La mamma della piccola Beatrice, morta a BordigheraLa mamma della piccola Beatrice, morta a Bordighera

Emanuela Aiello ha risposto alle domande del gip per oltre un’ora e mezza. Nega di avere mai picchiato la figlia e respinge ogni accusa: “Non ho mai assistito a maltrattamenti”

Per la prima volta dall’arresto con la nuova accusa di maltrattamenti aggravati dalla morte della figlia Beatrice, Emanuela Aiello ha deciso di parlare davanti al giudice. L’interrogatorio di garanzia, svolto oggi davanti al gip di Imperia Massimiliano Botti, è durato circa un’ora e mezza e si è trasformato in uno dei passaggi più delicati dell’inchiesta sulla morte della bambina di due anni deceduta nella notte tra l’8 e il 9 febbraio scorso a Bordighera.

La donna, assistita dagli avvocati Laura Corbetta e Bruno Di Giovanni, ha risposto a tutte le domande degli inquirenti, respingendo però ogni addebito.

Non sono stata io“, avrebbe ribadito durante l’interrogatorio, negando di avere mai colpito la figlia e sostenendo di non avere mai assistito a episodi di violenza nei confronti della bambina. La donna ha chiesto di poter vedere le due bambine, che ora sono in una struttura protetta, mentre il tribunale di Imperia le ha concesso il nulla osta per partecipare al funerale della piccola Bea.

Le lacrime davanti alle fotografie della figlia

Secondo quanto riferito dai difensori, l’interrogatorio sarebbe stato particolarmente duro e diretto.

La donna si sarebbe commossa più volte parlando della figlia Beatrice e sarebbe scoppiata in lacrime quando le sono state mostrate alcune fotografie della bambina.

“Ha risposto a tutte le domande, si è commossa in più occasioni e ha escluso di avere mai picchiato le figlie”, ha spiegato l’avvocato Corbetta al termine dell’udienza.

Una versione che si scontra però con il quadro accusatorio ricostruito dalla Procura di Imperia, secondo cui la piccola Beatrice sarebbe stata vittima di violenze e maltrattamenti abituali nei mesi precedenti alla morte.

La linea difensiva: responsabilità scaricate su Iannuzzi

Nel corso dell’interrogatorio, Aiello avrebbe preso le distanze da Emanuel Iannuzzi, il compagno arrestato con le stesse accuse.

Secondo la difesa, la donna avrebbe inizialmente creduto di poter costruire una relazione con lui, salvo poi rendersi conto che non si trattava della persona che immaginava.

Gli avvocati sostengono inoltre che Aiello non abbia mai cercato di proteggere deliberatamente Iannuzzi dopo la morte della bambina, spiegando eventuali omissioni con lo stato di shock, paura e confusione vissuto nelle ore successive alla tragedia.

Le accuse della Procura e il peso delle testimonianze delle sorelle

L’inchiesta, tuttavia, si fonda su un impianto accusatorio molto pesante.

Secondo gli investigatori, Beatrice sarebbe stata sottoposta a continue violenze fisiche. Un ruolo centrale nella ricostruzione dei fatti è stato attribuito alle dichiarazioni delle sorelle maggiori della bambina, oggi di 9 e 7 anni, ascoltate in modalità protetta con l’assistenza di una psicologa.

Le loro testimonianze, insieme ai messaggi acquisiti dagli investigatori, ai rilievi del Ris e agli accertamenti medico-legali, rappresentano alcuni degli elementi chiave dell’indagine.

Gli inquirenti contestano ad Aiello non solo di non avere protetto la figlia, ma anche di avere partecipato, seppur con modalità differenti rispetto al compagno, al clima di maltrattamenti che avrebbe portato alla morte della piccola.

Iannuzzi sceglie il silenzio

Diversa la strategia adottata da Emanuel Iannuzzi.

Il 42enne, comparso anch’egli davanti al gip nella stessa giornata, si è avvalso della facoltà di non rispondere.

I suoi difensori hanno spiegato che si tratta di una scelta esclusivamente processuale, legata alla necessità di esaminare integralmente gli atti dell’inchiesta.

L’uomo continua comunque a proclamarsi innocente.

Un’inchiesta ancora aperta

La Procura di Imperia attende ora ulteriori elementi dagli accertamenti scientifici ancora in corso, compresi gli esiti definitivi delle analisi del Ris di Parma e delle consulenze medico-legali.

Secondo le prime ricostruzioni investigative, la morte della bambina sarebbe compatibile con un grave trauma cranico provocato da un oggetto contundente non ancora individuato.

Nel frattempo, sia Emanuela Aiello sia Emanuel Iannuzzi restano in carcere mentre l’inchiesta continua a far emergere nuovi dettagli su una vicenda che ha profondamente scosso l’opinione pubblica.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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