Cosa emerge dalle indagini sulla scomparsa di Federica Torzullo
L’ipotesi del femminicidio diventa sempre più concreta nel caso di Federica Torzullo, la donna di 41 anni scomparsa l’8 gennaio da Anguillara Sabazia, in provincia di Roma. A dirlo non sono solo le ricostruzioni investigative, ma un quadro indiziario che la Procura di Civitavecchia definisce ormai grave e articolato.
Nel corso dei sopralluoghi effettuati dai carabinieri di Anguillara Sabazia e del nucleo investigativo di Ostia, con il supporto del Ris di Roma, sono state repertate tracce di sangue “dappertutto”: all’interno dell’abitazione, sugli abiti da lavoro del marito, nell’auto dell’uomo, in una cava e perfino su un mezzo meccanico utilizzato nell’azienda di movimento terra di cui è titolare.
Tracce ematiche in casa, auto e cava: un quadro inquietante
Secondo quanto riportato nel comunicato ufficiale firmato dal procuratore Alberto Liguori, le tracce ematiche rappresentano un elemento centrale dell’inchiesta. La loro presenza in luoghi diversi e distanti tra loro rafforza l’ipotesi che Federica Torzullo non si sia mai allontanata volontariamente e che quanto accaduto si sia consumato in un arco temporale ristretto.
Nei prossimi giorni verranno effettuati accertamenti tecnici irripetibili per l’analisi del Dna sui reperti sequestrati. Gli inquirenti confidano in risultati rapidi, decisivi per chiarire la dinamica dei fatti e attribuire con certezza le responsabilità.
Le immagini e il cellulare: Federica non esce di casa
Un altro punto fermo dell’indagine arriva dalle telecamere di videosorveglianza: Federica non risulta uscire dalla villetta di famiglia dopo le 19:30 dell’8 gennaio. Anche i tabulati telefonici confermano che il suo cellulare non registra movimenti fuori dall’abitazione.
Da casa non risulta mancare nulla, se non borsa e telefono, elementi che rafforzano l’ipotesi di un allontanamento simulato. La sua auto è ancora parcheggiata nei pressi dell’abitazione.
Il marito indagato: “Versioni contraddittorie e illogiche”
L’unica persona ad allontanarsi dalla casa il giorno successivo è il marito, Claudio Carlomagno, oggi indagato per omicidio volontario. Secondo la Procura, le sue dichiarazioni presentano “divergenze allo stato insanabili”.
L’uomo esce di casa la mattina del 9 gennaio intorno alle 7.30, ma raggiunge il luogo di lavoro solo diverse ore dopo, senza fornire spiegazioni convincenti su quel lasso di tempo. Ai carabinieri parla di normali problemi di coppia, letti separati e di una presunta partenza imminente della moglie per la Basilicata insieme al figlio e ai nonni materni.
L’appello della Procura: “Collaborate per fermare lo strazio”
Alla luce degli elementi raccolti, la Procura procede formalmente per omicidio e lancia un duplice appello. Da un lato invita chiunque abbia informazioni utili a rivolgersi ai carabinieri di Anguillara Sabazia e Ostia. Dall’altro, si rivolge direttamente a chi si è reso responsabile del grave fatto, sollecitando una collaborazione che possa porre fine “allo strazio di parenti e amici” e consentire l’accesso a eventuali attenuanti previste dalla legge.
Un caso ancora aperto, in attesa del Dna
Dopo i controlli nel lago di Bracciano, le ispezioni in discarica e i sopralluoghi nella cava, l’inchiesta entra ora nella sua fase più delicata. Gli esami genetici potrebbero rappresentare il punto di svolta decisivo in una vicenda che, giorno dopo giorno, assume contorni sempre più drammatici.

