A sinistra l'irruzione dei ladri in casa, a sinistra l'ex vice direttore del Messaggero VenetoA sinistra l'irruzione dei ladri in casa, a sinistra l'ex vice direttore del Messaggero Veneto

Cosa è successo a Pordenone? Il furto dei calcoli renali scambiati per oro

Pensavano di aver trovato due pepite preziose. Sono usciti con due calcoli renali. È successo a Pordenone, in un appartamento del centro, dove lunedì sera due ladri hanno messo a soqquadro la casa dell’ex vicedirettore del Messaggero Veneto, Giuseppe Ragogna.

Il bottino? Una manciata di monete e banconote estere – dollari e sterline conservati come ricordo di viaggio, per un valore complessivo che non supera i 150 euro – e una scatolina metallica contenente due piccoli oggetti chiari, irregolari, che ai malviventi devono essere sembrati frammenti d’oro grezzo.

Peccato che fossero calcoli renali appena analizzati in laboratorio, custoditi con cura dal giornalista per ulteriori accertamenti medici.

Come sono entrati i ladri nell’appartamento del giornalista?

Secondo la ricostruzione, i topi d’appartamento sono entrati verso le sette di sera, approfittando dell’assenza del proprietario, uscito per una passeggiata. Hanno forzato una finestra del terrazzino e, una volta all’interno, hanno rovistato ovunque: cassetti svuotati, armadi aperti, oggetti sparsi sul pavimento.

Un dettaglio inquietante racconta la professionalità – o l’astuzia – dei ladri: trovate le chiavi di casa, le hanno infilate nella toppa dall’interno, probabilmente per guadagnare tempo in caso di rientro anticipato del proprietario.

Non hanno toccato il passaporto con visto per il Kenya, né il computer portatile sul quale Ragogna stava lavorando a una pubblicazione importante. Segno che cercavano contanti e oggetti immediatamente monetizzabili, non certo documenti o dati.

E quando non hanno trovato nulla di valore, si sono aggrappati a quella scatolina. La fretta, questa volta, è stata cattiva consigliera.

Perché i calcoli renali sono stati scambiati per pepite d’oro?

La scena ha quasi del grottesco. Due frammenti chiari, solidi, custoditi in un cofanetto metallico. Agli occhi di chi è entrato con l’idea di trovare oro o gioielli, potevano sembrare piccole pepite grezze. In realtà erano calcoli renali, appena sottoposti ad analisi.

«L’unica cosa che hanno trovato sono state alcune monete e banconote che conservavo dai miei viaggi», ha spiegato Ragogna nella denuncia presentata alle forze dell’ordine. «Conservavo, in una scatolina, i calcoli renali che avevo appena fatto analizzare. Devono aver pensato che abbiano un qualche valore».

Valore medico, semmai. Non certo economico.

Il paradosso è servito: ladri delusi, proprietario incredulo, cronaca che sfiora la commedia all’italiana.

Furti in aumento a Pordenone? Il problema sicurezza nel periodo dell’ora legale

Al di là dell’episodio quasi surreale, resta la preoccupazione per una piaga che in questo periodo colpisce con frequenza il territorio. Con l’ora solare e le giornate che si accorciano, i furti avvengono spesso nel pomeriggio inoltrato o in prima serata, sfruttando il favore del buio.

Appartamenti vuoti per poche ore diventano bersagli facili. Episodi che si stanno ripetendo con una certa frequenza a Pordenone. I ladri cercano contanti, oro, oggetti rapidamente rivendibili. E quando non trovano nulla, si accontentano di quello che capita. Anche di due calcoli renali.

Il danno economico, in questo caso, è minimo. Ma resta quello psicologico: tornare a casa e trovarla devastata, violata, setacciata da estranei. Una sensazione che chi l’ha vissuta descrive come un’intrusione nella propria intimità più profonda.

Un furto che racconta molto del nostro tempo

La vicenda di Giuseppe Ragogna ha il sapore dell’assurdo, ma fotografa un fenomeno reale. Case svaligiate per pochi spiccioli, ladri che frugano nella vita privata altrui alla ricerca di qualcosa da trasformare in contanti. E, in questo caso, un errore clamoroso: scambiare un reperto medico per oro.

La notizia, rilanciata dallo stesso Messaggero Veneto, ha fatto sorridere molti. Ma sotto la superficie resta il tema della sicurezza urbana e della vulnerabilità delle abitazioni.

I responsabili, al momento, non sono stati individuati. Forse, quando apriranno quella scatolina convinti di aver fatto l’affare della vita, capiranno l’equivoco. E magari, per un attimo, si renderanno conto che non tutto ciò che brilla – o sembra brillare – è oro.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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