Nel giallo Pietracatella emergono due piani che sembrano non incontrarsi: da una parte la famiglia, che parla di incidente, dall’altra un’indagine sempre più serrata su un avvelenamento da ricina.
“Non crediamo all’omicidio”, ha detto la zia di una delle vittime uscendo dalla Questura di Campobasso. Ma gli investigatori, intanto, continuano a lavorare su un quadro molto più complesso.
Le parole della zia: “Per noi è stato un incidente”
La donna è stata ascoltata per oltre due ore dalla Squadra Mobile come persona informata sui fatti.
All’uscita ha ribadito una posizione netta: in famiglia non si crede all’ipotesi di un delitto.
Ha descritto i parenti come una realtà normalissima, senza tensioni evidenti, e ha parlato di un dolore profondo che sta attraversando tutti, in particolare il padre Gianni Di Vita.
Anche la figlia Laura, ha spiegato, sarebbe tranquilla.
Parole che restituiscono un’immagine familiare compatta, ma che si scontra con gli elementi emersi finora.
Padre e figlia saranno riascoltati
Sul fronte investigativo, il clima è molto diverso.
Uno degli inquirenti ha lasciato intendere che si è arrivati a una fase cruciale:
“Speriamo a breve di stringere il cerchio”.
Negli ultimi giorni si sono susseguiti interrogatori di parenti e conoscenti, tra cui amici della giovane Alice, figlia e sorella delle vittime.
Nei prossimi giorni verranno nuovamente ascoltati proprio Alice, il padre e altri familiari.
Non si esclude che a breve possano esserci sviluppi formali, con eventuali iscrizioni nel registro degli indagati.
Il nodo della ricina: un elemento che pesa
Al centro del giallo Pietracatella resta la presenza della ricina, una sostanza altamente tossica e raramente associata a casi domestici.
La relazione del centro antiveleni ha confermato l’avvelenamento, ma non ha ancora chiarito un punto fondamentale:
come sia stata assunta.
Ingestione? Inalazione? Altro?
È proprio questa la domanda chiave a cui le indagini stanno cercando di rispondere.
Il telefono di Alice e gli ultimi giorni prima della tragedia
Uno dei passaggi più delicati riguarda l’analisi del telefono di Alice.
Gli investigatori acquisiranno chat, mail, conversazioni sui social, cronologia web e dati di posizione degli ultimi mesi.
Ma soprattutto verranno esaminate le note salvate sul dispositivo, dove la ragazza avrebbe annotato gli alimenti consumati in casa nelle ore precedenti alla tragedia.
Un dettaglio che potrebbe rivelarsi decisivo per ricostruire la sequenza degli eventi.
Autopsie e accertamenti: la settimana decisiva
Parallelamente, l’attenzione si sposta sugli esami autoptici.
A Bari verranno analizzati i campioni prelevati durante le autopsie, con risultati attesi a breve.
Si tratta di un passaggio fondamentale: solo un quadro completo potrà chiarire con certezza la causa della morte e le modalità dell’avvelenamento.
Un caso sospeso tra due verità
Il giallo Pietracatella resta sospeso tra due narrazioni opposte.
Da una parte c’è la famiglia, che continua a escludere l’ipotesi di un gesto volontario.
Dall’altra, un’indagine che si muove su basi scientifiche e che punta a ricostruire ogni dettaglio.
Non è il primo caso in cui percezione familiare e realtà investigativa divergono.
Ma qui c’è un elemento che rende tutto più difficile da accettare: la presenza di un veleno raro, che difficilmente lascia spazio al caso.

