Le immagini pubblicate e poi rimosse dai social finiscono al centro degli accertamenti
L’inchiesta sull’omicidio di Bakari Sako si allarga oltre il piano giudiziario e approda anche sul terreno dei social network.
Nelle ultime ore un video pubblicato su TikTok e successivamente rimosso ha acceso nuove polemiche e portato gli investigatori ad avviare ulteriori verifiche.
Secondo quanto emerso, nel filmato comparirebbero due dei quattro minorenni indagati per il delitto del 35enne bracciante maliano, ucciso nella città vecchia di Taranto all’alba dello scorso 9 maggio.
Sulle immagini sarebbe comparsa la frase: «Quello che non ti uccide, ti fortifica», accompagnata da una colonna sonora.
L’episodio ha immediatamente generato reazioni e interrogativi non soltanto sul contenuto del video, ma anche sulle modalità con cui sarebbe stato realizzato.
Il nodo degli accertamenti: chi ha registrato il video e come sarebbe entrato il telefono
Ora uno dei punti centrali delle verifiche riguarda la provenienza delle immagini.
Gli investigatori stanno cercando di chiarire chi abbia registrato il filmato e soprattutto come sarebbe stato possibile utilizzare o introdurre uno smartphone all’interno della struttura detentiva.
Secondo le prime informazioni emerse, la pubblicazione online sarebbe stata effettuata da un conoscente minorenne rimasto all’esterno, ma su questo aspetto sono in corso approfondimenti.
Parallelamente prosegue il percorso giudiziario legato alle misure cautelari.
Tre dei quattro minori detenuti avrebbero già presentato ricorso al Tribunale del Riesame.
I ricorsi dei minori e le diverse versioni fornite davanti al giudice
Tra le posizioni al vaglio c’è quella del ragazzo che avrebbe ammesso di aver materialmente colpito Bakari Sako.
I difensori del giovane — che aveva 15 anni al momento dei fatti — avrebbero chiesto una misura meno restrittiva, sostenendo che l’ammissione delle proprie responsabilità possa incidere sulla valutazione delle esigenze cautelari.
Diversa la linea degli altri due minori che hanno presentato ricorso.
Secondo quanto riferito negli atti difensivi, davanti al giudice avrebbero sostenuto di non essersi resi conto della gravità dell’accaduto e di aver pensato che la vittima stesse simulando o recitando.
Nelle prossime ore sarebbero attesi ulteriori sviluppi anche per gli altri indagati coinvolti nell’inchiesta.
La ricostruzione dell’aggressione e il messaggio del fratello di Bakari
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori attraverso le immagini delle telecamere presenti nella zona, la violenza si sarebbe consumata in pochi minuti.
Bakari Sako sarebbe stato raggiunto mentre si trovava in bicicletta, aggredito e successivamente avrebbe tentato di trovare riparo all’interno di un bar.
L’inchiesta dovrà accertare nel dettaglio ruoli e responsabilità individuali.
Nelle stesse ore ha colpito il messaggio pubblicato sui social dal fratello della vittima, Souleymane Sako, che ha scelto parole lontane dall’odio.
«Mio fratello ormai è morto, io non odio nessuno. La nostra famiglia vuole solo che giustizia sia fatta secondo la legge».
Un messaggio che, nel pieno delle polemiche e dell’emotività del caso, richiama il valore della responsabilità e della giustizia affidata alle istituzioni.

