottratti alle famiglie. È incredibile”. Il governo sta lavorando a una proposta di legge per istituire registri presso i tribunali e valutare eventuali interventi legislativi.
Il caso della famiglia del bosco di Palmoli, intanto, continua a dividere. Tra tutela dei minori e diritto alla famiglia, resta una domanda aperta: chi decide davvero dove sta il bene dei bambini?

