Omicidio Fabio Colapietro, interrogati i tre indagatiOmicidio Fabio Colapietro, interrogati i tre indagati

Il festino, le droghe e poi l’aggressione: il racconto di De Oliveira

Una notte trascorsa a fare festa, due giorni di consumo di droghe e superalcolici, poi la morte di Fabio Colapietro e il tentativo di far sparire il corpo. È questa la ricostruzione riferita dall’avvocato Wilmer Perga dopo l’udienza di convalida di Christian Matheus De Oliveira Morando, il 26enne residente a Chivasso che ha confessato l’omicidio del 39enne, trovato fatto a pezzi nell’appartamento di via Gulli 46, nel quartiere Borgo Vittoria a Torino.

Il racconto dell’indagato presenta però anche una serie di vuoti. «Ha ammesso l’omicidio ma non ricorda come sono andati i fatti, se non una colluttazione», ha spiegato il suo difensore. Morando avrebbe riferito di essere rimasto nell’appartamento dalla sera del 20, insieme agli altri, in un contesto di festa e consumo di sostanze.

Secondo quanto riferito dall’avvocato, il 26enne avrebbe assunto MDPHP, crack, LSD, funghi allucinogeni, cannabis e superalcolici per due notti.

Poi il risveglio e la notizia che avrebbe fatto scattare l’aggressione. «Quando il mio assistito si è svegliato, gli hanno detto che la vittima lo aveva derubato e questo ha scatenato l’aggressione», ha riferito Perga.

Un passaggio che resta dunque al centro della ricostruzione, anche perché lo stesso Morando, secondo il suo legale, non ricorda con precisione come sia morto Colapietro.

Il tentativo di rianimarlo e poi l’idea di disfarsi del corpo

C’è un altro elemento emerso dal racconto fornito dalla difesa. Dopo essersi accorti che Colapietro non dava più segni di vita, i presenti avrebbero cercato di praticare manovre di rianimazione.

«Quando si sono accorti che era morto, hanno praticato un massaggio cardiaco per circa un paio d’ore», ha spiegato Perga. Solo successivamente, secondo la ricostruzione riferita dal legale, sarebbe maturata l’idea di nascondere il cadavere e disfarsi dei resti.

«Hanno cercato di eseguire delle manovre di rianimazione, ma quando hanno capito che non c’era più nulla da fare hanno pensato di nascondere il cadavere».

Da qui l’acquisto di sacchi e cemento, con l’intenzione, sempre secondo quanto riferito dal difensore, di portare i resti fuori dall’appartamento e gettarli «in un fiume o in un lago».

Lo stesso avvocato ha descritto Morando come «molto confuso». Il 26enne, secondo Perga, non ricorderebbe neppure se sia stato lui a uccidere Colapietro o a fare a pezzi il cadavere. «Però da solo non l’ha fatto», ha aggiunto il legale.

La prof non risponde: «Non era in grado di farlo»

Diversa la posizione di Nicole Formichetti, l’insegnante di 47 anni originaria di Rieti e inquilina dell’appartamento di via Gulli dove è stato trovato il corpo.

Durante l’udienza di convalida la donna si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Il suo avvocato Alessandro Bellina ha precisato però che non si è trattato di una scelta dettata da cattiva volontà.

«Non per cattiva volontà, ma perché non era in grado di farlo», ha spiegato il legale.

Bellina ha sottolineato l’impatto del primo ingresso in carcere: «Un primo ingresso in carcere è scioccante per cui già solo questo incide». La donna sarà valutata dagli operatori della struttura per verificarne le condizioni.

Anche l’avvocata Chiara Romano, che la difende insieme a Bellina, ha spiegato che sarà valutata la possibilità di un successivo interrogatorio davanti alla Procura quando la 47enne sarà nelle condizioni di poter rendere dichiarazioni.

La versione della 22enne: «Ha partecipato al festino, ma non alle fasi successive»

C’è poi la posizione di Keith Butig, 22 anni, che secondo il suo difensore Francesco Rotella ha ammesso di essere stata nell’appartamento e di aver partecipato al festino, prendendo però le distanze da ciò che sarebbe accaduto dopo.

«Ha confessato di essere stata là, di aver partecipato al festino, ma non alle fasi successive», ha spiegato l’avvocato.

La giovane avrebbe inoltre ammesso di aver comprato i sacchi neri, indicandolo come la propria «unica partecipazione attiva».

Per il resto, secondo il legale, la 22enne sostiene di non aver partecipato all’omicidio. «Ha spiegato di non aver partecipato, era consapevole di quello che stava accadendo, ma non ha partecipato», ha riferito Rotella.

La ragazza avrebbe raccontato di essere entrata in una fase di crisi e di essersi chiusa in una stanza. «Dell’omicidio non ha capito cosa stesse accadendo e la stessa cosa vale per le fasi successive perché era in crisi e si è chiusa in camera», ha aggiunto il difensore.

Oggi, secondo l’avvocato, la sua condizione è «fragile» e la giovane sarebbe profondamente provata. Rotella ha inoltre spiegato che Keith conosceva da alcuni mesi sia Formichetti sia De Oliveira Morando, mentre aveva una conoscenza soltanto minimale della vittima.

I vicini: «La polizia ha citofonato alle due di notte»

Nel frattempo emergono anche particolari dalla zona in cui vive Keith Butig, nella periferia nord di Torino.

Due vicini hanno raccontato di aver sentito il citofono della famiglia durante la notte. «L’altra notte la polizia ha citofonato anche a noi, saranno state le due. Fuori c’erano tre auto con le sirene. Un’ora dopo l’hanno portata via».

La casa della 22enne si trova a poche centinaia di metri dall’appartamento di Nicole Formichetti.

I vicini hanno descritto una famiglia presente da anni nella zona. «Viveva qui con i genitori e i due fratelli più piccoli, entrambi adolescenti, da almeno dieci o dodici anni, una famiglia che non dava problemi».

La giovane, hanno raccontato, negli ultimi tempi veniva vista più raramente. «Non l’abbiamo mai incontrata accompagnata con persone diverse dai familiari. Non sappiamo se studiasse o lavorasse, non ci sembra una persona in grado di fare del male».

Le tre posizioni davanti al gip

È proprio nella distanza tra i racconti dei tre coinvolti che si concentra una parte importante degli elementi emersi dall’udienza di convalida.

De Oliveira Morando ha confessato l’omicidio, ma sostiene di avere ricordi confusi e di non sapere ricostruire con precisione le fasi della morte di Colapietro. Il suo avvocato collega quei vuoti anche al massiccio consumo di sostanze avvenuto nelle due notti precedenti.

Formichetti non ha risposto al gip, con la difesa che ha spiegato di non essere attualmente nelle condizioni di rendere dichiarazioni e ha collegato il suo stato anche allo choc del carcere.

Keith Butig ammette invece la presenza al festino e l’acquisto dei sacchi, ma nega di avere partecipato all’omicidio e sostiene di essersi chiusa in una stanza durante le fasi successive.

Tre posizioni differenti, dunque, all’interno della stessa notte. E proprio la ricostruzione di ciò che è accaduto nell’appartamento di via Gulli 46, prima e dopo la morte di Fabio Colapietro, resta uno dei punti centrali dell’inchiesta.

Di Redazione

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