Alberto Pacetti e Monica BelciugAlberto Pacetti e Monica Belciug

La svolta dopo la morte di Alberto Pacetti: gli investigatori contestano l’omicidio volontario tra sangue lavato, video choc e tracce sull’appendiabiti

Una lite violentissima degenerata in tragedia, ore di agonia prima della richiesta di aiuto e una ricostruzione investigativa che, col passare dei giorni, si è fatta sempre più inquietante.

È accusata di omicidio volontario Monica Belciug, cittadina romena di 36 anni arrestata dalla polizia per la morte del compagno Alberto Pacetti, 61 anni, deceduto dopo un’aggressione avvenuta in un appartamento di via Angelo Fava, nel quartiere Primavalle.

Il ricovero al Gemelli e la morte dopo le gravissime ferite

Tutto è iniziato la mattina del 27 aprile, quando il 118 è intervenuto nell’abitazione della coppia.

L’uomo era in condizioni disperate: presentava fratture al setto nasale, diverse costole rotte e una grave lesione alla milza. Trasportato d’urgenza al Policlinico Gemelli, è morto il giorno successivo.

Fin dall’inizio, però, la versione fornita dalla donna non avrebbe convinto gli investigatori.

La 36enne aveva infatti raccontato che il compagno, dopo aver bevuto, sarebbe caduto accidentalmente in casa.

Le tracce di sangue e l’appendiabiti

Gli accertamenti della polizia scientifica hanno però portato a uno scenario completamente diverso.

Nell’appartamento sarebbero state trovate tracce di sangue su un’asta appendiabiti, su alcuni vestiti, sulla biancheria del letto e perfino sulle pareti del soggiorno.

Secondo gli investigatori, proprio quell’appendiabiti e la cornice di un quadro sarebbero stati utilizzati per colpire violentemente il 61enne al volto e alla testa.

Il medico legale avrebbe inoltre escluso che le ferite potessero essere compatibili con una semplice caduta domestica.

Le urla sentite dai vicini

Determinanti sarebbero state anche le testimonianze raccolte nel palazzo.

Diversi condomini hanno riferito agli investigatori di aver sentito, la sera del 26 aprile, urla provenire dall’appartamento e rumori molto forti compatibili con colpi contro le pareti.

Secondo quanto emerso dalle indagini, non sarebbe stato neppure il primo episodio di violenza.

Già nei mesi precedenti, infatti, la donna avrebbe aggredito il compagno spruzzandogli spray al peperoncino e colpendolo con un pugno che gli provocò la frattura del naso.

Le otto ore senza chiamare i soccorsi

Uno degli aspetti più pesanti dell’inchiesta riguarda il tempo trascorso prima della chiamata ai soccorsi.

Secondo la ricostruzione degli investigatori coordinati dal pm Antonio Di Cicco, Monica Belciug avrebbe aspettato quasi otto ore prima di contattare il 118.

In quelle ore, sempre secondo gli inquirenti, avrebbe anche tentato di ripulire il sangue presente nell’abitazione.

Il video choc inviato al figlio

Tra gli elementi che stanno facendo maggiormente discutere c’è anche un video registrato con lo smartphone.

La donna avrebbe ripreso Alberto Pacetti mentre era agonizzante per poi inviare le immagini al figlio dell’uomo.

Un dettaglio che ha ulteriormente aggravato il quadro ricostruito dagli investigatori e che ha contribuito alla richiesta di custodia cautelare firmata dal gip Maria Gaspari.

“Tutti avevano paura di lei”

Dalle indagini sarebbero emersi anche precedenti penali della donna per reati contro la persona.

Alcuni vicini avrebbero raccontato agli investigatori di vivere da tempo in un clima di paura, sostenendo che la 36enne si vantasse di presunti legami con i clan Clan Spada e Clan Casamonica.

Elementi che oggi compongono un quadro accusatorio molto pesante attorno alla vicenda.

E mentre l’inchiesta prosegue, resta soprattutto il dramma di un uomo che, secondo la Procura, avrebbe potuto forse salvarsi se i soccorsi fossero stati chiamati immediatamente.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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