Il dramma a Tortona, in provincia di AlessandriaIl dramma a Tortona, in provincia di Alessandria

La donna, accusata di aver ucciso la piccola Alessandra Lucia, non ha risposto al gip durante l’udienza di convalida

Un manoscritto scritto in russo, una telefonata al 112 e il racconto di una donna che, secondo la sua legale, si sarebbe sentita completamente sola. Emergono nuovi particolari sulla tragedia di Tortona, in provincia di Alessandria, dove la piccola Alessandra Lucia, di poco più di tre anni, è stata uccisa in casa. Per la morte della bambina è stata arrestata la madre, Viktorija Timofeeva, trentenne di origine russa, che secondo quanto riferito dalla difesa avrebbe tentato di togliersi la vita dopo aver colpito la figlia.

La donna è comparsa davanti al giudice per le indagini preliminari Riccardo Ghio per l’udienza di convalida dell’arresto, ma si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Il gip si è riservato la decisione sulla misura cautelare.

Il tentativo di togliersi la vita e il manoscritto

A riferire che il gesto contro la bambina sarebbe stato accompagnato da un tentativo di suicidio è l’avvocata Federica Tartara, del foro di Alessandria, che assiste la donna. Secondo la ricostruzione della difesa, quella notte Viktorija avrebbe rivolto la violenza anche contro sé stessa.

A rendere ancora più complesso il quadro è un elemento trovato da chi è intervenuto nell’abitazione: un manoscritto in lingua russa. Sarebbe stata la stessa donna a chiedere aiuto, chiamando il numero di emergenza 112.

La comunicazione con l’indagata presenta inoltre difficoltà linguistiche. Viktorija, infatti, non parlerebbe bene l’italiano e anche i colloqui con il suo avvocato devono svolgersi con l’assistenza di un interprete.

«La signora non è in condizioni psicofisiche per sostenere un interrogatorio», ha spiegato Tartara, precisando che la difesa valuterà in un secondo momento se presentare un’istanza al pubblico ministero per chiedere di essere sentita.

La separazione dal compagno e la battaglia per l’affidamento

Dietro la tragedia ci sarebbe, secondo la legale, una situazione familiare particolarmente difficile. La donna viveva con la figlia, separata dal compagno italiano, in un contesto segnato da tensioni nella relazione e da un conflitto tra le parti sulla questione dell’affidamento della bambina.

Nella vicenda figura anche una denuncia per presunti episodi di violenza domestica. Il relativo procedimento, secondo quanto riferito, è stato successivamente archiviato.

La difesa ritiene necessario avere più tempo per ricostruire con precisione i rapporti familiari e le circostanze che hanno preceduto la morte della piccola Alessandra Lucia. Al momento, dunque, i contorni della vicenda restano da chiarire e le dichiarazioni dell’avvocata rappresentano la versione fornita dalla difesa.

Da Voghera all’alloggio di co-housing a Tortona

Prima di essere ospitata nell’alloggio di co-housing sociale di Tortona in cui viveva fino alla notte della tragedia, Viktorija si trovava in una struttura a Voghera, in provincia di Pavia. Anche questo passaggio rientra nel percorso personale e abitativo della donna che la difesa sta cercando di ricostruire.

L’avvocata descrive una condizione di isolamento, aggravata dalla mancanza di un lavoro e dall’assenza di persone vicine su cui poter contare.

«La sua è la storia di una donna che si è sentita sola, abbandonata. Nessun lavoro, nessun familiare vicino, nessuna persona stretta di riferimento», ha dichiarato Tartara.

Parole che delineano il quadro presentato dalla difesa, ma che non esauriscono gli interrogativi sulla morte della bambina. Saranno gli accertamenti investigativi e gli ulteriori sviluppi giudiziari a contribuire alla ricostruzione di quanto accaduto nell’abitazione di Tortona.

Di Redazione

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