La tragedia nel giardino abbandonato di Tuoro sul Trasimeno
Una passeggiata, un roveto pieno di more e un terreno apparentemente abbandonato. È iniziata così una vicenda tragica che anni dopo è finita nelle aule di tribunale.
Un uomo di 77 anni, di origine albanese, è morto dopo essere precipitato in un pozzo artesiano nascosto tra i rovi mentre stava rubando delle more in un terreno privato a Tuoro sul Trasimeno, in provincia di Perugia.
Per quella morte la Corte d’Appello di Perugia ha confermato la condanna a sei mesi di reclusione (pena sospesa) per uno dei proprietari del terreno, ritenuto responsabile di omicidio colposo per non aver messo in sicurezza il pozzo abbandonato.
Cosa accadde il 30 luglio 2018
La tragedia risale al 30 luglio 2018.
Secondo la ricostruzione emersa durante il processo, il pensionato era uscito di casa per una passeggiata. Lungo il tragitto si era imbattuto in un cancello chiuso con un catenaccio ma leggermente divaricato, abbastanza da consentire il passaggio.
Dietro quella recinzione si trovava un giardino lasciato nel degrado da anni, invaso dalla vegetazione. In mezzo ai rovi spiccava un roveto carico di more mature.
L’uomo aveva deciso di entrare per raccoglierne qualcuna.
Quello che non poteva vedere era che proprio sotto quei rovi si nascondeva l’imboccatura di un vecchio pozzo artesiano scavato a mano, profondo oltre quattro metri e con un diametro di circa un metro e mezzo, rivestito in pietra.
Senza accorgersi del vuoto sotto i piedi, il 77enne precipitò all’interno.
Il sacchetto di more trovato sul bordo del pozzo
Quando i soccorritori arrivarono sul posto trovarono una scena che raccontava perfettamente cosa fosse successo.
Sul bordo dell’apertura del pozzo c’era un sacchetto di plastica con le more appena raccolte.
Nel frattempo la famiglia dell’uomo, non vedendolo rientrare, aveva dato l’allarme.
Le ricerche furono avviate da Carabinieri e Vigili del fuoco, che dopo alcune ore individuarono il pozzo nascosto nella vegetazione.
Il corpo dell’anziano fu recuperato sul fondo della cavità.
Secondo gli accertamenti medico-legali, la morte fu provocata da asfissia acuta meccanica violenta da annegamento.
L’inchiesta e le responsabilità dei proprietari del terreno
Dopo la tragedia la Procura di Perugia aprì un’indagine per omicidio colposo.
Gli inquirenti individuarono due fratelli come proprietari dell’appezzamento di terra. Secondo l’accusa, avrebbero violato le norme tecniche relative alla perforazione, manutenzione e chiusura dei pozzi d’acqua.
Il pozzo infatti risultava:
- completamente abbandonato
- senza copertura o protezione
- nascosto dalla vegetazione non curata
- privo di qualsiasi segnalazione di pericolo
Una situazione che, secondo l’accusa, aveva trasformato quella cavità in una vera e propria trappola invisibile per chiunque si trovasse a passare nel terreno.
Durante il processo uno dei due fratelli è stato prosciolto perché gravemente disabile e impossibilitato a recarsi sul posto. Nel frattempo l’uomo è anche deceduto.
L’altro comproprietario è stato invece ritenuto responsabile.
La sentenza della Corte d’Appello: il pozzo era un pericolo evidente
La Corte d’Appello di Perugia, con la sentenza 533/2025, ha confermato la condanna stabilita in primo grado.
I giudici hanno evidenziato come la recinzione fosse facilmente superabile e come lo stato di abbandono del terreno rendesse il luogo pericoloso.
Ma soprattutto è stata ritenuta decisiva l’assenza di protezioni sul pozzo.
Nella sentenza i magistrati spiegano che, anche considerando un possibile contributo della vittima – entrata nella proprietà privata per rubare more – questo non cancella le gravi omissioni del proprietario.
Il pozzo, infatti, rappresentava di per sé un’insidia grave e non segnalata, con l’imboccatura a livello del terreno e completamente nascosta dalla vegetazione.
Il risarcimento alla famiglia della vittima
Nel processo di primo grado era stato stabilito anche un risarcimento di 600mila euro per i familiari del pensionato.
Una cifra che riconosce la responsabilità civile legata alla mancata messa in sicurezza del terreno.
Il principio stabilito dai giudici
La sentenza ribadisce un principio importante: chi possiede un terreno ha l’obbligo di eliminare o segnalare pericoli gravi presenti nella proprietà, soprattutto quando possono rappresentare una minaccia per chiunque entri nell’area.
Anche se l’accesso avviene senza autorizzazione.
Una decisione che nasce da una tragedia assurda: un uomo entrato per rubare delle more e inghiottito da un pozzo invisibile tra i rovi.

