Gabriele SabatiniGabriele Sabatini

Il ricovero a Pisa per la ‘partita’ più difficile

È morto a 50 anni Gabriele Sabatini, ma nel calcio spezzino il suo nome resterà legato a una storia che era iniziata molto lontano dai campi dilettantistici. Prima il sogno costruito nelle giovanili di Spezia e Milan, poi le selezioni giovanili della Nazionale e una carriera da centrocampista interrotta troppo presto da un grave infortunio. Infine la panchina, dove aveva continuato a trasmettere ai ragazzi quella stessa passione che lo aveva accompagnato per tutta la vita.

Sabatini è morto nella notte dopo una malattia che lo aveva costretto al ricovero in ospedale a Pisa. Lascia la moglie Francesca Rollini, due figli e i genitori. La notizia ha provocato un’ondata di dolore nel calcio dilettantistico spezzino e anche in Lunigiana, dove aveva allenato e costruito rapporti che sono andati oltre il campo.

Il sogno iniziato con Milan e Spezia

Da giocatore era soprattutto un regista, apprezzato per la qualità del piede, l’eleganza e una visione di gioco non comune. Un percorso che sembrava poterlo portare molto lontano.

Aveva mosso i primi passi nelle giovanili dello Spezia e del Milan, arrivando anche alle selezioni Under 15 e Under 16 della Nazionale. In quelle rappresentative aveva condiviso il campo con giocatori destinati a diventare protagonisti del calcio italiano, tra cui Alessandro Nesta, Francesco Totti, Simone Inzaghi e Domenico Morfeo.

Poi arrivò l’infortunio che cambiò il percorso professionale. Un ostacolo pesante che gli impedì di raggiungere i palcoscenici ai quali sembrava destinato, ma non riuscì a spegnere la sua passione.

Da Pisa a Sarzanese, una carriera costruita in tante piazze

Sabatini continuò a giocare attraversando diverse realtà del calcio italiano. Tra le maglie indossate ci sono Castelnuovo Garfagnana, Pisa, Barberino, Viterbese, Tempio Pausania, Cuneo, Alessandria, Valle d’Aosta, Fo.Ce Vara e Sarzanese.

Proprio la Sarzanese rappresentò uno dei capitoli più importanti della sua carriera. Sei stagioni da protagonista e un ricordo rimasto nella storia della società: il 5 ottobre 2008, quando la formazione biancoverde riuscì a battere lo Spezia a domicilio.

Un risultato che oggi assume un valore ancora più particolare ripensando al percorso di quel centrocampista cresciuto proprio nel settore giovanile spezzino.

In panchina il calcio diventò una lezione di vita

Quando ha smesso di giocare, Sabatini non ha lasciato il calcio. Ha cambiato ruolo.

Dalla panchina ha guidato diverse squadre, tra cui Magra Azzurri, Ligorna, Fezzanese, Colli di Luni, Tarros Sarzanese e Pontremolese. Con il Magra Azzurri aveva anche conquistato il campionato di Promozione.

Nella stagione 2021/2022 aveva guidato la Pontremolese in Eccellenza, arrivando a Pontremoli a novembre e restando alla guida della squadra fino a marzo.

Ma è soprattutto alla Santerenzina, società della sua zona, che il suo ricordo viene legato anche alla persona oltre che all’allenatore. Il club lo ha ricordato come un uomo capace di lasciare «un segno indelebile» nella storia della società, sottolineando non soltanto la passione ma anche i valori e gli insegnamenti trasmessi ai giocatori.

Per Sabatini allenare non significava soltanto lavorare sulla tattica o sui fondamentali. Significava anche accompagnare ragazzi e giocatori nella crescita, dentro e fuori dal campo.

Il cordoglio dello Spezia e della Lunigiana

Tra i primi messaggi è arrivato quello dello Spezia Calcio, che ha espresso il proprio cordoglio per la scomparsa di un tecnico «molto apprezzato e stimato nel panorama del calcio dilettantistico spezzino», stringendosi alla famiglia.

Anche la Pontremolese ha ricordato il periodo trascorso da Sabatini sulla propria panchina, sottolineandone «la grande professionalità e umanità».

La notizia ha colpito profondamente una comunità che aveva imparato a conoscerlo in ruoli diversi. Prima calciatore, poi allenatore, ma anche agente di commercio, apprezzato per la sua naturale capacità di entrare in relazione con gli altri.

Il calcio, per Gabriele Sabatini, non era rimasto soltanto una professione o una passione. Era diventato un modo per costruire rapporti e lasciare qualcosa alle persone incontrate lungo il percorso.

A 50 anni quella storia si interrompe troppo presto. Resta il ricordo di un talento che un infortunio aveva costretto a cambiare strada, ma che non aveva mai smesso di vivere il calcio e di trasmetterlo agli altri.

Di Redazione

Produzione giornalistica, approfondimenti, esclusive e lanci di agenzia a cura della Redazione Centrale di Notizie Audaci. Testata giornalistica registrata al Tribunale di Salerno, N. 373 del 17/01/2019, inclusa nel feed ufficiale di Google News e diretta dal Direttore Responsabile Giuseppe D’Alto, giornalista professionista.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *