Maradona con Leopoldo LuqueMaradona con Leopoldo Luque

La Procura di San Isidro contesta l’omicidio con dolo eventuale a tre professionisti

A quasi sei anni dalla morte di Diego Armando Maradona, il processo sulle responsabilità per la fine del campione argentino è arrivato alle battute conclusive. Nel tribunale di San Isidro, i procuratori Patricio Ferrari e Cosme Iribarren hanno presentato le richieste di pena nei confronti dei sette imputati.

La richiesta più alta riguarda Leopoldo Luque, il neurochirurgo considerato una delle figure centrali nell’ultimo periodo di vita di Maradona. Per lui l’accusa ha chiesto 12 anni di reclusione per omicidio volontario con dolo eventuale.

Secondo la ricostruzione della Procura, Luque avrebbe compiuto una serie di azioni e omissioni che, nel periodo compreso tra l’11 e il 25 novembre 2020, avrebbero contribuito alla morte del campione.

Sono le due settimane che separano il trasferimento di Maradona dalla Clínica Olivos, dove era stato sottoposto a un intervento per un ematoma subdurale, alla casa presa in affitto dove il 25 novembre sarebbe morto.

Cosa significa l’accusa di dolo eventuale

Il punto centrale del processo è la qualificazione delle responsabilità.

Per tre professionisti sanitari la Procura sostiene che non si sia trattato semplicemente di errori o negligenze, ma di condotte compiute nella consapevolezza che le conseguenze avrebbero potuto essere letali.

È il significato dell’omicidio con dolo eventuale contestato a Luque e ad altri due imputati.

L’accusa ritiene quindi che i professionisti coinvolti fossero consapevoli delle condizioni di salute di Maradona e dei rischi collegati alla gestione delle sue cure, ma abbiano comunque proseguito in quel modo.

Per altri tre imputati, invece, la contestazione è quella meno grave di omicidio colposo, con richieste di pena inferiori.

Dieci anni per Nancy Forlini, otto per Agustina Cosachov

Dopo Luque, la richiesta più pesante riguarda Nancy Forlini, responsabile delle cure domiciliari per conto di Swiss Medical, la compagnia di assistenza sanitaria che seguiva Maradona.

Per lei i procuratori hanno chiesto 10 anni di carcere.

La Procura ha invece sollecitato una condanna a otto anni per la psichiatra Agustina Cosachov, anche lei accusata di omicidio con dolo eventuale.

Il quadro delineato dall’accusa individua quindi tre professionisti ai quali vengono attribuite responsabilità particolarmente gravi nella gestione delle ultime settimane di vita di Maradona.

Le altre tre richieste: da quattro a cinque anni

Per altri tre imputati la Procura ha scelto una diversa qualificazione giuridica.

Si tratta dello psicologo Carlos Diaz, del coordinatore degli infermieri Mariano Perroni e dell’infermiere Ricardo Almirón.

Nei loro confronti viene contestato l’omicidio colposo. Le richieste di pena sono comprese tra quattro e cinque anni di reclusione, alle quali si aggiunge una richiesta di interdizione dall’esercizio della professione per un periodo pari al doppio della pena.

La distinzione effettuata dall’accusa è dunque netta: da una parte i tre professionisti per i quali viene contestato il dolo eventuale, dall’altra quelli accusati di una responsabilità colposa.

Per Pedro Di Spagna chiesta l’archiviazione

La Procura ha invece chiesto l’archiviazione per Pedro Di Spagna, il settimo imputato.

Nel suo caso, i procuratori hanno riconosciuto un elemento decisivo: il medico, che aveva visitato Maradona una sola volta durante la convalescenza, non avrebbe avuto né il potere né la possibilità di decidere sull’orientamento delle cure del paziente.

Per questo motivo la sua posizione è stata separata da quella degli altri professionisti finiti al centro del procedimento.

Ora la parola passa al tribunale

Le richieste della Procura rappresentano un passaggio fondamentale del processo, ma non sono ancora sentenze. Saranno i giudici del tribunale di San Isidro a stabilire eventuali responsabilità penali degli imputati e le relative pene.

Al centro del procedimento resta la domanda che accompagna l’inchiesta fin dalla morte di Maradona: quanto hanno inciso le decisioni prese durante quelle ultime settimane sulle condizioni che portarono alla morte del campione?

Il 25 novembre 2020 Diego Armando Maradona morì nella casa di Tigre, dopo essere stato operato poche settimane prima per un ematoma subdurale. Ora, nelle battute finali del processo, l’accusa ha messo nero su bianco le proprie richieste: 12 anni per Luque, 10 per Forlini, 8 per Cosachov, pene tra 4 e 5 anni per Diaz, Perroni e Almirón e nessuna pena per Di Spagna.

Il verdetto dovrà stabilire se le responsabilità ipotizzate dalla Procura troveranno conferma in tribunale.

Di Redazione

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