L’agguato nel bosco dello spaccio, a pochi metri dalla polizia
Nel cuore del boschetto di Rogoredo, uno dei simboli più evidenti del degrado urbano alla periferia Est di Milano, la violenza ha colpito ancora. Questa volta non un passante, non un residente, ma chi stava cercando di raccontare ciò che accade ogni giorno in quell’area fuori controllo. Giovanni Violato, operatore del programma di Rai 2 Ore 14, è stato aggredito e rapinato mentre, insieme all’inviata Francesca Pizzolante, stava documentando l’attività di spaccio che prosegue indisturbata anche nelle ore successive a una sparatoria mortale.
A poche centinaia di metri, infatti, la polizia era ancora impegnata nei rilievi sull’omicidio di Adberrahim Mansouri, ucciso nel pomeriggio. Ma nel bosco, come se nulla fosse accaduto, i pusher continuavano a lavorare.
Il sospetto fatale: “Sembrava un poliziotto in borghese”
Le immagini trasmesse oggi da Ore 14, condotto da Milo Infante, ricostruiscono con precisione i minuti dell’aggressione. Francesca Pizzolante si finge un’acquirente e viene accompagnata verso uno dei “banchetti” dello spaccio. Violato resta più indietro, con la telecamera appoggiata tra i cespugli, cercando di riprendere senza attirare attenzione.
È in quel momento che viene notato. Cinque o sei uomini lo circondano. In pochi secondi la situazione precipita: calci, pugni, colpi inferti anche con un coccio di bottiglia. Un’arma improvvisata che, come ha sottolineato lo stesso Infante, “per fortuna non si è rotta, altrimenti lo avrebbero sfigurato”.
Il motivo dell’aggressione emerge in modo inquietante: Violato viene scambiato per un agente in borghese. “Ah, mi sembrava uno in borghese”, dice uno degli spacciatori, dopo che l’inviata inizia a urlare disperatamente: “Non è un poliziotto, è con me”.
Un altro pusher, vedendo il collega armato del coccio di vetro, interviene: “Ismail, lascialo andare, così lo ammazzi”. Parole che raccontano meglio di qualsiasi analisi il livello di brutalità e di disprezzo per ogni regola.
Ferite, rapina e denuncia: il bilancio della violenza
Giovanni Violato riporta una tumefazione allo zigomo e numerose contusioni. Viene soccorso sul posto dal personale del 118, che riesce a evitare conseguenze peggiori. L’attrezzatura viene sottratta durante l’aggressione. Nel pomeriggio l’operatore si reca in ospedale per ulteriori accertamenti e, insieme alla collega, sporge denuncia in un commissariato di polizia.
Non si tratta solo di un’aggressione fisica, ma di un atto che colpisce direttamente il diritto di informare e di essere informati. E avviene in un contesto che, ancora una volta, mostra quanto poco basti perché la violenza esploda.
La riflessione di Milo Infante: “Una delinquenza che non teme nulla”
Il conduttore di Ore 14 non nasconde lo sconcerto. Definisce l’episodio “allucinante” e sottolinea un dettaglio che pesa come un macigno: “Non viene picchiato un giornalista perché sta facendo il proprio lavoro, viene picchiato perché viene scambiato per un poliziotto”.
Una frase che rivela il livello di odio e di totale assenza di paura nei confronti dello Stato e delle forze dell’ordine. “Questa è la considerazione che questi spacciatori hanno delle nostre istituzioni”, aggiunge Infante, parlando di “una delinquenza che non ha paura veramente di niente”.
La reazione delle istituzioni e della Rai
Parole dure arrivano anche dalla presidente della Commissione di Vigilanza Rai, Barbara Floridia, che definisce l’accaduto un segnale gravissimo. Non una semplice cronaca di degrado, ma un campanello d’allarme sulla sicurezza di chi vive e lavora in quei contesti. “Difendere chi informa significa difendere la democrazia”, afferma, chiedendo un intervento più deciso da parte del governo.
La Rai, in una nota ufficiale, condanna con fermezza l’aggressione e esprime piena solidarietà alla troupe e alla redazione di Ore 14. Ringrazia la Polizia di Stato per il pronto intervento che ha evitato il peggio e ribadisce che intimidazioni e violenze non fermeranno il dovere del Servizio Pubblico di raccontare la realtà, anche nei luoghi più difficili.
Rogoredo, il simbolo di un territorio fuori controllo
L’ennesima aggressione a una troupe televisiva riporta al centro una questione irrisolta: Rogoredo resta una zona dove la presenza dello Stato appare fragile e intermittente. Il fatto che lo spaccio prosegua mentre a pochi metri si indaga su un omicidio è la fotografia più cruda di una situazione che da anni viene denunciata.
Questa volta, però, il confine è stato superato ancora una volta. Perché a essere colpiti non sono stati solo due giornalisti, ma il diritto stesso di raccontare ciò che accade. E quando chi documenta la realtà viene preso a calci e pugni nel cuore di Milano, il problema non è più solo il degrado di un bosco, ma la tenuta di un intero sistema di sicurezza.

