Fabrizio CoronaFabrizio Corona

L’ex ‘re dei paparazzi’ ha mostrato le chat alla Questura e si è presentato all’incontro con due Volanti: fermato un 20enne, il complice è fuggito

«Se non paghi facciamo male a te e a tuo figlio». È questa la minaccia che sarebbe arrivata nella notte sul cellulare di Fabrizio Corona, trasformando un incontro fissato a Milano in un’operazione della Polizia.

Il 52enne avrebbe ricevuto chiamate e messaggi da due giovani che conosceva e che avrebbe riconosciuto come ex amici del figlio Carlos Maria Corona, nato nel 2002 dalla relazione con Nina Morić. La richiesta era chiara: 500 euro in cambio del silenzio e, soprattutto, della promessa di non fare del male né a lui né al figlio.

Corona non avrebbe ceduto al ricatto. Attorno all’una di notte, invece di consegnare il denaro, si è presentato negli uffici della Questura di via Fatebenefratelli e ha raccontato agli agenti quanto stava accadendo, mostrando le conversazioni e indicando il luogo in cui i due lo stavano aspettando.

L’appuntamento-trappola in zona Città Studi

Dopo aver formalizzato la denuncia, Corona è risalito sulla sua Range Rover e si è diretto verso via Nöe, in zona Città Studi, dove era stato fissato l’appuntamento.

Ma questa volta non era solo.

Due equipaggi dell’Ufficio prevenzione generale della Questura hanno seguito a distanza il veicolo, monitorando l’incontro senza farsi notare dai presunti ricattatori.

Poco dopo sarebbe arrivato uno dei due giovani. Il ragazzo, un 20enne, non si sarebbe accorto della presenza delle Volanti e avrebbe agito contro l’auto di Corona: con una catena avrebbe sfondato il lunotto posteriore del Range Rover.

A quel punto gli agenti sono intervenuti e lo hanno fermato.

Durante il controllo, il giovane sarebbe stato trovato anche in possesso di una bomboletta di spray urticante.

Il complice di 24 anni riesce a scappare

Il secondo uomo, invece, è riuscito a far perdere le proprie tracce prima di essere bloccato.

Fabrizio Corona avrebbe fornito agli investigatori il suo nome e anche il 20enne fermato avrebbe confermato l’identità del presunto complice, indicato come un 24enne.

Le indagini proseguono quindi per ricostruire l’esatta dinamica della vicenda e chiarire il ruolo di entrambi.

Il 20enne è stato denunciato in stato di libertà per tentata estorsione e danneggiamento aggravato. Sarà ora l’inchiesta a stabilire le eventuali responsabilità penali e la reale portata delle minacce rivolte a Corona e al figlio.

Nel telefono le immagini di molte armi: perquisita anche la casa

Gli investigatori hanno approfondito anche il contenuto dello smartphone del 20enne. Nel dispositivo sarebbero state trovate numerose immagini di armi.

Un elemento che ha spinto gli agenti a disporre una perquisizione nell’abitazione del giovane. Nel corso del controllo, però, non sarebbe stata trovata alcuna arma.

Gli accertamenti non si fermano dunque al fermo del giovane. Gli investigatori stanno cercando di capire perché sia scattata la richiesta di denaro, quale fosse il reale obiettivo dei due ragazzi e quanto concreto fosse il pericolo rappresentato dalle minacce.

Il precedente per estorsione e la vicenda giudiziaria di Corona

La vicenda assume particolare rilievo anche alla luce del passato giudiziario dello stesso Corona.

Nel corso degli anni l’ex agente fotografico è stato coinvolto in diverse vicende giudiziarie. Nel 2013 era stato condannato a cinque anni di reclusione per estorsione aggravata nell’ambito del cosiddetto caso del “foto-ricatto” ai danni del calciatore francese David Trezeguet.

Più recentemente, a luglio, Corona ha invece patteggiato per una vicenda di bancarotta fraudolenta collegata alla società Fenice e all’acquisto della sua precedente abitazione milanese.

Questa volta, però, è stato lui a rivolgersi alle forze dell’ordine prima dell’appuntamento, trasformando quello che avrebbe dovuto essere un incontro per la consegna dei 500 euro in un’operazione della Polizia.

La notte si è così conclusa con un 20enne denunciato, un complice ancora da rintracciare e un’indagine aperta sulle minacce rivolte a Fabrizio Corona e a suo figlio.


Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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