La vittima, disabile, è rimasta intrappolata nell'edificio in fiammeLa vittima, disabile, è rimasta intrappolata nell'edificio in fiamme

Il pensionato disabile di 73 anni è morto dopo che qualcuno avrebbe dato fuoco alla porta del suo appartamento

La porta dell’appartamento in fiamme, il fumo che invade rapidamente ogni stanza e un uomo che non riesce più a respirare. È morto così Giovanni Amenta, pensionato di 73 anni, disabile, trovato senza vita nella sua abitazione di via Somaini a Lomazzo, in provincia di Como, dopo un incendio divampato nella notte tra il 25 e il 26 giugno.

Per gli investigatori, però, non si sarebbe trattato di una tragica fatalità. Nel giro di poche ore le indagini hanno preso una direzione precisa, fino all’arresto del vicino di casa, Christian Lepore, 42 anni, ora accusato di omicidio e incendio doloso.

L’incendio scoppiato nel cuore della notte

Erano da poco passate le tre quando le fiamme hanno iniziato ad avvolgere l’ingresso dell’appartamento al piano terra della storica Cascina Bellavista, complesso di edilizia popolare composto da quindici abitazioni.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, il fuoco sarebbe stato appiccato direttamente davanti alla porta d’ingresso.

Il rogo non avrebbe raggiunto immediatamente Giovanni Amenta, ma il fumo ha invaso l’abitazione in pochi minuti, rendendo l’aria irrespirabile.

Quando i vigili del fuoco sono riusciti a entrare nell’appartamento e a portare fuori il pensionato insieme ai sanitari del 118, era ormai troppo tardi. Il 73enne era morto per soffocamento.

Nel frattempo tutti gli occupanti dello stabile sono stati evacuati, mentre l’edificio veniva messo in sicurezza.

Le tracce di liquido infiammabile e la svolta delle indagini

Fin dai primi rilievi gli investigatori hanno escluso l’ipotesi dell’incidente domestico.

Davanti alla porta dell’appartamento sono state infatti trovate tracce di liquido infiammabile, elemento che ha fatto ritenere da subito che l’incendio fosse stato provocato volontariamente.

I carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Como, insieme ai militari della Compagnia di Cantù e della Stazione di Lomazzo, coordinati dalla Procura, hanno avviato una serrata attività investigativa.

Sono stati ascoltati vicini di casa, raccolte testimonianze e ricostruiti gli ultimi giorni di vita della vittima.

È così che sono emerse le tensioni tra Giovanni Amenta e il suo vicino di casa.

Il vessillo del Napoli davanti all'appartamento
Il vessillo del Napoli davanti all’appartamento

La denuncia e le immagini delle telecamere

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Christian Lepore avrebbe più volte chiesto denaro al pensionato, approfittando del fatto che l’uomo vivesse da solo con il suo cagnolino che si è miracolosamente salvato.

Tra i due sarebbero nati diversi contrasti, culminati anche con una denuncia presentata dal 73enne per un presunto furto di denaro.

Proprio quella denuncia, secondo l’ipotesi investigativa, potrebbe aver alimentato il rancore sfociato nella tragedia.

Determinanti sarebbero state anche le immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza di un distributore di carburante poco distante.

I filmati mostrerebbero infatti il quarantaduenne mentre riempie una tanica di carburante prima di allontanarsi.

Per gli investigatori sarebbe stato proprio quel liquido infiammabile a essere utilizzato per appiccare il rogo davanti alla porta dell’abitazione del pensionato.

Il fermo e l’accusa di omicidio

Alla luce degli elementi raccolti, Christian Lepore è stato arrestato con l’accusa di omicidio e incendio doloso e trasferito nel carcere del Bassone di Como.

Le indagini proseguono per ricostruire con precisione ogni fase della notte in cui Giovanni Amenta ha perso la vita.

Profondo il cordoglio espresso dalla sindaca di Lomazzo, Paola Molteni, che ha ringraziato il cittadino che, accorgendosi delle fiamme, ha dato immediatamente l’allarme consentendo ai soccorritori di intervenire e di mettere in salvo gli altri residenti dello stabile.

Resta invece il dolore per una vicenda che ha sconvolto l’intera comunità. Un uomo fragile, conosciuto da tutti, è morto non per le fiamme, ma perché il fumo ha trasformato la sua casa in una trappola mortale. Ora sarà la magistratura a stabilire le responsabilità dell’uomo arrestato, che resta presunto innocente fino a eventuale condanna definitiva.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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