“L’arresto è una cosa buona, ma non basta”
“La notizia dell’arresto è già una cosa buona”. Con queste parole Carla e Massimo Minghetti, genitori di Riccardo Minghetti, hanno commentato il fermo di Jacques Moretti, proprietario del locale teatro della strage di Capodanno a Crans-Montana. Per la moglie, Jessica, sono stati disposti domiciliari e braccialetto elettronico.
Lo hanno fatto arrivando alla basilica dei Santi Ambrogio e Carlo al Corso, a Roma, dove si è celebrata la messa in memoria delle vittime italiane dell’incendio che, nella notte del primo gennaio 2026, ha causato 40 morti e oltre cento feriti.
L’accusa della madre: “La colpa è del Comune, non ha fatto i controlli”
Il dolore, però, lascia presto spazio alla rabbia. “Sono più arrabbiata con il governo – ha detto la madre di Riccardo – perché i delinquenti ci sono ovunque, ma lo Stato deve fare i controlli. Lì la colpa è del Comune che non ha fatto i controlli”.
Un passaggio chiave, che riporta il dibattito sulle responsabilità istituzionali e amministrative, al di là delle colpe penali dei gestori del locale Le Constellation. Secondo la donna, la tragedia non sarebbe solo il risultato di una fatalità, ma di una catena di omissioni.
🔴 ALERTE INFO | "Je tiens à m'excuser" 🫣
— SIRÈNES (@SirenesFR) January 9, 2026
EN PLEURE, Jessica Moretti, co-propriétaire du bar Constellation incendié à Crans-Montana, donne ses premiers mots sur toutes les victimes, la plupart mineurs, pour qui elle a une "pensée constante". 🔥pic.twitter.com/t4TYsUO3MI
Dubbi sulla Procura: “Temiamo errori nelle indagini”
Carla Minghetti ha espresso anche forti perplessità sull’operato della magistratura svizzera. “Ora dobbiamo stare molto attenti, perché la procuratrice ha già fatto vari errori. Ce lo confermano amici avvocati che si stanno adoperando per aiutarci”.
Parole che pesano, pronunciate mentre la Procura del Vallese ha chiesto la custodia cautelare per Jacques Moretti per il rischio di fuga, una decisione che dovrà essere convalidata dal Tribunale delle misure coercitive.
La messa come momento di verità e rispetto
“Oggi è importante – ha aggiunto la madre – perché è un omaggio ai nostri figli, un modo per capire anche come muoversi”. La funzione religiosa diventa così non solo un momento di raccoglimento, ma anche un atto pubblico di richiesta di giustizia.
“Questo deve servire a ridare rispetto a questi ragazzi – ha detto Massimo Minghetti – sia a quelli che non ci sono più, sia a quelli che stanno ancora lottando. La vita non ha prezzo”.
“Non è solo nostro figlio: quasi 160 ragazzi chiedono giustizia”
Il padre di Riccardo ha allargato lo sguardo oltre il dolore personale. “Riccardo era un ragazzo positivo, un provocatore con un cuore tenero. Ma non è solo lui: ci sono quasi 160 ragazzi coinvolti che chiedono giustizia. Non c’è stato rispetto per le vite umane”.
Un appello che riecheggia mentre le indagini proseguono e la Procura ribadisce il principio della presunzione di innocenza, ma anche la necessità di misure restrittive per evitare il rischio di fuga dell’indagato.
Una ferita aperta tra giustizia e responsabilità pubbliche
L’arresto di Jacques Moretti rappresenta un primo snodo giudiziario, ma non chiude il caso. Per le famiglie delle vittime, la vera partita si gioca sul terreno delle responsabilità pubbliche, dei controlli mancati e delle autorizzazioni concesse.
La strage di Crans-Montana, a distanza di giorni, resta una ferita aperta. E la voce dei genitori di Riccardo Minghetti lo ricorda con forza: la giustizia penale è solo una parte della verità che ancora manca.

