La notizia è stata riferita a Fanpage.it da fonti investigative
La traccia di DNA individuata sul nastro adesivo utilizzato per richiudere la bara di Pamela Genini non sarebbe riconducibile a Francesco Dolci, l’imprenditore di 41 anni di Sant’Omobono Terme, unico indagato nell’inchiesta sulla profanazione della tomba della giovane. È quanto riferisce Fanpage.it, citando fonti investigative. Un elemento che si inserisce in un quadro ancora da definire e che richiede ulteriori verifiche di laboratorio.
La notizia si intreccia con quanto lo stesso Dolci aveva dichiarato durante la puntata del 20 ottobre di La Vita in diretta: l’imprenditore aveva sostenuto che il confronto tra il proprio profilo genetico e quello rilevato dagli investigatori fosse già risultato negativo. Nel corso della trasmissione, tuttavia, la madre di Pamela, Una, aveva affermato di non aver ricevuto dai carabinieri una comunicazione in tal senso.
DNA misto, attesi nuovi esami del Ris
Secondo le informazioni raccolte da Fanpage.it, il materiale genetico recuperato sul nastro adesivo sarebbe riconducibile a più persone. Al momento non è stato chiarito se si tratti di due uomini oppure di un uomo e una donna. Quest’ultima ipotesi sarebbe considerata plausibile da una fonte investigativa citata dalla testata, ma saranno necessari ulteriori accertamenti per arrivare a una conclusione attendibile.
Il dato dovrà essere approfondito dai laboratori del Ris dei carabinieri. La presenza di una traccia mista, infatti, rende necessario stabilire quali profili genetici siano effettivamente distinguibili e se sia possibile attribuirli a persone specifiche.
È importante precisare che l’esclusione di Dolci da questa singola traccia non chiarisce, da sola, chi abbia profanato la tomba. L’imprenditore resta l’unico indagato nell’inchiesta per vilipendio di cadavere e furto della testa di Pamela Genini, ma la sua posizione dovrà essere valutata sulla base dell’insieme degli elementi raccolti dagli investigatori, nel rispetto della presunzione di innocenza.
Gli investigatori cercano altri elementi nella tomba
Il Nucleo investigativo dei carabinieri di Bergamo prosegue gli accertamenti per ricostruire la dinamica della profanazione, scoperta nel marzo 2026 nel cimitero di Strozza. La bara della ventinovenne, uccisa a coltellate a Milano dall’ex compagno Gianluca Soncin, era stata violata e la testa asportata.
Gli investigatori stanno esaminando anche altri elementi presenti sulla sepoltura, tra cui la parte interna della lapide provvisoria e i materiali utilizzati per richiudere la tomba. L’obiettivo è individuare eventuali ulteriori tracce utili a ricostruire le modalità dell’accaduto e a identificare il responsabile.
Parallelamente, sono attesi gli esiti degli approfondimenti medico-legali e antropologici affidati a Matteo Marchesi, primario all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, e all’antropologo forense Marco Cummaudo, componente del gruppo collegato a Cristina Cattaneo e al Laboratorio di antropologia e odontologia forense di Milano.
Gli esperti dovranno analizzare le caratteristiche del taglio alla base del collo e verificare se sia possibile individuare lo strumento utilizzato. Le valutazioni potrebbero contribuire anche a chiarire quando sia avvenuta la decapitazione.
Il confronto in tv e la proposta sulle cassette di sicurezza
La questione del DNA era stata affrontata anche a La Vita in diretta, durante il confronto del 20 ottobre. In trasmissione, la criminologa Roberta Bruzzone aveva invitato Dolci a sottoporsi al test, richiamando l’esistenza di una traccia genetica potenzialmente collegata alla profanazione. L’imprenditore aveva replicato affermando che il confronto era già stato effettuato e che il risultato, a suo dire, era negativo.
Durante la stessa discussione era emersa anche la proposta di utilizzare il denaro trovato nelle cassette di sicurezza di Pamela per finanziare iniziative legate alla ricerca della verità. Beppe, dopo essersi confrontato con consulenti e investigatori, si era opposto all’ipotesi, spiegando di temere che un’iniziativa del genere potesse attirare mitomani e persone pronte a sfruttare la vicenda.
La madre della giovane aveva invece contestato a Dolci la sua posizione nell’inchiesta, ricordandogli che risulta indagato e accusandolo di agire nel proprio interesse. Il confronto televisivo aveva evidenziato la tensione tra le parti, ma la ricostruzione della profanazione resta affidata agli accertamenti giudiziari e scientifici.
Per gli investigatori, i prossimi risultati delle analisi genetiche e degli esami antropologici potrebbero offrire indicazioni decisive. Al momento, però, diversi aspetti rimangono da chiarire: dalla composizione della traccia di DNA alla data esatta della profanazione, fino all’identità di chi ha violato la sepoltura e portato via la testa di Pamela Genini.

