Messi commosso durante il discorso di addioMessi commosso durante il discorso di addio

L’ultimo gol, l’ultima corsa, l’ultimo abbraccio con la maglia dell’Argentina. Lionel Messi ha chiuso la sua storia con la Selección nel modo più simbolico possibile: davanti al Monumental gremito, con la fascia da capitano al braccio e un gol dal dischetto che ha fatto esplodere lo stadio.

Argentina-Benin finisce 3-0 e Messi è protagonista anche nelle altre due reti, servendo gli assist per Nicolás Otamendi e Nico Paz. Poi, al 26′ della ripresa, arriva il momento che tutti aspettavano: il rigore conquistato dopo un duro fallo su Agustín Giay e trasformato dal numero 10.

È il 126° gol di Messi con la nazionale, l’ultimo capitolo di una storia durata oltre vent’anni e diventata leggenda.

Dal dischetto l’ultimo gol con la Selección

Il rigore arriva dopo una partita nella quale Messi aveva già lasciato il segno due volte. Prima l’assist per Otamendi, poi quello per Nico Paz, quindi il penalty.

Davanti a lui c’è Marcel Dandjinou, portiere del Benin che fino a quel momento aveva tenuto in piedi la partita con diversi interventi. Messi però non sbaglia.

Il tiro finisce nell’angolo alto e il Monumental esplode. Non è un gol come gli altri, perché è l’ultimo di Messi con la maglia dell’Argentina.

Con questa rete il capitano porta a 126 i gol con la Selección, mentre la sua ultima presenza porta il bilancio complessivo a 208 partite. Un’eredità statistica che comprende anche il record di presenze e quello di miglior marcatore nella storia dell’Argentina.

«Non voglio andarmene, non voglio lasciare il campo»

Dopo il triplice fischio arriva il momento più difficile.

Messi parla davanti al pubblico del Monumental e fatica a contenere le emozioni. Non nasconde quanto sia doloroso chiudere una storia che per più di due decenni ha accompagnato la sua carriera.

«Non voglio andarmene, non voglio lasciare il campo», dice.

È una frase che fotografa perfettamente la serata. Perché Messi non sta soltanto salutando una squadra: sta lasciando la maglia con cui ha vissuto le sconfitte più dolorose e le vittorie più importanti della sua carriera.

«Mi mancherà difendere i colori della Nazionale», racconta, spiegando però che continuerà a sostenere dall’esterno i giocatori che arriveranno dopo di lui.

«La prima cosa a cui penso è mio padre»

Nel suo discorso c’è anche un pensiero rivolto alla famiglia.

«La prima cosa a cui penso è mio padre», dice Messi, ricordando Jorge e il ruolo avuto nel percorso che lo ha portato dall’infanzia a Rosario fino alla conquista del vertice del calcio mondiale.

Poi torna sulla maglia albiceleste, quella che ha indossato per oltre vent’anni.

«È stato un grande onore indossare questa maglia per oltre 20 anni», sottolinea, ricordando anche gli anni più difficili, quando le sconfitte con l’Argentina sembravano aver reso impossibile il sogno di conquistare un grande titolo.

Alla fine, però, quel sogno è diventato realtà.

Dal dolore alle vittorie che hanno cambiato tutto

Nel suo lungo saluto Messi cita proprio i traguardi raggiunti insieme ai compagni: Copa América, Finalissima e soprattutto il Mondiale.

«Mi ha aiutato a realizzare il sogno d’infanzia di diventare campione del mondo», racconta riferendosi al gruppo con cui ha condiviso gli anni più importanti della Selección.

Il Mondiale del 2022 in Qatar è stato il punto più alto, ma non l’unico. L’Argentina ha ritrovato la propria identità e Messi ha finalmente conquistato con la nazionale ciò che per anni sembrava mancargli.

Ora lascia da campione del mondo e da capitano di una squadra che ha riportato trofei importanti a Buenos Aires.

Il ricordo più bello: tornare a giocare da campioni del mondo

Tra i ricordi che Messi porta con sé ce n’è uno che considera indimenticabile: la prima partita giocata in Argentina dopo la vittoria del Mondiale.

«Non dimenticherò mai quello che ho provato quel giorno», racconta.

Il Monumental, il pubblico, la festa e la sensazione di essere finalmente tornati a casa con la Coppa del Mondo. Un’immagine che, spiega, ancora oggi lo commuove quando rivede i video.

E proprio il pubblico argentino è una delle cose che dice di voler ricordare maggiormente.

«Mi mancherà tantissimo giocare qui», confessa, ricordando l’affetto ricevuto in ogni parte del Paese, indipendentemente dalla competizione.

Il Monumental lo saluta tra lacrime e applausi

La serata era stata preparata per mesi come una celebrazione. Oltre 85 mila spettatori hanno riempito il Monumental per accompagnare il capitano nell’ultima partita con l’Albiceleste. Prima dell’inizio, Messi aveva già mostrato tutta la propria emozione durante l’inno.

Nel corso della serata non è mancato nemmeno il richiamo alla storia argentina e alle Malvinas. Un veterano della guerra del 1982 ha cantato l’inno e la Federcalcio argentina ha riproposto lo striscione «Las Malvinas son argentinas», già esibito dalla Selección dopo la vittoria sull’Inghilterra ai Mondiali.

Ma alla fine tutto torna a Messi.

Il numero 10 saluta l’Argentina con un gol e due assist, una vittoria per 3-0 e un ultimo discorso nel quale non nasconde il dolore per la separazione.

«Orgoglioso di essere argentino»

Le ultime parole sono quelle di un uomo che sa di aver chiuso un capitolo irripetibile.

«Vi amo tutti, mi mancherete e sono così grato a Dio per essere argentino», dice Messi.

E poi l’orgoglio: essere argentino, aver realizzato i propri sogni con quella maglia, aver condiviso con milioni di persone una storia iniziata quando era ancora un ragazzo.

La Selección va avanti senza il suo capitano. Messi, invece, continuerà la carriera nei club. Ma da questa notte, dopo 208 partite e 126 gol, la sua storia con l’Argentina appartiene definitivamente alla memoria del calcio.

Di Redazione

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