Morta Catherine O’HaraMorta Catherine O’Hara

Chi era Catherine O’Hara e perché ha segnato Hollywood e la TV?

Catherine O’Hara non era solo la mamma disperata che corre per mezza America in “Mamma ho perso l’aereo”. Era una delle attrici comiche più raffinate e sottovalutate dell’ultimo mezzo secolo, una presenza capace di unire improvvisazione, sarcasmo e un talento drammatico mai esibito con clamore.

L’attrice è morta a 71 anni dopo una breve malattia nella sua casa di Los Angeles, secondo quanto riportato da Variety. Una notizia che ha scosso Hollywood e il mondo della televisione, soprattutto quella parte di pubblico cresciuta tra VHS natalizi, Tim Burton e sitcom cult.


Dalle origini canadesi al successo globale

Nata a Toronto nel 1954, O’Hara ha iniziato la sua carriera nella leggendaria sketch comedy canadese Second City Television (SCTV), una palestra di comicità che ha lanciato talenti come John Candy, Eugene Levy e Rick Moranis.

In quell’ambiente, O’Hara ha sviluppato una cifra stilistica rara: l’improvvisazione intelligente, mai urlata, sempre ironica e sottile. Un talento che le valse il primo Emmy e che l’ha resa una delle figure chiave della comedy nordamericana.


“Beetlejuice” e “Mamma ho perso l’aereo”: il cinema cult degli anni ’80 e ’90

Il grande pubblico l’ha conosciuta grazie a “Beetlejuice” (1988) di Tim Burton, dove interpretava Delia Deetz, un personaggio grottesco e indimenticabile.

Due anni dopo arrivò il ruolo che la rese immortale nella cultura pop: Kate McCallister, la madre di Kevin in “Mamma ho perso l’aereo”. Un film diventato rito natalizio globale, e un personaggio che ha segnato intere generazioni.

Ma ridurre O’Hara a quella parte sarebbe un errore grossolano: la sua filmografia include collaborazioni con Martin Scorsese (“After Hours”), Tim Burton (“Nightmare Before Christmas”) e i mockumentary di Christopher Guest, come “Best in Show”, diventati culto cinefilo.


Schitt’s Creek e la rinascita televisiva

Negli ultimi dieci anni Catherine O’Hara ha vissuto una seconda giovinezza artistica grazie a “Schitt’s Creek”, la serie creata da Daniel Levy.

Nel ruolo di Moira Rose, diva decaduta con parrucche improbabili e accento teatrale, ha conquistato critica e pubblico, vincendo un Emmy nel 2020. Moira è diventata un personaggio iconico, meme vivente e manifesto di una comicità sofisticata e queer-friendly.


Gli ultimi ruoli tra HBO, Apple TV e il ritorno di Beetlejuice

Negli ultimi anni O’Hara non aveva rallentato. È apparsa nella seconda stagione di “The Last of Us” e nella serie Apple TV+ “The Studio”, una delle commedie più premiate del 2025.

Nel 2024 era tornata anche nei panni di Delia Deetz in “Beetlejuice Beetlejuice”, chiudendo un cerchio con Tim Burton e riaffermando la sua presenza nella cultura pop contemporanea.


Un talento comico sottovalutato (e amatissimo dagli addetti ai lavori)

Catherine O’Hara non è mai stata una star da copertina ossessiva, ma un’attrice amatissima da colleghi, registi e pubblico colto.

Era l’attrice che gli addetti ai lavori citavano come riferimento, quella che riusciva a rubare la scena con un sopracciglio alzato, un silenzio, una battuta improvvisata. Un’artista capace di navigare tra cinema d’autore, blockbuster e sitcom senza perdere identità.


L’eredità culturale di Catherine O’Hara

La sua morte chiude un capitolo della comedy nordamericana, quello in cui il Canada esportava talenti che conquistavano Hollywood con intelligenza e ironia.

O’Hara rappresentava un ponte tra la comicità anarchica degli anni ’80 e la serialità sofisticata del XXI secolo. È stata madre cinematografica, diva televisiva, attrice d’autore, voce dell’animazione e icona queer pop.

E, cosa rara, è riuscita a essere tutto questo senza mai sembrare costruita.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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