Un’amica aveva visto i segni delle aggressioni, mentre il fratello l’ha accompagnata a restituire il pick-up all’allevatore, ora ricercato per femminicidio
Aveva paura e non voleva affrontare da sola l’uomo che, secondo il suo racconto, l’aveva aggredita e minacciata di morte. Quattro giorni prima di essere uccisa, Priscila Lacerda Custodio, 24 anni, avrebbe confidato a un’amica le violenze subite dal compagno, raccontandole anche di una minaccia terribile: lui avrebbe detto che le avrebbe sparato alla testa.
La giovane brasiliana è morta dopo essere stata raggiunta da colpi d’arma da fuoco a Rifaina, nello Stato di San Paolo. Per il delitto è ricercato João Roberto Bolelli, allevatore di bestiame di 62 anni, con cui la ragazza aveva una relazione. La polizia ha classificato il caso come femminicidio e un tribunale ha disposto la custodia cautelare in carcere dell’uomo, che al momento degli ultimi aggiornamenti non era stato rintracciato.
«L’aveva aggredita»: il racconto dell’amica
A ricostruire il clima di paura in cui viveva Priscila è stata un’amica, ascoltata dalla Polizia civile brasiliana. Secondo la sua testimonianza, la ventiquattrenne le aveva raccontato di essere stata aggredita venerdì 23 ottobre. L’amica avrebbe anche visto sul corpo della giovane i segni delle violenze.
Non sarebbe stata l’unica intimidazione. Priscila Lacereda Custodio avrebbe riferito che il compagno la minacciava e che avrebbe incaricato alcune persone di sorvegliarla nel Minas Gerais, lo Stato brasiliano in cui si trovava la sua città d’origine, Perdizes.
La gelosia avrebbe alimentato i contrasti. Secondo quanto riferito dai testimoni, Bolelli sospettava che la giovane avesse un’altra relazione e non voleva che tornasse nella sua città. Una situazione che avrebbe spinto Priscila a cercare di interrompere il rapporto.
La loro storia, secondo le ricostruzioni pubblicate dai media brasiliani, era iniziata da pochi mesi. Ma quello che avrebbe dovuto essere un legame sentimentale si sarebbe trasformato in una relazione segnata da tensioni, sospetti e paura.
Il viaggio per restituire il pick-up e gli spari
Il 27 ottobre Priscila si è recata a Rifaina per restituire un pick-up appartenente all’allevatore. Non voleva andarci da sola: proprio per timore di possibili reazioni dell’uomo, aveva chiesto al fratello e a un’amica di accompagnarla.
Il fratello ha raccontato agli investigatori di aver ricevuto una telefonata dalla sorella, che gli chiedeva di esserle vicino durante il viaggio. Nel corso della conversazione l’avrebbe percepita agitata e preoccupata, con il timore che fosse intimidita o minacciata.
Secondo la ricostruzione della polizia, nei pressi di una proprietà rurale lungo la strada Cândido Portinari, all’altezza del chilometro 463, sarebbe scoppiata una lite legata ai telefoni cellulari. La discussione sarebbe poi degenerata in una sparatoria.
Priscila è stata colpita al petto e a un braccio. Trasportata all’ospedale di Rifaina, è morta poco dopo. Il fratello e l’amica hanno assistito alla scena. Stando alle informazioni diffuse sulla vicenda, l’uomo avrebbe anche puntato l’arma contro il fratello della giovane, inseguendolo prima di allontanarsi.
Dopo la sparatoria è scattata la ricerca del sospettato. Il tribunale di Pedregulho ha disposto il suo arresto preventivo, mentre gli investigatori continuano a ricostruire la dinamica e il movente.
Il precedente con un’altra compagna
Il caso presenta anche un precedente giudiziario che riguarda la vita sentimentale dell’allevatore. Secondo i media brasiliani, Bolelli era stato condannato nel dicembre 2021 a tre mesi e 15 giorni di reclusione per aver violato un ordine restrittivo ottenuto da un’altra ex compagna.
La circostanza è ora parte del quadro ricostruito dai giornali, mentre le autorità cercano di rintracciarlo. Un rappresentante legale ha dichiarato che il caso è in fase di valutazione e che non è ancora riuscito a mettersi in contatto con il sospettato.
La difesa, secondo quanto riferito, sta esaminando gli elementi disponibili. Le responsabilità per la morte di Priscila dovranno essere accertate nel procedimento giudiziario.
«Era una persona meravigliosa»: il dolore degli amici
Dopo la tragedia, gli amici hanno ricordato la giovane come una donna gentile, brillante e benvoluta. Juliana Amaral, una delle persone che la conoscevano, ha raccontato a Globo di aver condiviso con lei tre anni di amicizia senza averla mai sentita parlare male di qualcuno.
«Era bellissima, affascinante ed estremamente gentile», ha dichiarato. Un altro messaggio di cordoglio l’ha descritta come una persona meravigliosa, la cui vita è stata spezzata.
Priscila lavorava nel marketing digitale e aveva appena 24 anni. La sua morte riporta l’attenzione sulle minacce e sulle violenze che, secondo la testimonianza dell’amica, avrebbero preceduto l’aggressione mortale. Quattro giorni prima del delitto aveva raccontato di avere paura. Ora gli investigatori cercano l’uomo accusato di averla uccisa.

