La famiglia di Catherine scende in campo
La vicenda di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion., la coppia anglo-australiana nota come la “famiglia nel bosco di Palmoli”, entra in una nuova fase. Dopo l’allontanamento dei tre figli dal casolare in campagna e la sospensione della potestà genitoriale, disposta dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila, la famiglia materna ha deciso di intervenire direttamente.
Una delle sorelle di Catherine, psicologa e docente universitaria, dovrebbe arrivare entro pochi giorni in Abruzzo per offrire supporto alla coppia. L’obiettivo è duplice: accompagnare Catherine e Nathan negli incontri settimanali con il perito nominato dal Tribunale per la valutazione della capacità genitoriale, e far sentire la propria voce sulla gestione dei tre bambini prima del provvedimento di allontanamento.
Il sostegno dei familiari: perizia e consulenze tecniche, l’ipotesi Australia
La sorella di Catherine intende raccontare al Tribunale come erano organizzati la vita e l’educazione dei figli prima della decisione giudiziaria. Non si esclude che il supporto della famiglia materna possa tradursi in una richiesta formale: permettere ai bambini di trascorrere un periodo in Australia, sotto la supervisione dei nonni, come misura temporanea di tutela.
Intanto, è stata depositata una prima relazione dopo il primo incontro della coppia con la consulente tecnica nominata dal Tribunale, Simona Ceccoli, per una perizia psico-diagnostica. Al tavolo era presente anche il perito di parte, Tonino Cantelmi, a garanzia della completezza dell’analisi. Questo documento rappresenta un passo fondamentale per il Tribunale, che dovrà valutare le capacità genitoriali di Catherine e Nathan prima di eventuali decisioni sul rientro dei figli o sull’affidamento.
Gli incontri settimanali con il perito e le strategie legali
Secondo quanto disposto dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila, Catherine e Nathan devono presentarsi una volta a settimana per gli incontri con il perito. Durante queste sessioni, vengono valutate le competenze educative e la capacità di gestire la vita familiare dei tre bambini. La presenza della sorella di Catherine non è solo un supporto morale: può diventare un elemento significativo nel processo di valutazione, fornendo testimonianze dirette sulla gestione quotidiana della casa e sulla relazione con i figli prima dell’allontanamento.
Gli avvocati della coppia stanno già lavorando sulle possibili strategie per favorire il rientro dei bambini o per chiedere misure temporanee di tutela presso i nonni in Australia, sfruttando la presenza e la credibilità della famiglia materna come elemento a supporto.
Una vicenda ancora tutta da scrivere
La storia della “famiglia nel bosco” ha attirato l’attenzione dei media italiani e internazionali per la sua unicità: una coppia anglo-australiana che sceglie la vita rurale isolata in Abruzzo, e ora l’intervento del Tribunale che tutela i minori. Con l’arrivo della sorella di Catherine e il deposito della prima relazione peritale, la vicenda entra in una fase cruciale: la valutazione della capacità genitoriale deciderà il futuro dei tre bambini.
L’intervento della famiglia materna potrebbe diventare un fattore determinante, soprattutto se porterà a una soluzione temporanea che permetta ai bambini di trascorrere del tempo con i nonni in Australia, mantenendo comunque il legame con i genitori biologici. La vicenda resta monitorata da vicino dal Tribunale e dai media, tra delicatezza giuridica e risonanza pubblica.

