Famiglia del bosco, cosa succede davvero tra madre e figli? Il nodo videochiamate
Nel caso della cosiddetta “Famiglia del bosco”, esploso a livello nazionale, uno dei punti più delicati riguarda il rapporto tra la madre, Catherine Birmingham, e i suoi tre figli.
A chiarire – almeno in parte – è intervenuta l’avvocato Alessandra De Febis, Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Abruzzo. Il messaggio è netto: non c’è alcuna volontà di interrompere i contatti tra la madre e i bambini.
Le chiamate e le videochiamate, dunque, non sarebbero a rischio. Anzi, l’obiettivo dichiarato è quello di favorire un ricongiungimento nel più breve tempo possibile, nel rispetto delle procedure e della tutela dei minori.
Un chiarimento che arriva mentre, attorno al caso, continuano a circolare versioni contrastanti.
Il ricorso dei legali: “Una lettura distorta dei fatti”
Ma mentre le istituzioni invitano alla cautela, sul fronte legale la battaglia è apertissima.
Un ricorso di 37 pagine, depositato alla Corte d’Appello dell’Aquila dagli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas, contesta duramente le decisioni del Tribunale per i minorenni.
Secondo la difesa, il provvedimento che ha portato all’allontanamento dei bambini e alla separazione dalla madre sarebbe il risultato di una ricostruzione “parziale e distorta”.
Nel documento si parla apertamente di uno squilibrio nel processo decisionale, con un peso eccessivo attribuito alle relazioni dei servizi sociali e della struttura.
Catherine definita “strega”: il passaggio più controverso del ricorso
È però un altro elemento a far esplodere il caso mediatico. Nel ricorso, i legali denunciano un linguaggio utilizzato nelle relazioni che definiscono “inaccettabile”.
Secondo quanto riportato, Catherine sarebbe stata descritta con tratti assimilabili a una figura “stereotipata e negativa”, fino a evocare – nel racconto difensivo – l’immagine della “strega”.
Un riferimento esplicito al Malleus Maleficarum, antico testo sulla repressione della stregoneria, utilizzato dai legali per sostenere l’esistenza di un pregiudizio sistematico nei confronti della donna.
Una ricostruzione forte, destinata a pesare nel dibattito pubblico e giudiziario.
“Una caccia alle streghe”: l’accusa della difesa
Il ricorso non usa mezzi termini. Parla di una vera e propria “caccia alle streghe”, di una narrazione costruita su sospetti e interpretazioni unilaterali.
Secondo gli avvocati, ogni comportamento della madre sarebbe stato letto in chiave negativa, senza possibilità di una reale difesa.
Un’impostazione che, sempre secondo la difesa, avrebbe progressivamente isolato la figura materna fino alla decisione di separarla fisicamente dai figli.
I punti contestati: casa, scuola e vaccini “già risolti”
Altro nodo centrale del ricorso riguarda le motivazioni dell’allontanamento.
I legali sostengono che le criticità inizialmente contestate – abitazione, scolarizzazione, socialità e vaccinazioni – sarebbero state superate.
Eppure, secondo la difesa, questi elementi non sarebbero stati adeguatamente considerati nell’ordinanza del Tribunale.
Una omissione che, sempre secondo il ricorso, avrebbe inciso in modo determinante sulla decisione finale.
L’allontanamento contestato: “Nessun tempo per preparare i bambini”
Durissime anche le critiche sulle modalità dell’intervento.
Il ricorso descrive un allontanamento avvenuto nelle prime ore del mattino, senza preavviso e senza la possibilità per la madre di preparare i figli a quello che viene definito uno “strappo traumatico”.
Un passaggio che, secondo la difesa, avrebbe avuto un impatto emotivo significativo sui minori.
Il Garante: “Basta informazioni non verificate”
In questo clima incandescente, il Garante regionale richiama tutti – media e opinione pubblica – a un principio fondamentale: responsabilità.
Secondo De Febis, attorno al caso si starebbe sviluppando una crescente strumentalizzazione, alimentata da informazioni non verificate.
Un invito chiaro: abbassare i toni, evitare semplificazioni e mantenere il focus sul benessere dei bambini.
Un caso sempre più complesso tra tribunale e opinione pubblica
La vicenda della Famiglia del bosco si conferma una delle più controverse degli ultimi mesi.
Da una parte, le istituzioni che rivendicano la necessità di tutelare i minori. Dall’altra, una difesa che denuncia pregiudizi, errori e una gestione ritenuta ingiusta.
Nel mezzo, tre bambini e un rapporto madre-figli che resta il vero cuore della questione.
E mentre le aule giudiziarie si preparano a nuovi passaggi decisivi, il caso continua a vivere anche fuori: nei media, nei social, nell’opinione pubblica.

