La conferma: è stata ricina
Arriva una svolta decisiva nell’inchiesta sulla morte di Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi. La relazione del centro antiveleni Maugeri di Pavia, trasmessa alla Procura di Larino, conferma ciò che finora era solo un sospetto: le due donne sono morte per una grave intossicazione da ricina.
Un elemento che cambia radicalmente il quadro investigativo. Non si tratta più di un’ipotesi, ma di una certezza scientifica che impone una nuova lettura dei fatti e apre interrogativi ancora più profondi.
Il nodo centrale: da dove arriva il veleno
La ricina è una sostanza altamente tossica e difficile da reperire. Proprio per questo, la sua presenza rende ancora più complessa la ricostruzione.
La domanda da cui ora parte l’indagine è una sola: come è stata introdotta? E soprattutto, da chi?
Senza individuare l’origine del veleno, spiegano gli investigatori, non sarà possibile attribuire responsabilità precise.
Il telefono di Alice sotto analisi
In questa fase, l’attenzione si concentra sul cellulare di Alice, la figlia maggiorenne sopravvissuta perché quella sera non era in casa.
Il suo iPhone è stato sequestrato e sarà oggetto di un accertamento irripetibile. Gli investigatori analizzeranno un periodo ampio, dal primo dicembre al 13 aprile, cercando elementi utili a ricostruire gli ultimi mesi prima della tragedia.
Dentro quel dispositivo ci sono chat, email, conversazioni social, cronologia delle ricerche e dati di geolocalizzazione. Un archivio potenzialmente decisivo.
Le “note” e i pasti di Natale
Tra gli elementi più rilevanti ci sarebbero anche alcune annotazioni personali. Nelle “note” del telefono comparirebbero infatti appunti sui pasti consumati dalla famiglia tra il 22 e il 25 dicembre.
Dettagli che, in un contesto normale, sarebbero irrilevanti, ma che oggi diventano centrali per ricostruire cosa sia stato ingerito nei giorni chiave.
Secondo quanto emerso, Alice avrebbe annotato quei dati per non dimenticarli. Un gesto che ora assume un valore investigativo.
Due filoni d’indagine
Il procedimento si sviluppa su due binari distinti.
Da una parte c’è il fascicolo per omicidio colposo nei confronti di cinque medici, per verificare eventuali responsabilità sanitarie. Dall’altra resta aperta l’ipotesi di duplice omicidio premeditato, al momento senza indagati.
Due piste che procedono in parallelo, senza ancora incontrarsi.
L’interrogativo sul sequestro del telefono
Un elemento che solleva domande è la scelta di sequestrare solo il telefono di Alice, che resta parte offesa, e non quello degli altri familiari.
Secondo il legale Vittorino Facciolla, difensore del padre Gianni Di Vita, si tratterebbe di una strategia investigativa:
“Gli inquirenti stanno procedendo per gradi, concentrandosi su un aspetto alla volta”.
Lo stesso avvocato esclude qualsiasi coinvolgimento della ragazza:
“È impensabile che una 18enne possa gestire una cosa del genere”.
Le indagini sulla cerchia delle vittime
A conferma della fase delicata dell’inchiesta, negli ultimi giorni sono stati ascoltati amici e conoscenti delle due vittime.
L’obiettivo è ricostruire relazioni, abitudini e contatti, nel tentativo di individuare eventuali elementi rimasti finora nell’ombra.
Una verità ancora lontana
A distanza di mesi, la casa di Pietracatella resta sotto sequestro. Un segnale chiaro: il quadro non è ancora definito.
Nei prossimi giorni sono attesi ulteriori sviluppi, tra cui l’esito completo delle autopsie e nuovi possibili interrogatori.
La ricina ha dato una risposta. Ma le domande più importanti restano ancora aperte.

