La perizia della Asl sui bambini: “Serve un percorso dentro il sistema sociale”
Il caso della cosiddetta “Famiglia nel bosco” continua a scuotere l’opinione pubblica, tra valutazioni cliniche, polemiche politiche e un possibile colpo di scena internazionale: l’arrivo in Italia della madre e della sorella di Catherine Birmingham dall’Australia per chiedere l’affidamento dei bambini ai nonni in Oceania.
Nel frattempo, la Asl Lanciano Vasto Chieti ha diffuso una nota ufficiale per chiarire i contenuti della perizia effettuata dal Servizio di Neuropsichiatria Infantile. Il responsabile, Riccardo Alessandrelli, precisa che il documento indica un percorso complessivo di reinserimento sociale, scolastico e sanitario, nel rispetto delle esigenze evolutive dei minori.
“Un sistema che non è una sovrastruttura né una gabbia, ma una cornice che definisce il vivere sociale”, sottolinea Alessandrelli.
La valutazione mette in evidenza il desiderio di socialità dei bambini, la necessità di istruzione formale, l’inserimento nel Servizio sanitario nazionale e il rispetto degli obblighi vaccinali.

Bambini in sofferenza dopo l’allontanamento? L’allarme della Garante per l’infanzia
A intervenire è anche l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, Marina Terragni, che ha espresso preoccupazione per la salute psicologica ed emotiva dei tre bambini, allontanati dal nucleo familiare e ospitati da oltre due mesi in una casa-famiglia.
Secondo la perizia indipendente citata dalla Garante, i minori presentano adeguate competenze emotivo-relazionali e il rapporto con i genitori viene definito un riferimento emotivo valido e strutturante.
“L’auspicio è che in sede giudiziaria si tenga conto del superiore diritto alla salute psicologica dei bambini”, scrive Terragni, sottolineando come il caso abbia acceso i riflettori su un sistema che necessita riflessione e possibili riforme.
L’arrivo dei parenti dall’Australia: affidamento ai nonni in Oceania?
Nelle ultime ore Catherine Birmingham è apparsa più distesa, anche grazie all’arrivo imminente della madre e della sorella dall’Australia. L’intenzione dei familiari sarebbe quella di chiedere l’affidamento dei bambini ai nonni in Oceania, aprendo uno scenario giuridico complesso con implicazioni internazionali.
La prospettiva di un trasferimento all’estero solleva interrogativi delicati: dalla competenza delle autorità italiane al rispetto delle convenzioni internazionali sulla tutela dei minori, fino al diritto dei bambini alla continuità affettiva e culturale.
Famiglia nel bosco: trauma dell’allontanamento o tutela necessaria?
Il caso divide istituzioni e opinione pubblica. Da un lato, i servizi sociali e sanitari sottolineano l’obbligo di garantire istruzione, sanità e socializzazione. Dall’altro, la Garante e alcune voci critiche evidenziano il trauma dell’allontanamento forzato, soprattutto quando il legame affettivo con i genitori è considerato solido.
Il documento “Prelevamento dei minori, facciamo il punto”, citato dalla stessa Terragni, punta a fare chiarezza su una pratica che, secondo molti osservatori, necessita di criteri più trasparenti e uniformi.
Un caso simbolo che interroga il sistema italiano
La vicenda della Famiglia nel bosco è diventata un caso simbolo del conflitto tra libertà familiare, obblighi statali e diritti dei minori. Tra perizie, decisioni giudiziarie e possibili scenari internazionali, il dossier resta aperto.
La domanda che attraversa il dibattito è semplice quanto scomoda: quando la tutela dei minori giustifica l’allontanamento e quando, invece, rischia di diventare una nuova forma di trauma?
Mentre i giudici valutano i prossimi passi e la famiglia australiana prepara la sua mossa, il destino dei tre bambini resta sospeso tra due mondi: quello della famiglia e quello delle istituzioni. E l’Italia osserva, divisa, un caso che potrebbe cambiare il modo di intendere la protezione dell’infanzia.

