Sono parenti di due persone già ascoltate nell’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara
Due nuove audizioni e una pista che continua ad allargarsi. Il giallo della ricina di Pietracatella torna al centro delle indagini con due donne convocate oggi pomeriggio in Questura a Campobasso. Sono parenti di due persone già ascoltate nei mesi scorsi e vengono sentite dalla Squadra Mobile come persone informate sui fatti.
L’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara Di Vita, 15, avvenuta nel dicembre 2025 dopo un malore inizialmente apparso come un’intossicazione, continua dunque a muoversi su più fronti. E mentre gli investigatori cercano di ricostruire la rete di rapporti intorno alla famiglia, resta ancora senza risposta una delle domande più delicate del caso: chi ha avuto un ruolo nella vicenda che ha portato la ricina nel corpo delle due vittime?
Oggi due nuove audizioni in Questura
Le due donne sono state convocate nel pomeriggio negli uffici della Questura di Campobasso. La loro posizione, allo stato, è quella di persone informate dei fatti e non risultano indagate.
Il fatto che siano parenti di due persone già ascoltate nei mesi scorsi si inserisce nel lavoro degli investigatori per ricostruire ogni possibile collegamento e verificare informazioni già raccolte durante le numerose audizioni.
Sono ormai circa 200 le persone ascoltate nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Larino.
Ieri un’altra audizione ritenuta importante
La giornata di oggi arriva dopo un’audizione considerata particolarmente significativa dagli investigatori.
Ieri pomeriggio, sempre in Questura a Campobasso, è stato ascoltato per circa due ore un amico dell’insegnante di Riccia ritenuta vicina a Gianni Di Vita.
L’uomo è entrato e uscito dagli uffici della Polizia senza utilizzare l’ingresso principale, dove per diverse ore erano presenti giornalisti e operatori televisivi. Una modalità che ha consentito di mantenere il massimo riserbo sul contenuto dell’audizione.
Non sono emersi, al momento, elementi pubblici tali da chiarire quale sia stato il contenuto delle dichiarazioni, ma l’ascolto viene considerato di particolare rilievo nell’ambito degli accertamenti.
Gianni Di Vita e i dispositivi consegnati alla Polizia
Nel frattempo resta sotto esame anche il materiale informatico consegnato spontaneamente da Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara.
Nei giorni scorsi il commercialista era tornato in Questura per consegnare una chiavetta Usb e due computer, dopo le perquisizioni effettuate nella sua abitazione e nei suoi due studi professionali, a Pietracatella e Campobasso.
Gli investigatori della Squadra Mobile e dello Sco stanno esaminando e indicizzando il materiale alla ricerca di possibili elementi utili: chat, navigazioni internet, fotografie, messaggi vocali, email e contenuti degli account social.
Un lavoro necessariamente lungo, destinato a incrociare quanto già raccolto attraverso le altre attività investigative.
Di Vita, è stato ribadito, non è indagato.
L’uomo misterioso nelle chat di Antonella
Tra gli elementi sui quali gli investigatori stanno cercando di fare chiarezza c’è anche la presenza di un contatto maschile con cui Antonella avrebbe avuto scambi in chat prima della morte.
Si tratta di un uomo che, allo stato, non sarebbe ancora stato identificato pubblicamente e che gli investigatori stanno cercando di collocare nella vita della cinquantenne.
Chi era? Quale rapporto aveva con Antonella? E soprattutto, quelle conversazioni possono avere un significato per l’inchiesta?
Sono domande alle quali gli accertamenti devono ancora dare una risposta.
La ricina trovata nei corpi di madre e figlia
La vicenda era iniziata nel dicembre 2025. Antonella e Sara avevano accusato un malore dopo una cena natalizia. In un primo momento si era pensato a una possibile intossicazione, ma gli accertamenti successivi hanno cambiato radicalmente lo scenario.
Nei corpi di entrambe è stata individuata la ricina, una sostanza altamente tossica.
Gli alimenti sono stati sequestrati e sottoposti ad approfondimenti. Gli specialisti del Robert Koch-Institut di Berlino hanno esaminato i reperti nell’ambito degli accertamenti scientifici.
Il punto ancora irrisolto è però decisivo: non è stato stabilito con certezza né come Antonella e Sara abbiano assunto la ricina né quale sia stata la sua provenienza.
Ed è proprio attorno a questi interrogativi che continua a concentrarsi il lavoro degli investigatori.
Un’indagine che continua a scavare nella rete di rapporti
Le nuove audizioni dimostrano che l’inchiesta non si è fermata alle persone già ascoltate nei mesi scorsi. Gli investigatori continuano a ricostruire relazioni, contatti, conversazioni e circostanze che possano aiutare a comprendere cosa sia accaduto prima della morte di madre e figlia.
Tra nuove audizioni, dispositivi informatici da analizzare e quel contatto maschile ancora da identificare, il giallo di Pietracatella resta aperto.
E la domanda centrale rimane sempre la stessa: come è arrivata la ricina nel corpo di Antonella e Sara?

