Il primo accesso al San Leonardo, il ritorno a casa e la corsa in ospedale
Che cosa è successo nelle ore in cui Greta Astarita ha chiesto aiuto per quei dolori lancinanti all’inguine? E perché, dopo un primo accesso in ospedale, le sue condizioni sono precipitate fino a provocare la morte della giovane madre e del bambino che aspettava? Sono gli interrogativi ai quali dovranno rispondere gli accertamenti avviati dopo la tragedia che ha sconvolto Piano di Sorrento.
La Procura di Torre Annunziata ha aperto un fascicolo per fare luce sulla morte della 33enne e del figlio che portava in grembo, disponendo il sequestro delle salme e delle cartelle cliniche in vista degli esami autoptici. Anche l’Asl Napoli 3 Sud ha annunciato un’inchiesta interna. Al centro delle verifiche c’è soprattutto la sequenza degli accessi al pronto soccorso dell’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia, dove Greta si era presentata per la prima volta venerdì, prima di tornare a casa e accusare un nuovo, drammatico malore.
Greta Astarita, i due accessi in ospedale prima della tragedia
Secondo le ricostruzioni disponibili, Greta si era recata al San Leonardo lamentando forti dolori all’inguine. In quella prima occasione sarebbe stata sottoposta agli accertamenti ritenuti necessari dai sanitari, che avrebbero giudicato le sue condizioni non tali da richiedere il ricovero.
Una volta rientrata a casa, però, il malessere si sarebbe ripresentato con maggiore intensità. La donna avrebbe perso i sensi, rendendo necessario un nuovo trasferimento d’urgenza in ospedale. Questa volta il quadro clinico sarebbe apparso estremamente grave.
I medici avrebbero deciso di procedere con un parto d’urgenza nel tentativo di salvare il bambino. Il piccolo, tuttavia, è stato dichiarato morto intorno alle 23 di venerdì. Greta è stata trasferita in Rianimazione, dove il suo cuore ha smesso di battere intorno alle 14.30 del giorno successivo.
La ricostruzione di queste ore rappresenta uno dei punti centrali dell’indagine. Saranno gli accertamenti medici e l’analisi della documentazione sanitaria a chiarire l’evoluzione delle condizioni della donna e le decisioni assunte durante i diversi accessi. Al momento, non è possibile stabilire se vi siano stati errori o responsabilità.
La denuncia dei familiari e il sequestro delle cartelle cliniche
Dopo la morte di Greta e del bambino, i familiari hanno presentato una denuncia al commissariato di polizia di Castellammare di Stabia. La Procura di Torre Annunziata ha quindi disposto il sequestro delle salme e delle cartelle cliniche, passaggi che consentiranno agli inquirenti di approfondire quanto accaduto.
Gli esami autoptici saranno importanti per chiarire le cause dei due decessi e ricostruire il quadro clinico della 33enne. La documentazione sanitaria permetterà inoltre di esaminare gli accertamenti effettuati durante il primo accesso e gli interventi successivi.
Parallelamente, l’Asl Napoli 3 Sud ha avviato un’inchiesta interna per verificare il percorso assistenziale. Due verifiche distinte, quella giudiziaria e quella dell’azienda sanitaria, che dovranno fare chiarezza su una vicenda dolorosa, evitando conclusioni premature prima dei risultati degli accertamenti.
L’ipotesi della trombosi e le gambe gonfie: cosa resta da chiarire
Tra le ipotesi circolate dopo la tragedia c’è quella di una possibile trombosi, collegata anche al racconto di familiari che avrebbero riferito di un gonfiore alle gambe nei giorni precedenti. Si tratta, tuttavia, di elementi che dovranno essere verificati e che non possono essere considerati una diagnosi né una spiegazione accertata dei decessi.
Il nonno paterno di Greta, intervistato dalla Rai, ha riferito di non essersi accorto di quel possibile segnale. Solo gli esami medico-legali e la valutazione della documentazione clinica potranno chiarire se vi fosse una patologia preesistente e quale ruolo abbia eventualmente avuto nella rapida evoluzione del quadro.
È proprio questa la domanda che accompagna l’inchiesta: comprendere che cosa abbia determinato il peggioramento delle condizioni della donna e se i sintomi iniziali fossero riconducibili a una situazione che avrebbe richiesto ulteriori approfondimenti. Fino alla conclusione delle verifiche, ogni ipotesi resta tale.
Greta lascia una bambina: «Una tragedia nella tragedia»
Nel dolore per la perdita della giovane madre e del bambino che aspettava c’è anche la necessità di proteggere la figlia più grande di Greta. I familiari non hanno ancora trovato il modo di comunicarle quanto accaduto.
«Una tragedia nella tragedia. Non possiamo dire niente, c’è una bambina da tutelare alla quale non vogliamo far capire cosa è accaduto», ha raccontato ai microfoni Rai il nonno paterno della 33enne. Parole che restituiscono la dimensione privata di un lutto improvviso, destinato a cambiare per sempre la vita di una famiglia.
A Piano di Sorrento la notizia ha suscitato profonda commozione. Il sindaco Salvatore Cappiello ha espresso pubblicamente il cordoglio della comunità, ricordando la giovane concittadina e il bambino che portava in grembo.
«Ci sono notizie che non vorremmo mai ricevere», ha scritto il primo cittadino, descrivendo lo smarrimento e il dolore provocati dalla scomparsa di una donna di appena 33 anni.
L’inchiesta sul San Leonardo e il precedente provvedimento in Ginecologia
La vicenda si inserisce in un contesto delicato per l’ospedale San Leonardo. Nei giorni precedenti, nell’ambito di un procedimento relativo alla morte di un neonato nel 2024, erano stati notificati provvedimenti cautelari a carico di alcuni professionisti del reparto di Ginecologia: secondo le informazioni fornite, il primario era stato posto agli arresti domiciliari e due medici, insieme a una ginecologa, avevano ricevuto un’interdizione dalla professione per un anno.
Si tratta di un procedimento distinto, che non dimostra alcun collegamento con la morte di Greta Astarita. Le responsabilità eventualmente contestate in quella vicenda dovranno essere accertate nelle sedi competenti, così come dovranno essere valutati autonomamente i fatti relativi alla 33enne.
Per la morte di Greta e del bambino, la strada è ora quella degli accertamenti giudiziari e sanitari. Le autopsie, le cartelle cliniche e la ricostruzione dei due accessi al pronto soccorso dovranno contribuire a rispondere agli interrogativi rimasti aperti. L’obiettivo è stabilire le cause della tragedia e verificare se l’assistenza ricevuta sia stata conforme alle condizioni cliniche della paziente, senza anticipare giudizi prima che siano disponibili gli esiti delle indagini.

