Nuovi accertamenti indicano un moderato supporto all’ipotesi che quattro tracce siano state lasciate dal contatto con il guanto da lavoro sequestrato vicino al corpo
Quattro tracce sui sacchi neri utilizzati per avvolgere il corpo di Liliana Resinovich presenterebbero caratteristiche compatibili con il contatto con il guanto da lavoro nero trovato vicino alla donna. È il nuovo elemento emerso dagli accertamenti dattiloscopici disposti dalla gip di Trieste, Flavia Mangiante, e ora destinato a essere approfondito nell’ambito dell’inchiesta sulla morte della 63enne.
A sottolinearne la rilevanza è l’avvocato Nicodemo Gentile, legale di Sergio Resinovich, fratello di Liliana. Per il penalista, la donna sarebbe stata uccisa e l’ipotesi del suicidio non sarebbe compatibile con gli elementi raccolti. «È tempo di dare nome e cognome a chi ha ucciso la povera Liliana. La verità non può più attendere», ha dichiarato, usando parole nette sulla necessità di arrivare a una ricostruzione definitiva.
Le nuove risultanze, tuttavia, non identificano direttamente un eventuale responsabile: il loro significato dovrà essere valutato insieme agli altri elementi investigativi e nel contraddittorio tra le parti.
Le quattro tracce e il guanto sequestrato
La perizia datata all’inizio di ottobre ha esaminato le tracce individuate sui sacchi neri nei quali era stato trovato il corpo di Liliana Resinovich. Secondo quanto riportato nelle conclusioni, i quattro segni presentano caratteristiche analoghe e sarebbero stati prodotti dal contatto con un medesimo tipo di tessuto.
Il risultato offre un supporto definito «moderato» all’ipotesi che le tracce siano state generate dal contatto con il guanto nero sequestrato vicino al corpo della donna. Si tratta di una valutazione tecnica che indica una compatibilità, ma non equivale alla certezza che quel guanto abbia prodotto i segni né consente, da sola, di stabilire chi lo abbia utilizzato.
Sul reperto erano già state effettuate analisi in passato. Il nuovo approfondimento si inserisce ora nel quadro degli accertamenti disposti dalla giudice per le indagini preliminari, chiamata a valutare i diversi risultati scientifici acquisiti nel procedimento.
Il DNA dell’uomo ignoto e la contaminazione dei reperti
Un altro fronte riguarda le tracce genetiche individuate su uno dei sacchi neri e sui jeans indossati da Liliana. Una perizia merceologica e genetica richiesta dal gip aveva rilevato la presenza di DNA appartenente a un uomo non identificato.
Le successive verifiche comparative svolte dalla polizia scientifica, su richiesta della Procura, avrebbero però ricondotto quelle tracce a un operatore che aveva maneggiato i reperti il 28 luglio 2023, durante precedenti accertamenti. Il materiale genetico sarebbe quindi riconducibile a una contaminazione avvenuta nel corso delle attività tecniche, e non costituisce, sulla base degli elementi riferiti, una prova dell’intervento dell’uomo ignoto nella morte della donna.
È un passaggio importante per distinguere i risultati effettivamente utili alla ricostruzione dei fatti da quelli spiegabili con le procedure di analisi e manipolazione dei reperti.
Il marito indagato e l’udienza del 30 ottobre
Per la morte di Liliana Resinovich è attualmente indagato per omicidio il marito, Sebastiano Visintin. Il 2 ottobre è stato convocato in Procura a Trieste dalla sostituta procuratrice Ilaria Iozzi, che coordina le indagini. Assistito dai suoi avvocati, ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere.
La sua iscrizione nel registro degli indagati non equivale a una dichiarazione di colpevolezza: la responsabilità penale dovrà essere accertata nelle sedi competenti.
Liliana era scomparsa dalla sua abitazione il 14 dicembre 2021. Il suo corpo era stato ritrovato alcune settimane dopo nel boschetto dell’ex ospedale psichiatrico di Trieste, dando avvio a un caso che continua a suscitare interrogativi e controversie sulle circostanze della morte.
I nuovi risultati scientifici saranno discussi nell’udienza fissata per il 30 ottobre. Sarà in quella sede che le parti potranno confrontarsi sul significato degli accertamenti e sul loro peso complessivo nell’inchiesta. Per ora, il dato sulle tracce dei sacchi rappresenta un elemento da valutare, non una conclusione definitiva sull’identità dell’eventuale autore del delitto.

