«Porgo le mie scuse alla famiglia di Pamela»: meno di un minuto in aula
Per la prima volta dall’omicidio di Pamela Genini, Gianluca Soncin ha preso la parola in aula per rivolgere le proprie scuse alla famiglia della giovane donna che è accusato di aver ucciso.
Il 52enne, imputato davanti alla Corte d’Assise di Milano per l’omicidio pluriaggravato della 29enne, ha letto in piedi, accanto ai suoi difensori, alcune righe scritte a mano su un foglio.
Ha parlato a voce bassissima e con tono monocorde, impiegando meno di un minuto.
«In questo momento di grande dolore e profonda tristezza porgo le mie scuse alla famiglia di Pamela. Da quel giorno le nostre vite sono profondamente cambiate», ha detto Soncin.
Poi ha aggiunto: «So che il perdono non si può pretendere. Comprendo il peso delle mie azioni e il ricordo di Pamela resterà indelebile nei nostri cuori. Non mi resta che assumermi fino in fondo le conseguenze per il dolore che ho causato con senso di responsabilità».
Dopo aver pronunciato queste parole, l’imputato è tornato a sedersi in prima fila, accanto ai suoi avvocati, per assistere alle testimonianze previste nel processo.
La famiglia respinge le scuse: «Non le accettiamo»
La risposta della famiglia di Pamela Genini è arrivata immediatamente.
«Non accettiamo nessuna scusa, vogliamo l’ergastolo, nessun sconto di pena», ha riferito a Fanpage.it la sorella Veronica Genini, che è seguita da Scarpetta Rossa, associazione impegnata nella lotta contro la violenza sulle donne.
Ancora più duro il commento dell’avvocato Nicodemo Gentile, che assiste la madre di Pamela, Una Smirnova.
«Sono parole di plastica, insignificanti che non tolgono nulla», ha detto il legale durante una pausa dell’udienza.
Per Gentile quelle scuse sarebbero arrivate troppo tardi. «Doveva accettare quelle scuse che Pamela gli faceva, quando lui la trascinava per i capelli sul balcone e lo implorava di non ucciderla. Là si doveva fermare».
Il processo per l’omicidio di Pamela
Soncin, imprenditore di 52 anni, è imputato per aver ucciso Pamela nella sua abitazione di via Iglesias, nel quartiere Gorla a Milano, la sera del 14 ottobre 2025.
Secondo l’accusa, la giovane sarebbe stata colpita con 76 coltellate dopo la fine della relazione con l’imputato.
Le dichiarazioni spontanee di oggi rappresentano il primo intervento diretto di Soncin davanti alla Corte dall’inizio del processo. Non si è trattato di un interrogatorio: il 52enne ha scelto di rendere dichiarazioni spontanee prima dell’audizione dei testimoni.
Il suo intervento è stato breve. Ha letto il foglio senza aggiungere ulteriori spiegazioni e poi è rimasto in aula per seguire il procedimento.
In aula le immagini dell’appartamento e le testimonianze dei soccorritori
Durante l’udienza è tornato anche il racconto degli ultimi momenti di vita di Pamela Genini. In aula è stato utilizzato nuovamente un grande proiettore sul quale sono state mostrate le immagini dell’appartamento di via Iglesias, dove quasi un anno fa intervenne la polizia nel tentativo di soccorrere la 29enne.
Tra i testimoni previsti ci sono alcuni soccorritori e vicini di casa, chiamati a ricostruire quanto accaduto quella sera.
In particolare, saranno ascoltate anche le persone che avrebbero sentito le urla della giovane mentre cercava di difendersi.
Sono elementi che riportano il processo al momento centrale dell’accusa, mentre la famiglia continua a chiedere che la morte di Pamela venga punita con la massima pena prevista.
«Non togliamo nulla al dolore»: lo scontro sulle scuse
Da una parte ci sono le parole pronunciate da Soncin in aula, con il riferimento al dolore provocato e all’assunzione di responsabilità.
Dall’altra, la posizione senza aperture della famiglia, che non considera quelle dichiarazioni sufficienti e chiede l’ergastolo.
Il processo dovrà ora proseguire attraverso l’esame dei testimoni e degli altri elementi raccolti dalla Procura. Le dichiarazioni dell’imputato restano parte della sua strategia processuale e sarà la Corte, al termine del dibattimento, a stabilire le eventuali responsabilità e la pena.
Per la famiglia di Pamela, però, il punto resta fermo: le scuse pronunciate in aula non cancellano quanto accaduto quella notte.

