Giusy GiulianoGiusy Giuliano

Dal clamore mediatico al processo penale: una parabola inquietante

Nel 2023 la sua storia aveva catturato l’attenzione nazionale: Giuseppina “Giusy” Giugliano, 30 anni, collaboratrice scolastica, raccontava di affrontare ogni giorno un viaggio massacrante da Napoli a Milano per lavorare al liceo Boccioni, rinunciando a una stanza in affitto pur di “restare a casa”. Una narrazione diventata virale, tra solidarietà e scetticismo, che oggi appare lontanissima rispetto alla vicenda giudiziaria che la vede imputata per stalking aggravato.

La donna è infatti sotto processo per atti persecutori nei confronti di Eugenia Carfora, la dirigente scolastica simbolo del riscatto educativo del Parco Verde di Caivano, la cui storia ha ispirato anche una fiction Rai interpretata da Luisa Ranieri.


Il trasferimento a Caivano e il licenziamento

Spento il riflettore sul “caso pendolare”, Giugliano ottiene nel 2025 un’assegnazione provvisoria presso l’istituto “Morano” di Caivano, guidato dalla preside coraggio Carfora. Un ritorno al Sud che sembra segnare una nuova fase, ma che dura poche settimane.

A seguito di assenze ritenute ingiustificate e di un congedo per malattia privo – secondo la scuola – della documentazione corretta, la dirigente segnala la situazione all’Ufficio scolastico regionale. L’istruttoria amministrativa si conclude con il licenziamento della collaboratrice scolastica. Giugliano impugna il provvedimento, perde in primo grado e presenta appello: l’udienza è attesa in primavera.


Mail, post e messaggi: quando il conflitto diventa stalking

È dopo il licenziamento che la vicenda cambia radicalmente tono. Secondo l’accusa, Giugliano avvia una campagna ossessiva e reiterata contro la preside: decine e poi centinaia di email inviate all’indirizzo della scuola, post sui social con accuse dirette, messaggi pubblici e privati in cui rivendica il posto di lavoro e individua nella dirigente la responsabile del suo crollo professionale.

Per Carfora, quel flusso continuo supera la soglia del dissenso e diventa persecuzione. Scatta così la denuncia per stalking.


Le misure cautelari e le violazioni

Nel maggio 2025 il Tribunale di Napoli Nord dispone una prima misura cautelare: divieto di avvicinamento alla vittima, divieto di dimora a Caivano e a San Felice a Cancello, comune di residenza della preside, e divieto assoluto di comunicazione telematica.

Prescrizioni che, secondo gli atti, vengono ripetutamente violate. Giugliano continua a pubblicare contenuti sui social riconducibili alla dirigente. Il giudice inasprisce le misure: prima gli arresti domiciliari, poi – a fronte di ulteriori violazioni – la custodia cautelare in carcere.

La donna trascorre circa 50 giorni nel carcere di Secondigliano, prima che il Tribunale del Riesame, su istanza dell’avvocato Corrado Coppola, disponga il ritorno ai domiciliari.


Un processo simbolo e una sentenza attesa

Oggi Giuseppina Giugliano attende dal proprio domicilio l’esito del processo per stalking, la cui sentenza è prevista entro marzo. Un procedimento che intreccia scuola, giustizia e comunicazione pubblica, e che solleva interrogativi profondi sul confine tra conflitto lavorativo, esposizione mediatica e tutela delle persone.

La “bidella pendolare” diventata caso social è ora al centro di una storia giudiziaria che rischia di segnare in modo definitivo il suo futuro.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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