La 21enne era uscita di casa per un controllo prenatale e non è più tornata
María Camila Potosí, 21 anni e all’ottavo mese di gravidanza, è stata trovata morta dopo essere scomparsa per quattro giorni. Il suo corpo, rinvenuto nei pressi del fiume Meléndez, nella zona di Cali, presentava segni di tortura e numerose ferite da arma da taglio. L’autopsia ha inoltre accertato che il bambino che portava in grembo era stato estratto con la forza. Del neonato, al momento, non c’è ancora alcuna traccia.
Un delitto di una crudeltà estrema che ha sconvolto la Colombia e che riporta l’attenzione sul fenomeno della violenza di genere, mentre la magistratura prosegue le indagini per individuare i responsabili e ritrovare il piccolo.
L’ultima uscita per una visita prenatale
Secondo la ricostruzione degli investigatori, giovedì 16 luglio María Camila Potosí aveva lasciato l’abitazione della cognata, nella zona sud-occidentale di Cali, per raggiungere un appuntamento legato alla gravidanza.
Da quel momento si sono perse completamente le sue tracce.
La famiglia ha denunciato immediatamente la scomparsa, avviando ricerche che si sono concluse nel peggiore dei modi. Dopo quattro giorni, il corpo della giovane è stato ritrovato lungo le rive del fiume Meléndez, vicino alla località di La Buitrera.
Le condizioni in cui è stata trovata hanno evidenziato la particolare efferatezza del delitto.
L’autopsia: il bambino è stato estratto dal grembo
Gli esami autoptici hanno confermato che la giovane presentava segni di tortura e profonde ferite provocate da un’arma da taglio.
L’elemento più sconvolgente riguarda però il bambino che portava in grembo: secondo quanto emerso dagli accertamenti medico-legali, il piccolo sarebbe stato estratto dall’utero prima dell’abbandono del corpo.
Le autorità hanno avviato una vasta attività investigativa per rintracciare il neonato, mentre la madre della vittima ha lanciato un appello pubblico affinché venga ritrovato al più presto.
Al momento non sono stati diffusi dettagli sulle persone eventualmente ricercate nell’ambito dell’inchiesta.
Un caso che riaccende il dibattito sui femminicidi
L’omicidio di María Camila Potosí ha riacceso il confronto sulla violenza contro le donne in Colombia.
Secondo i dati diffusi dalla Procura Generale, negli ultimi anni il numero dei femminicidi registrati nel Paese è aumentato: 614 casi nel 2022, 630 nel 2023 e 746 nel 2024. Nei primi mesi del 2025 erano già stati registrati oltre cento episodi.
Alcune associazioni che si occupano della tutela delle donne contestano però questi numeri, sostenendo che i criteri utilizzati per classificare i casi siano differenti e che le statistiche possano variare a seconda delle metodologie adottate.
Resta comunque elevata la preoccupazione per la diffusione della violenza di genere e per il numero di donne che continuano a vivere situazioni considerate ad alto rischio.
Indagini aperte e appelli per ritrovare il neonato
Le indagini proseguono per ricostruire gli ultimi movimenti della giovane e individuare chi abbia commesso il delitto.
Gli investigatori stanno analizzando testimonianze, immagini di videosorveglianza e ogni elemento utile a chiarire la dinamica dei fatti, mentre proseguono le ricerche del bambino.
Il caso ha suscitato forte indignazione nell’opinione pubblica colombiana anche per il silenzio mantenuto finora da alcune delle principali istituzioni politiche del Paese, alimentando un nuovo dibattito sulle misure di prevenzione della violenza contro le donne e sulla necessità di rafforzare i sistemi di protezione per le vittime.
La priorità, in queste ore, resta però una sola: fare piena luce sull’omicidio di María Camila Potosí e ritrovare il neonato, del quale non si hanno ancora notizie.

