«Se arrivasse domani, non saremmo pronti»
La prossima pandemia non è una questione di se, ma di quando. È il messaggio rilanciato da Matteo Bassetti, direttore delle Malattie infettive dell’Irccs ospedale policlinico San Martino di Genova, dopo le conclusioni della Commissione Prime Nus-Lancet, presentate in occasione dell’Assemblea generale dell’Onu.
Secondo l’infettivologo, il problema non riguarda soltanto la capacità degli ospedali di gestire una nuova emergenza sanitaria. A preoccupare è soprattutto la preparazione complessiva del sistema, compresa quella «anche mentale» necessaria per affrontare una nuova pandemia.
«Siamo pesantemente impreparati», ha spiegato Bassetti all’Adnkronos Salute, intervenendo a Roma a margine di un evento organizzato dal Partito Liberaldemocratico dedicato alle proposte sulla sanità.
Il medico invita a guardare anche a ciò che è accaduto dopo il Covid. «Se dovesse arrivare una nuova pandemia domani, questo Paese, questo mondo, sarebbe pronto ad affrontarla? Io credo assolutamente di no», ha affermato.
Il problema non è soltanto sanitario
Per Bassetti, uno degli aspetti più delicati riguarda proprio il modo in cui la società reagirebbe davanti a una nuova emergenza.
L’infettivologo ha raccontato di aver rilanciato sui propri canali social l’allarme contenuto nel rapporto della National University of Singapore e di The Lancet. La reazione, ha spiegato, è stata immediata, ma anche caratterizzata da numerosi commenti di chi ha manifestato diffidenza verso eventuali nuove misure sanitarie.
«Noi questa volta non ci vaccineremo», «Avete inventato la nuova pandemia», «Siete sempre i soliti»: sono alcuni dei commenti che Bassetti riferisce di aver ricevuto.
Per il medico, questo atteggiamento non sarebbe limitato ai social. «Purtroppo è anche l’atteggiamento di molti di quelli che dovrebbero prendere le decisioni per affrontare al meglio una pandemia», ha osservato.
Il punto, dunque, è prepararsi prima che l’emergenza esploda, evitando di trovarsi nuovamente a costruire le risposte mentre il sistema sanitario è già sotto pressione.
«Non sappiamo quale virus sarà, ma sappiamo che dobbiamo prepararci»
Nel messaggio pubblicato sui social, Bassetti ha insistito proprio sulla necessità di trasformare l’esperienza del Covid in una preparazione concreta.
«Una nuova pandemia arriverà. Non sappiamo quando, non sappiamo quale virus la provocherà, ma una cosa la sappiamo già: non possiamo farci trovare impreparati», ha scritto.
Il ragionamento parte anche dalla velocità con cui oggi le persone si spostano nel mondo. In poche ore è possibile raggiungere luoghi molto lontani e, di conseguenza, anche i virus possono attraversare rapidamente i confini.
Per questo, secondo Bassetti, non basta avere un piano sulla carta. Servirebbe un vero piano pandemico che sia «finanziato, aggiornato, testato e pronto a essere applicato».
Un’attenzione particolare dovrebbe inoltre essere riservata alle persone più vulnerabili: anziani, persone con disabilità, pazienti con patologie e soggetti fragili.
L’appello dopo la lezione del Covid
Il ricordo della pandemia resta il punto di partenza dell’appello dell’infettivologo. «Abbiamo già pagato un prezzo enorme per essere impreparati», ha scritto Bassetti, sostenendo che la prossima emergenza non potrà essere affrontata improvvisando quando gli ospedali saranno già al limite.
La sua conclusione è quindi un invito a intervenire prima: «La prossima pandemia non possiamo prevederla, possiamo però scegliere di prepararci».
E aggiunge: «Quando arriverà, non potremo più dire: “Non lo sapevamo”».

