Jacques e Jessica Moretti al momento dell'arrivo in Procura per l'interrogatorioJacques e Jessica Moretti al momento dell'arrivo in Procura per l'interrogatorio

L’interrogatorio e le ammissioni di Jacques Moretti

L’inchiesta sull’incendio che la notte del 31 dicembre ha devastato il bar Le Constellation, causando 40 morti e 116 feriti, entra in una fase cruciale. Secondo quanto riferito dalla Rts, Jacques Moretti, proprietario del locale, avrebbe ammesso davanti agli inquirenti che la porta di emergenza situata nel seminterrato era bloccata dall’interno e che la schiuma fonoassorbente del soffitto, risultata determinante nella propagazione dell’incendio, era stata sostituita da lui stesso.

Rivelazioni che potrebbero portare la Procura a una pesante riqualificazione dei reati contestati.


Porta di emergenza chiusa: un elemento chiave per il dolo eventuale

Secondo fonti confidenziali citate da Rts, Moretti avrebbe raccontato agli investigatori di essere arrivato sul posto dopo l’incendio e di aver sbloccato personalmente la porta dall’esterno, trovando diversi corpi inanimati ammucchiati davanti all’uscita di sicurezza.

Questo dettaglio, già emerso in alcune testimonianze nei giorni successivi alla tragedia, assume ora un peso decisivo. Se la Procura dovesse accertare che i gestori sapevano che la porta era chiusa, erano consapevoli del pericolo e hanno comunque accettato quel rischio, l’ipotesi di omicidio con dolo eventuale diventerebbe concreta.

Attualmente Jacques Moretti, in carcere, e la moglie Jessica Maric Moretti, ai domiciliari con braccialetto elettronico, sono indagati per omicidio colposo, incendio colposo e lesioni personali colpose. Con il dolo eventuale, la pena potrebbe arrivare fino a 20 anni di reclusione.


La schiuma acustica del soffitto: materiale altamente infiammabile

Un altro elemento ritenuto fondamentale riguarda il soffitto del locale. Interrogato dagli inquirenti, Jacques Moretti ha dichiarato di aver rimosso la vecchia schiuma acustica e di averla sostituita con un materiale acquistato presso il negozio di bricolage Hornbach.

La schiuma fonoassorbente è un materiale altamente infiammabile e, secondo gli esperti, avrebbe favorito la rapidissima propagazione delle fiamme e lo sviluppo di fumi tossici, rendendo l’aria irrespirabile in pochi minuti.

Come già rivelato da Rts, i dipendenti del bar erano consapevoli dei rischi: durante il Capodanno 2019-2020, un cameriere aveva messo in guardia alcuni clienti dal pericolo di incendiare le protezioni del soffitto, come mostrano video circolati sui social.


I racconti ai magistrati: la notte del disastro minuto per minuto

A poche ore dalla tragedia, Jacques e Jessica Moretti sono stati ascoltati separatamente dai magistrati svizzeri. A riferirlo è stata l’emittente francese BfmTv.

Jacques ha ricordato il tentativo disperato di salvare Cyane Panine, cameriera 24enne tra le vittime: «Abbiamo provato a rianimarla per più di un’ora». Jessica l’ha descritta come «una sorellina», ricordando che aveva passato il Natale con loro.

Secondo la ricostruzione, la serata era iniziata tranquillamente. Il locale si è riempito solo dopo l’una di notte, fino a circa cento persone. Poco dopo, le cameriere hanno portato bottiglie con fuochi di Bengala, salendo sulle spalle dei colleghi. Jessica racconta di aver visto «una luce arancione» e di aver ordinato l’evacuazione alle 1.28.


Sicurezza, bengala e minorenni: le ombre sul Constellation

I gestori sostengono che il locale, acquistato nel 2015 a Crans Montana, fosse in regola: due uscite segnalate, estintori presenti e controlli dei vigili del fuoco senza prescrizioni. Nessun impianto di spegnimento automatico.

I fuochi di Bengala vengono definiti una pratica abituale «mai pericolosa». I Moretti ammettono inoltre che potrebbero essere entrati minorenni, nonostante i controlli: tra le vittime figurano infatti diversi adolescenti, alcuni sotto i 16 anni.

Il legale di Jacques Moretti prepara corposo dossier per chiedere la scarcerazione

Jacques Moretti ha trascorso la prima notte in carcere dopo la decisione della procuratrice generale del Vallese Béatrice Pilloud al termine di un interrogatorio fiume di 6 ore e mezza. L’avvocato di Losanna Patrick Michod, che difende l’imprenditore francese assieme ai colleghi ginevrini Yael Hayat e Nicola Meier, è al lavoro sulla richiesta di scarcerazione al Tribunale per le misure cautelari.

Entro lunedì mattina si è impegnato a presentare un dossier che dovrà dimostrare l’assenza del pericolo di fuga o, perlomeno, fornire le garanzie che la procura ha posto come condizione per l’attenuazione dello stato di detenzione.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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