Nelle carte dell’inchiesta emergono le testimonianze delle due bambine di 7 e 9 anni, i servizi sociali le definiscono “adultizzate”
Non ci sono soltanto le accuse contro Emanuela Aiello ed Emanuel Iannuzzi nelle carte dell’inchiesta sulla morte della piccola Beatrice, la bambina di appena due anni deceduta dopo presunti maltrattamenti. Ci sono soprattutto le parole delle sue sorelle maggiori, due bambine di 7 e 9 anni che, secondo quanto emerge dagli atti, avrebbero vissuto per mesi in un clima di paura, violenza e abbandono.
I servizi sociali le definiscono “bambine adultizzate”, un’espressione che fotografa la loro condizione: costrette ad assumersi responsabilità troppo grandi per la loro età e a convivere quotidianamente con situazioni che nessun minore dovrebbe affrontare.
Dopo essere state allontanate da quell’ambiente, le due sorelline hanno iniziato a raccontare agli investigatori ciò che sarebbe accaduto all’interno delle mura domestiche, contribuendo a ricostruire il contesto nel quale sarebbe maturata la tragedia.
Le punizioni e la paura anche per chi difendeva Beatrice
Secondo quanto emerge dalle testimonianze raccolte dagli inquirenti, le due bambine non avrebbero assistito soltanto alle violenze sulla sorellina più piccola, ma sarebbero state a loro volta vittime di intimidazioni e punizioni.
Uno degli episodi più significativi riguarda la sorella di 7 anni che avrebbe ricevuto una minaccia dopo aver dato un semplice bacio a Beatrice. Un gesto d’affetto che, secondo il suo racconto, sarebbe stato mal tollerato da Iannuzzi.
Anche la sorella maggiore, appena 9 anni, avrebbe subito umiliazioni e rimproveri continui. Sarebbe stata proprio lei a prendersi cura della piccola Beatrice quando la madre era assente o impegnata con il compagno.
Dalle carte emerge il quadro di una bambina costretta a svolgere un ruolo da adulta, assumendosi responsabilità incompatibili con la sua età.
«Mamma ti ho chiamato tre volte»: il racconto che ha colpito gli investigatori
Tra i passaggi più drammatici dell’inchiesta ci sarebbe il racconto della notte in cui le condizioni di Beatrice peggiorarono sensibilmente.
La sorella maggiore avrebbe spiegato agli investigatori di aver chiesto aiuto più volte senza ricevere risposta.
Secondo la sua versione, lei e le altre bambine sarebbero state lasciate al piano superiore dell’abitazione senza telefono e senza la possibilità di contattare qualcuno mentre la piccola continuava a stare male.
Una testimonianza che rappresenta uno dei punti centrali dell’indagine coordinata dalla Procura di Imperia.
Le dichiarazioni delle due minori vengono considerate particolarmente rilevanti dagli investigatori perché avrebbero trovato riscontro in altri elementi raccolti nel corso delle indagini.
Le foto dei lividi e i video finiti agli atti
A rafforzare il quadro accusatorio non ci sono soltanto le testimonianze.
Gli investigatori avrebbero acquisito anche fotografie e filmati che documenterebbero episodi avvenuti nei mesi precedenti alla morte della bambina.
Secondo l’accusa, proprio Emanuel Iannuzzi avrebbe immortalato alcune delle lesioni presenti sul corpo della piccola dopo presunti episodi di violenza.
Materiale che oggi viene considerato uno degli elementi più importanti dell’inchiesta.
Tra i contenuti finiti agli atti vi sarebbero anche altri video che gli investigatori stanno analizzando per ricostruire nel dettaglio il contesto familiare in cui vivevano le tre sorelle.
Domani l’interrogatorio davanti al gip
La vicenda giudiziaria entra ora in una fase decisiva.
Per la giornata di domani sono previsti gli interrogatori di garanzia davanti al giudice per le indagini preliminari di Imperia.
Emanuela Aiello, detenuta nel carcere di Torino, ed Emanuel Iannuzzi, rinchiuso nel carcere di Genova, saranno chiamati a rispondere delle accuse contestate dalla Procura.
L’inchiesta continua a cercare di chiarire ogni aspetto della morte della piccola Beatrice, una tragedia che ha profondamente colpito l’opinione pubblica e che continua a far emergere dettagli sempre più inquietanti sulla vita delle tre sorelline.
Un caso che interroga sul ruolo delle segnalazioni e della tutela dei minori
La vicenda ha acceso anche una riflessione più ampia sui meccanismi di protezione dei minori che vivono in contesti familiari fragili o caratterizzati da violenza.
Le testimonianze raccolte dagli investigatori raccontano infatti una realtà fatta di isolamento, paura e privazioni che sarebbe andata avanti per mesi.
Elementi che ora saranno al centro degli accertamenti giudiziari e che dovranno contribuire a chiarire eventuali responsabilità e omissioni lungo una storia che si è conclusa nel modo più drammatico possibile.

