Gianluca BenedettiGianluca Benedetti

Il sub padovano è la prima vittima ritrovata dopo la tragedia costata la vita a cinque italiani

È di Gianluca Benedetti il primo corpo recuperato dopo la tragedia avvenuta nelle acque delle Maldive, dove cinque turisti italiani hanno perso la vita durante un’immersione subacquea nelle grotte di Alimathà, nell’atollo di Vaavu. Gli altri quattro corpi non sono ancora stati recuperati e le ricerche riprenderanno nelle prossime ore.

Il corpo del sub padovano è stato individuato a circa 60 metri di profondità, all’interno di una grotta lunga quasi 200 metri dove, secondo le autorità locali, potrebbero trovarsi anche gli altri dispersi. A recuperarlo sono state le forze armate maldiviane, impegnate in un’operazione complessa resa ancora più delicata dalla conformazione degli antri sottomarini.

“Dovevano riemergere dopo meno di un’ora”

A rendere ancora più drammatica la vicenda sono le testimonianze di chi si trovava a bordo della Safari Boat “Duke of York”, l’imbarcazione da cui il gruppo si era immerso.

“L’immersione doveva durare meno di un’ora”, racconta all’ANSA una persona presente sulla barca. “Si sono tuffati alle 11 del mattino e verso mezzogiorno, non vedendoli riemergere, abbiamo iniziato a cercarli”.

Secondo il racconto, il mare era tranquillo e la visibilità ottima. Nessun elemento lasciava presagire una tragedia di queste proporzioni. “Pensavamo stessero compensando”, aggiunge il testimone, riferendosi alle normali procedure utilizzate dai sub durante la risalita. Quando però la situazione è apparsa anomala, è scattato immediatamente l’allarme.

“I soccorsi sono stati tempestivi”, spiegano ancora dalla barca. “Ma non abbiamo idea di cosa possa essere successo dentro quelle grotte. È troppo presto per fare ipotesi”.

Chi era Gianluca Benedetti

La notizia della morte di Gianluca Benedetti ha sconvolto Padova e tutte le persone che lo conoscevano. L’uomo viveva ormai da anni alle Maldive, diventate la sua seconda casa.

A ricordarlo con commozione è Marco Illotti, suo ex allenatore ai tempi della squadra parrocchiale del Real Padova. “Era un ragazzo educato, molto determinato ma sempre gentile”, racconta. “Ogni tanto tornava in Italia per stare vicino alla madre, soprattutto d’estate. Però ormai il suo mondo erano le Maldive, di cui parlava con grande entusiasmo”.

Dopo il diploma aveva lavorato in una banca di credito cooperativo, prima di scegliere una vita diversa, legata al mare e alle immersioni.

Le altre vittime della tragedia

Il ministero degli Esteri italiano ha confermato la morte di tutti e cinque i sub coinvolti nell’incidente. Oltre a Gianluca Benedetti, tra le vittime ci sono anche Monica Montefalcone, docente associata dell’Università di Genova ed esperta di ambienti marini, sua figlia Giorgia Sommacal, Muriel Oddenino di Poirino, in provincia di Torino, e Federico Gualtieri di Borgomanero.

La presenza di Monica Montefalcone tra le vittime ha colpito in modo particolare il mondo accademico e scientifico. La docente era conosciuta per i suoi studi sugli ecosistemi marini ed era spesso presente anche in programmi televisivi dedicati all’ambiente e alla divulgazione scientifica.

Il mistero delle grotte di Alimathà

Resta ancora senza risposta la domanda centrale: cosa è successo durante quell’immersione?

Secondo le prime ricostruzioni, il gruppo si era addentrato nelle grotte sottomarine di Alimathà, una delle mete più conosciute dagli appassionati di diving alle Maldive. Gli antri, però, possono trasformarsi in trappole mortali anche per sub esperti, soprattutto in presenza di correnti improvvise o problemi di orientamento.

Le autorità maldiviane mantengono il massimo riserbo sulle cause della tragedia. Al momento non vengono escluse difficoltà tecniche, malori o problemi durante la risalita.

Le operazioni di recupero restano complicate proprio per la profondità e per la struttura delle cavità sommerse. Intanto, a bordo della “Duke of York”, il clima è ancora segnato dallo shock.

“Stiamo bene, ma siamo devastati”, racconta uno dei presenti. “Nessuno riesce ancora a capire come sia potuto accadere”.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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