Vani i tentativi di salvare la bimba all'ospedale di PerugiaVani i tentativi di salvare la bimba all'ospedale di Perugia

Dalla febbre al dramma in poche ore

Una febbre comparsa nella notte. Poi il peggioramento improvviso, drammatico, inesorabile. La meningite fulminante a Perugia ha strappato alla vita una bambina di appena cinque mesi, ricoverata d’urgenza e deceduta poche ore dopo all’ospedale del capoluogo umbro.

A darne notizia è stata la Direzione aziendale dell’Ospedale di Perugia, che ha espresso “profondo cordoglio” e vicinanza alla famiglia. Un dramma consumato in poche ore, che riaccende i riflettori su una patologia rara ma devastante: la meningite fulminante da Neisseria meningitidis.

Cos’è la meningite fulminante da Neisseria meningitidis?

La meningite fulminante è una forma particolarmente aggressiva di infezione batterica che colpisce le meningi, le membrane che avvolgono cervello e midollo spinale. Nel caso di Perugia, l’agente responsabile è stato identificato nella Neisseria meningitidis, batterio che può determinare quadri clinici a rapidissima evoluzione.

Nei lattanti e nei bambini molto piccoli i sintomi iniziali possono essere aspecifici: febbre, irritabilità, difficoltà nell’alimentazione. Ma nel giro di poche ore il quadro può precipitare, con compromissione sistemica e shock settico.

È proprio questa velocità a rendere la meningite fulminante a Perugia – come in altri casi analoghi – una tragedia che lascia sgomenti: anche la tempestività delle cure può non essere sufficiente.

Cosa è successo nelle ore del ricovero?

Secondo quanto riferito dalla Direzione sanitaria, i genitori si sono rivolti nella tarda mattinata del 17 febbraio al Pronto Soccorso pediatrico dell’ospedale, dopo l’insorgenza della febbre durante la notte.

Considerata la rapida evoluzione della sintomatologia, la piccola è stata immediatamente trasferita in Terapia Intensiva Neonatale. Nonostante l’attivazione dei protocolli di emergenza e le cure intensive, il decesso è sopraggiunto in tempi brevissimi.

Un decorso clinico compatibile con le forme fulminanti di infezione meningococcica, che possono evolvere in modo drammatico anche in presenza di un intervento sanitario tempestivo.

Quali misure sono state attivate dopo il caso di meningite fulminante a Perugia?

Come previsto dalla normativa sanitaria, l’Ospedale di Perugia ha immediatamente inoltrato la notifica obbligatoria al servizio di Igiene e Sanità Pubblica della Usl Umbria 1.

È stata così attivata l’indagine epidemiologica per individuare eventuali contatti stretti della bambina e adottare le misure di profilassi antibiotica necessarie. In questi casi, il tracciamento dei contatti è fondamentale per prevenire ulteriori contagi.

La meningite meningococcica, infatti, si trasmette attraverso le secrezioni respiratorie, ma richiede contatti ravvicinati e prolungati. Non si tratta di una patologia che si diffonde con facilità in ambienti occasionali, ma la prudenza è massima.

Il cordoglio delle istituzioni

Nel comunicato ufficiale, la Direzione e tutto il personale sanitario hanno espresso “sincero e sentito cordoglio” ai genitori e ai familiari, nel pieno rispetto della loro riservatezza.

Alla vicinanza si è unita anche la presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, che ha manifestato partecipazione al dolore della famiglia.

La città di Perugia è sotto choc. La meningite fulminante a Perugia non è solo una notizia sanitaria: è una ferita collettiva, un evento che riporta tutti alla fragilità assoluta dell’infanzia.

Meningite fulminante: perché fa così paura?

Perché è imprevedibile. Perché può trasformare una febbre in una corsa contro il tempo. Perché colpisce senza preavviso e, in alcuni casi, non lascia spazio alla medicina.

La vaccinazione contro il meningococco rappresenta uno strumento fondamentale di prevenzione, inserito nei calendari vaccinali pediatrici regionali. Ma esistono diversi sierogruppi del batterio, e non tutte le forme sono sempre prevenibili al cento per cento.

Il caso di meningite fulminante a Perugia ricorda, con brutalità, quanto sottile sia il confine tra un sintomo apparentemente banale e un’emergenza clinica.

Resta il silenzio, ora. Il silenzio rispettoso per una famiglia travolta dal dolore. E l’impegno delle autorità sanitarie affinché ogni protocollo venga applicato con rigore, ogni contatto monitorato, ogni misura preventiva attivata.

Perché davanti a una vita di cinque mesi spezzata, l’unica risposta possibile è la responsabilità collettiva.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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