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Il caso Corona-Signorini torna in prima serata

Il caso Corona-Signorini torna sotto i riflettori grazie a Massimo Giletti, che nella puntata del 12 gennaio di Lo Stato delle Cose ha provato a ricostruire l’origine di una frattura che ha sorpreso il mondo dello spettacolo e dell’editoria.

Il punto di partenza è semplice quanto destabilizzante: perché Fabrizio Corona, dopo decenni di collaborazione professionale, ha scelto di colpire pubblicamente Alfonso Signorini con accuse durissime? Una domanda che Giletti pone senza filtri, parlando apertamente di “pugnalata alle spalle” e cercando di distinguere tra rancore personale e strategia comunicativa.


La scintilla: l’ospitata di Signorini da Fazio

Secondo il racconto di Corona, il momento decisivo arriva davanti alla televisione. È il 30 novembre 2025 quando vede Signorini ospite di Che Tempo Che Fa, elegante e rassicurante, intento a presentare il suo libro sull’amore.

Un’immagine che per Corona rappresenta una cesura. Non tanto per il contenuto, quanto per ciò che – a suo dire – viene omesso. “In quel momento ho capito che dovevo parlare”, racconta. Da lì nasce Falsissimo – Il prezzo del successo, il format con cui l’ex re dei paparazzi decide di rendere pubbliche conversazioni e retroscena, sostenendo di avere prove e chat a supporto delle sue affermazioni.


“Nel lavoro non esistono amici”

Interpellato dall’inviata Ilenia Petracalvina, Corona respinge l’idea del tradimento personale. Il rapporto con Signorini, spiega, non è mai stato fondato sull’amicizia, ma su una convergenza di interessi professionali durata trent’anni.

Rievoca gli inizi, quando Signorini era vicedirettore di Chi e lui gestiva una delle agenzie fotografiche più potenti d’Italia. Un rapporto simbiotico: decine di copertine, servizi esclusivi, un equilibrio fondato sull’utilità reciproca. “A me serviva lui e a lui servivo io”, sintetizza Corona, ribadendo che nel suo vocabolario il giornalismo viene prima dei legami personali.


L’attacco al “sistema”, non alla persona

Il passaggio più politico dell’intervista arriva quando Corona sposta il bersaglio. Non Signorini in quanto individuo, ma Signorini come simbolo di un sistema mediatico. Secondo l’ex paparazzo, l’obiettivo è colpire uno dei nodi centrali del potere comunicativo italiano, una figura chiave dell’universo Mediaset.

Corona parla apertamente di una scelta consapevole e rischiosa: “So che rischio, ma non mi fermo”. Racconta di essere entrato in quel sistema con l’intenzione di smascherarlo dall’interno, collegando questa battaglia a una vicenda personale e familiare che lo avrebbe segnato profondamente.


Chi, l’esclusione e il declino di un’epoca

Corona chiarisce anche un punto spesso citato dai suoi detrattori: da due anni non compare più sulle pagine di Chi e non è stato invitato alla festa per i 30 anni del settimanale. Ma nega che questo sia il movente delle sue azioni.

Per lui il problema è più ampio: Chi non rappresenterebbe più ciò che è stato. Un marchio sopravvissuto, ma svuotato della sua identità originaria. Un segnale, secondo Corona, di un cambiamento profondo nel modo di fare informazione e spettacolo.


Un racconto che divide e fa discutere

Il confronto acceso andato in onda su Rai 3 riapre una frattura che va oltre i protagonisti coinvolti. Il caso Corona-Signorini diventa così lo specchio di un conflitto più ampio: quello tra narrazione ufficiale e contro-narrazione, tra potere mediatico e chi rivendica il diritto di sfidarlo pubblicamente.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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