La donna ha raccontato ai carabinieri le violenze subite dal marito a NovellaraLa donna ha raccontato ai carabinieri le violenze subite dal marito a Novellara

La giovane pakistana ha raccontato ai carabinieri un anno di maltrattamenti, tentate violenze sessuali e isolamento

A Novellara, il paese della Bassa Reggiana diventato tristemente noto per il delitto di Saman Abbas, riaffiora un’altra vicenda che riporta l’attenzione sulla violenza consumata all’interno delle mura domestiche.

Una giovane donna pakistana ha raccontato ai carabinieri di aver vissuto per mesi un autentico inferno, fatto di aggressioni, umiliazioni, tentate violenze sessuali e isolamento totale, fino al gesto disperato che le avrebbe salvato la vita: aprire la portiera dell’auto sulla quale viaggiava e lanciarsi fuori mentre il veicolo era ancora in movimento.

L’inchiesta della Procura di Reggio Emilia ha portato all’arresto del marito, un pakistano di 27 anni, mentre il suocero e due cognati sono stati raggiunti da misure cautelari con braccialetto elettronico.

Novellara torna al centro della cronaca

Il nuovo episodio riporta inevitabilmente alla memoria il caso di Saman Abbas, la diciottenne uccisa proprio a Novellara nel 2021 dopo essersi opposta a un matrimonio forzato, una vicenda che ha segnato profondamente la comunità e l’intero Paese.

Pur trattandosi di una storia completamente diversa e senza alcun collegamento investigativo con quel delitto, anche questa vicenda racconta, secondo l’accusa, un contesto di violenza familiare, controllo e privazione della libertà che si sarebbe consumato all’interno della stessa comunità.

Un anno di violenze dopo l’arrivo in Italia

Le indagini dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Reggio Emilia, insieme ai militari delle stazioni di Novellara e Correggio, sono partite dopo il ricovero della giovane.

Assistita da un’interprete, la donna ha raccontato che il suo incubo sarebbe iniziato nell’agosto 2025, quando aveva raggiunto il marito in Italia.

Da quel momento, secondo quanto denunciato, sarebbe stata sottoposta a continue violenze fisiche e psicologiche.

Gli investigatori parlano di calci sferrati anche con scarpe antinfortunistiche, pugni, schiaffi, frustate con una cintura, minacce di morte e tentativi di violenza sessuale.

Alla violenza fisica si sarebbe aggiunto un rigido controllo della sua vita quotidiana.

La donna sostiene infatti di essere stata segregata in casa, privata dell’indipendenza economica e perfino della possibilità di imparare la lingua italiana, così da impedirle qualsiasi forma di integrazione e autonomia.

La fuga dall’auto in corsa

L’episodio che ha fatto scattare le indagini risale al 4 giugno 2026.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, dopo l’ennesima aggressione subita dal marito, dal suocero e dai due cognati, la giovane sarebbe stata fatta salire in automobile.

Durante il tragitto avrebbe trovato il coraggio di aprire la portiera e di gettarsi fuori dall’auto ancora in movimento.

La donna è stata soccorsa da due passanti che l’hanno trovata in stato di choc e con evidenti segni delle percosse. Sono stati loro ad allertare il 118 e i Carabinieri.

Trasportata in ospedale, le sono state diagnosticate lesioni giudicate guaribili in sette giorni.

Le misure cautelari

L’attività investigativa ha consentito alla Procura di Reggio Emilia di chiedere misure cautelari nei confronti dei quattro familiari.

Il giudice per le indagini preliminari ha disposto la custodia cautelare in carcere per il marito della vittima, un 27enne pakistano.

Per il suocero, di 55 anni, e per i due cognati, entrambi ventunenni residenti a Correggio, è stato invece disposto il divieto di avvicinamento alla donna entro mille metri, il divieto di comunicare con lei e l’applicazione del braccialetto elettronico.

Le accuse

I quattro sono indagati, a vario titolo e in concorso, per maltrattamenti contro familiari conviventi, lesioni personali aggravate e tentata violenza sessuale.

Le indagini proseguono per ricostruire nel dettaglio tutti gli episodi denunciati dalla giovane e verificare eventuali ulteriori responsabilità.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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