Scontri a Torino: cosa è successo durante la manifestazione per Askatasuna?
Torino si è trasformata per ore in una zona di guerra urbana. La manifestazione nazionale contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna è degenerata in violenti scontri con le forze dell’ordine, lasciando dietro di sé una scia di feriti, arresti e polemiche politiche incandescenti.
Secondo i dati diffusi, sono 108 gli agenti e i militari feriti: 96 poliziotti, sette finanzieri e cinque carabinieri. Tra loro, un agente del Reparto Mobile di Padova, colpito con calci, pugni e martellate, e un collega che lo ha protetto con lo scudo. Entrambi sono ancora in osservazione in ospedale. Ferito anche un funzionario della Questura, con una frattura al braccio che richiederà un intervento chirurgico.
Chi è il 22enne arrestato per l’aggressione al poliziotto?
La Polizia di Stato ha arrestato tre persone e denunciato 24 manifestanti. Tra gli arrestati spicca un ventiduenne proveniente dalla provincia di Grosseto, identificato grazie all’analisi dei filmati della giornata.
Il giovane è stato arrestato in flagranza differita, una procedura prevista dalla normativa vigente che consente l’arresto anche dopo i fatti, sulla base di prove video e investigative. È accusato di concorso in lesioni personali a pubblico ufficiale, per aver partecipato alla violenta aggressione contro l’agente del Reparto Mobile.
Ma le accuse non finiscono qui: il 22enne è stato anche denunciato per violenza a pubblico ufficiale, per il lancio di oggetti contundenti contro le forze dell’ordine, e per rapina in concorso, avendo partecipato al gruppo che ha sottratto all’agente lo scudo, l’U-bot e la maschera antigas.
Tre arresti e 24 denunciati: il bilancio giudiziario degli scontri
Oltre al giovane di Grosseto, la Digos ha arrestato un 31enne e un 35enne italiani, ritenuti responsabili di resistenza e violenza a pubblico ufficiale.
Durante gli scontri, le forze dell’ordine hanno fermato 24 persone, accompagnate in Questura e denunciate a vario titolo per resistenza, porto di armi improprie, travisamento e inosservanza dei provvedimenti dell’autorità.
Nel corso delle perquisizioni sono stati sequestrati oggetti atti all’offesa: sassi nascosti negli zaini, chiavi inglesi, frombole, coltelli e materiale per il travisamento. Un arsenale da guerriglia urbana che racconta più di qualsiasi slogan il clima della manifestazione.
Flagranza differita: come funziona e perché è centrale nel caso
Il caso del 22enne arrestato riporta al centro il tema della flagranza differita, uno strumento giuridico introdotto per contrastare la violenza durante manifestazioni e grandi eventi.
In pratica, consente alle forze dell’ordine di arrestare un sospettato anche a distanza di tempo, se l’identificazione avviene grazie a video, fotografie e altre prove documentali. Una norma spesso contestata da una parte della politica e della società civile, ma difesa da chi chiede maggiore tutela per polizia e cittadini.
La reazione politica: Salvini e lo scontro sulla sicurezza
Sui social, il vicepremier e ministro Matteo Salvini ha rivendicato l’efficacia della norma:
«Grazie alla flagranza differita, uno dei criminali che ha aggredito il poliziotto è stato arrestato. Speriamo che non trovi un giudice buonista pronto a rimetterlo in libertà».
Parole che hanno immediatamente acceso il dibattito politico, tra chi invoca una stretta ulteriore con il nuovo Decreto Sicurezza e chi denuncia il rischio di compressione dei diritti di protesta.
Torino come laboratorio del conflitto sociale
Gli scontri di Torino non sono solo cronaca nera. Sono il riflesso di una tensione più ampia tra movimenti antagonisti, istituzioni e politica. La vicenda di Askatasuna è da anni un simbolo del conflitto tra legalità e spazi sociali autogestiti, tra ordine pubblico e diritto alla manifestazione.
Ma la violenza registrata ieri segna un punto di non ritorno. Martelli, scudi sottratti, agenti feriti: immagini che ricordano scenari di piazza degli anni Settanta, ma che oggi rientrano nell’era dei social, dove ogni frame diventa arma politica.
Una ferita aperta per la città e per lo Stato
Torino si risveglia con una domanda che va oltre la cronaca: come gestire il dissenso senza trasformare le piazze in campi di battaglia?
Gli arresti sono solo il primo atto di un percorso giudiziario che chiarirà le responsabilità individuali. Ma la questione resta politica, sociale e culturale.
Perché quando una manifestazione si trasforma in guerriglia, a perdere non sono solo i feriti in uniforme, ma la credibilità stessa del diritto di protesta. E, in fondo, la democrazia.

