Una riflessione sul sacro, sulla luce e sul bisogno umano di cercare qualcosa che vada oltre il visibile. È questo il cuore di “Numen Docet – Il Divino insegna”, la nuova mostra personale di Manuel Bonfanti, ospitata dal 13 al 26 giugno negli spazi della Fondazione del Nazareno, nel centro storico di Roma.
Curata da Rossana Cosci, l’esposizione propone un percorso che intreccia arte contemporanea, spiritualità e ricerca interiore, invitando il visitatore a confrontarsi con il concetto di “numinoso”, quella dimensione misteriosa e ineffabile che sfugge alle spiegazioni razionali ma continua a interrogare l’uomo.
L’inaugurazione è in programma sabato 13 giugno alle ore 17 presso la Fondazione del Nazareno, in via Sant’Andrea delle Fratte, con la presentazione del critico d’arte Alfio Borghese.
Il cuore della mostra nella Sacra Cappella del Nazareno
Il fulcro dell’esposizione si trova nella Sacra Cappella del Nazareno, luogo che custodisce le reliquie di San Giuseppe Calasanzio, fondatore dei Padri Scolopi.
Qui Bonfanti colloca una grande sfera luminosa realizzata su alluminio anodizzato, un’opera che dialoga con l’architettura sacra e con la simbologia religiosa del luogo.
L’oro dominante della Cappella, tradizionalmente associato alla dimensione divina e all’eternità, incontra il celeste della sfera, colore che richiama il cielo, l’infinito e la tradizione iconografica mariana.
La forma circolare diventa così simbolo di ricerca continua, di perfezione e di trascendenza, evocando aureole, energie e percorsi spirituali che accompagnano l’uomo fin dalle origini.
Le sfere di luce e la ricerca artistica di Bonfanti
Nelle sale della Fondazione trovano spazio ventidue opere che rappresentano una sintesi della ricerca più recente dell’artista.
Le cosiddette “sfere di luce”, realizzate in differenti dimensioni, alternano gestualità grafica e sperimentazione cromatica, muovendosi tra pittura, installazione e linguaggio concettuale.
In alcune opere emerge una chiara influenza dello Shodo, l’antica arte della calligrafia giapponese, dove il gesto pittorico assume una valenza meditativa e spirituale.
In altre, invece, il colore diventa protagonista assoluto attraverso velature, stratificazioni e contrasti che trasformano la superficie in uno spazio di contemplazione.
Dal sacro all’intelligenza artificiale: la domanda che attraversa la mostra
Uno degli aspetti più originali del progetto riguarda il confronto con il presente.
Bonfanti propone infatti una riflessione sul rapporto tra uomo e intelligenza artificiale, osservando come sempre più persone si rivolgano oggi agli algoritmi per ottenere risposte alle grandi domande esistenziali.
Chi siamo? Qual è il nostro destino? Dove trovare un senso?
Secondo l’impostazione della mostra, il bisogno di spiritualità non è scomparso ma ha semplicemente cambiato forma.
L’arte, però, conserva una funzione che nessuna macchina può sostituire: non fornire risposte immediate, ma aprire interrogativi.
In questa prospettiva la pittura torna a essere uno spazio di ascolto, silenzio e ricerca, capace di generare riflessioni più che soluzioni.
I riferimenti culturali: Rudolf Otto, Hillman e Carlo Belli
Il progetto dialoga con alcune figure fondamentali del pensiero contemporaneo.
Tra queste spicca Rudolf Otto, autore de Il Sacro, che definì il numinoso come una presenza misteriosa e affascinante che precede ogni spiegazione razionale.
Accanto a lui emerge il pensiero di James Hillman, per il quale l’immagine rappresenta l’origine stessa del pensiero e dell’anima.
Un ulteriore riferimento è Carlo Belli, autore del manifesto dell’astrattismo italiano Kn, che vedeva nella forma pura una dimensione quasi sacrale.
Una doppia esposizione tra Roma e Venezia
La mostra romana si svolge parallelamente a “Verde Miccia”, altra personale di Manuel Bonfanti allestita a Venezia presso la sede di Confcommercio, aperta per tutta la durata della 61ª Biennale d’Arte di Venezia, fino al 22 novembre 2026.
Due percorsi differenti ma legati dalla stessa ricerca artistica che caratterizza il lavoro dell’artista bergamasco.
Chi è Manuel Bonfanti
Nato a Bergamo nel 1974, Manuel Bonfanti si è formato all’Accademia di Belle Arti di Brera, dove ha studiato con Luciano Fabro.
Nel corso della sua carriera ha collaborato con artisti internazionali come Gabriel Orozco e Julian Opie e ha esposto in importanti istituzioni culturali italiane e straniere, dall’Istituto Italiano di Cultura di Praga alla Biennale di Venezia, fino all’Art Pur Foundation di Riyadh.
La sua ricerca si concentra sul rapporto tra spazio, luce e trascendenza, con opere che esplorano i confini tra astrazione, percezione e spiritualità.

