Pamela Genini con Gianluca SoncinPamela Genini con Gianluca Soncin

Pamela Genini, cosa è successo al cimitero di Strozza?

Una vicenda che supera ogni limite e riapre una ferita già profondissima. Il corpo di Pamela Genini, la modella di 29 anni uccisa a Milano nell’ottobre scorso, è stato trafugato e decapitato dal cimitero di Strozza, in provincia di Bergamo.

La scoperta è avvenuta durante il trasferimento del feretro dal loculo alla cappella di famiglia. Un’operazione di routine trasformata in un incubo.

Secondo le prime ricostruzioni, la bara presentava segni evidenti di manomissione: viti divelte e sigillature alterate. Una volta aperta, la scena agghiacciante.

La scoperta choc: bara manomessa e corpo mutilato

Sono stati gli operai incaricati dello spostamento a rendersi conto che qualcosa non andava.

L’apertura del feretro ha rivelato l’orrore: il corpo della giovane era stato privato della testa.

Un gesto estremo, ancora senza spiegazione, che ha immediatamente fatto scattare l’intervento dell’autorità giudiziaria. Il cadavere è stato posto sotto sequestro per gli accertamenti.

Indagini senza immagini: nessuna telecamera nel cimitero

Le indagini sono in corso, ma partono in salita.
Nel cimitero di Strozza, infatti, non risultano telecamere di sorveglianza.

Un dettaglio che complica enormemente la ricostruzione dei fatti e l’identificazione dei responsabili.

Gli inquirenti stanno cercando di capire:

  • quando è avvenuta la manomissione
  • chi ha avuto accesso all’area
  • quale possa essere il movente

Al momento, nessuna pista viene esclusa.

Un caso già segnato dalla violenza: l’omicidio di ottobre

La storia di Pamela Genini era già tragicamente nota. Il 15 ottobre 2025, la 29enne era stata uccisa a Milano dall’ex compagno, Gianluca Soncin, 52 anni.

L’uomo l’aveva colpita con oltre 30 coltellate, di cui alcune mortali al cuore.

Un femminicidio maturato in un contesto di gelosia ossessiva e minacce precedenti, mai realmente interrotte.

Un delitto annunciato: le paure raccontate poco prima di morire

Al momento dell’aggressione, Pamela era al telefono con un ex fidanzato.
Stava raccontando proprio la paura per il comportamento persecutorio di Soncin.

Un dettaglio che rende ancora più drammatica la vicenda: un pericolo percepito, ma non evitato.

Un secondo oltraggio: la comunità sotto shock

Il trafugamento del corpo rappresenta oggi un secondo trauma, non solo per la famiglia ma per l’intera comunità.

Un gesto che appare inspiegabile e che aggiunge dolore a una storia già segnata dalla violenza.

La domanda che resta è una sola: chi e perché ha compiuto un atto così estremo?

Un mistero aperto

Tra assenza di immagini, tempi incerti e movente sconosciuto, il caso si configura come uno dei più inquietanti degli ultimi anni.

Le indagini dovranno chiarire se si tratta di un gesto isolato, di un atto simbolico o di qualcosa di ancora più oscuro.

Nel frattempo, resta lo sgomento.

Di Giuseppe D'Alto

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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