La preoccupazione della nonna dei bimbi del bosco
“È arrabbiata, agitata, si sente come in prigione”. Queste le parole della mamma di Catherine Birmingham, nonna dei bimbi del bosco, intervistata oggi a La Vita in diretta. La donna ha avuto modo di visitare i nipoti insieme all’altra figlia nella casa famiglia di Vasto, dove i bambini sono ospitati dal 20 novembre scorso, data in cui il tribunale dei Minorenni ha sospeso la responsabilità genitoriale della coppia anglo-australiana.
“I bambini non sono felici e neanche Catherine lo è – sottolinea la donna – come si può dire a un bambino che non può vedere la mamma quando vuole? Una madre deve esserci sempre, per ascoltarti, guidarti”. La nonna sottolinea il profondo disagio dei nipoti, smarriti e traumatizzati, costretti a vivere lontani dal calore della famiglia naturale.
Qual è la situazione attuale dei figli di Catherine e Nathan Birmingham?
La sorella di Catherine ha chiarito di non avere intenzione di chiedere l’affidamento dei bambini, spiegando che la famiglia vuole restare in Italia. “Vogliono stare qui, hanno bisogno di stare a casa, e questa è casa loro – aggiunge – i bambini sono disturbati, smarriti e traumatizzati, e io sono preoccupata per loro. Mia sorella sta proteggendo i suoi figli dal male”.
Intanto, gli aspetti legali e psicologici procedono in parallelo. Venerdì prossimo, Catherine e Nathan parteciperanno all’ultima seduta psichiatrica all’Aquila, mentre il 6 e 7 marzo sarà la volta dei bambini. Attualmente, gli incontri con gli psicologi sono previsti nella casa famiglia, ma gli avvocati stanno cercando di convincere il tribunale a svolgere le sedute nella villetta dove Nathan vive attualmente, offerta gratuitamente da un imprenditore della zona, per ridurre ansia e stress ai piccoli.
Cosa dicono gli esperti sulla separazione traumatica
Gli esperti della Asl di Vasto hanno certificato il disagio dei bambini, ma anche la loro capacità di reagire. Lo spiega lo psichiatra e psicoterapeuta Tonino Cantelmi, professore dell’Università Gregoriana e consulente dei legali di Catherine e Nathan: “Il disagio dei bimbi è comprensibile in un processo traumatico di separazione da figure genitoriali affettuose, ma la loro capacità di reagire c’è. Ripristinare il legame con i genitori potrà curare questa ferita”.
Cantelmi aggiunge una critica alle istituzioni: “Quello che stupisce è che il dolore dei bambini sia invisibile per il servizio sociale e che il dolore della madre venga scambiato per ostilità. Ancora più grave è che gli operatori non abbiano come obiettivo il ricongiungimento della famiglia”.
I bambini, che fino a ottobre vivevano isolati in un bosco di Palmoli, rimangono tuttora in custodia nella casa famiglia, dove la quotidianità è scandita da regole rigide e lontana dal calore di una casa vera. La mamma di Catherine ribadisce: “Vedere i miei nipoti così fa male, sono confusi, hanno bisogno dei loro genitori. La separazione traumatica lascia cicatrici profonde, e solo l’affetto può lenirle”.
Quali sono i prossimi passi per il ricongiungimento della famiglia?
Passano i giorni e la situazione resta bloccata, tra burocrazia, incontri psicologici e ricorsi legali. La famiglia spera che le prossime sedute possano essere un passo concreto verso il ricongiungimento protetto, riducendo ansia e traumi, e consentendo ai bambini di tornare a vivere in un ambiente stabile, sicuro e affettivamente completo.
In attesa che il tribunale dei Minorenni decida sui prossimi passi, resta il dramma di una famiglia separata, con bimbi provati ma pronti a reagire grazie all’amore dei genitori e della nonna, unica voce costante a tutela dei piccoli.

