Marco Poggi sulla nuova inchiesta: ‘Così è stato riaperto un incubo‘
La riapertura dell’inchiesta sul delitto di Garlasco non ha soltanto riportato al centro dell’attenzione uno dei casi di cronaca nera più discussi d’Italia. Ha anche costretto la famiglia Poggi a rivivere un dolore che, dopo quasi vent’anni, non si era mai realmente spento. Per la prima volta dopo mesi di nuove indagini e polemiche, Marco Poggi, fratello di Chiara, ha deciso di parlare pubblicamente davanti alle telecamere di Quarto Grado, affidando il suo sfogo a parole che raccontano tutta la sofferenza vissuta nell’ultimo periodo.
Il peso della nuova inchiesta sul delitto di Garlasco
Oggi 38enne, Marco Poggi è tornato a parlare dopo che la Procura di Pavia ha concluso la nuova indagine che vede indagato Andrea Sempio, amico d’infanzia dello stesso Marco. Un’inchiesta che ha riportato il caso sotto i riflettori, con nuove ipotesi investigative e una ricostruzione alternativa rispetto a quella che portò alla condanna definitiva di Alberto Stasi.
Per la famiglia Poggi si è trattato di un nuovo calvario.
“Mi sono sempre creato una bolla. In quest’ultimo anno si è detto di tutto. Si è giocato sulla morte e sulla vita di Chiara”, ha dichiarato durante l’intervista.
“Mi hanno accusato anche dell’omicidio”
Tra i passaggi più forti dell’intervento di Marco Poggi c’è il riferimento alle accuse e alle ricostruzioni che negli ultimi mesi hanno coinvolto anche lui.
“Essere accusato di essere coinvolto nell’omicidio di Chiara, essere accusato addirittura di essere un autore è una cosa che difficilmente mi andrà via”, ha affermato.
Parole che fotografano il peso emotivo di una vicenda che, secondo il fratello della vittima, avrebbe oltrepassato ogni limite.
Secondo Poggi, alcune piste investigative e determinate ricostruzioni avrebbero dovuto essere fermate prima che alimentassero sospetti e accuse prive di riscontri.
Le critiche alle modalità delle indagini
Marco Poggi ha rivolto critiche anche al modo in cui sono state condotte alcune attività investigative.
In particolare ha fatto riferimento al prelievo del DNA e alle modalità con cui sarebbe stato acquisito.
“Il prelievo del Dna di nascosto, dalla spazzatura o con modalità strane come nel mio caso non è una cosa che ti fa piacere”, ha spiegato.
Il fratello di Chiara ha sottolineato di comprendere le esigenze investigative, ma ha aggiunto che la famiglia si sarebbe aspettata maggiore attenzione e sensibilità.
“Ci aspettavamo più rispetto e più umanità per i nostri genitori”, ha dichiarato.
“Chi indagava poteva smorzare certe piste”
Nel corso dell’intervista non sono mancate osservazioni sul lavoro investigativo svolto negli ultimi mesi.
Poggi ha ricordato di essere stato intercettato insieme ai genitori e ha contestato alcune valutazioni contenute negli atti.
“Ho sempre pensato che chi indagava potesse benissimo smorzare alcune piste, non solo la mia ma anche tutte le altre”, ha affermato.
Un riferimento alle numerose teorie e ricostruzioni alternative che hanno accompagnato la riapertura del caso e che hanno riportato la famiglia al centro dell’attenzione mediatica.
Il ricordo del giorno che cambiò tutto
Se alcuni ricordi si sono affievoliti con il tempo, ce n’è uno che Marco Poggi non potrà mai cancellare: il momento in cui gli venne comunicata la morte della sorella.
Era in Trentino, durante un’escursione in montagna con i genitori, quando arrivò la notizia che avrebbe cambiato per sempre la loro vita.
“Per quanto possa essere stato difficile e devastante quest’ultimo anno e mezzo, niente può essere paragonato ai primi anni”, ha spiegato.
L’appello finale di Marco Poggi
A quasi 19 anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il desiderio della famiglia resta uno soltanto: chiudere definitivamente una pagina che continua a riaprirsi.
“Le indagini sono finite. Penso che tutto il fango che abbiamo subito non ci scivolerà mai addosso. Però credo che ora si possa interrompere”, ha concluso.
Parole che arrivano dopo mesi di nuove indagini, accuse, polemiche e riflettori mediatici tornati ad accendersi sul delitto di Garlasco, uno dei casi più discussi della cronaca italiana.

