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Covid 19, l’aspirina riduce il rischio di complicazioni: lo studio dell’University of Maryland

aspirina

Un nuovo studio ha rilevato che i pazienti che hanno seguito una terapia che prevedeva l’assunzione dell’aspirina avevano un rischio inferiore di essere ricoverati in terapia intensiva, ricevere ventilazione dopo essere stati contagiati dal Covid 19. Inoltre per i malati trattati con il farmaci si ridurrebbe il tasso di mortalità.

Coronavirus, minor rischio di finire in terapia intensiva per i pazienti che assumono aspirina

Lo studio è stato condotto dai ricercatori dell’University of Maryland School of Medicine (Baltimore, USA) che ha rilevato che nei pazienti COVID-19 ospedalizzati che assumevano aspirina a basso dosaggio per proteggersi dalle malattie cardiovascolari il rischio di complicazioni con conseguenze mortali era inferiore rispetto ad altre terapie.

Nello studio è stato precisato che i malati che assumevano l’aspirina avevano meno probabilità di finire in terapia intensiva o di finire collegati a un ventilatore meccanico. Lo studio offre un “cauto ottimismo” per un farmaco accessibile e con un profilo di sicurezza ben noto che potrebbe aiutare a prevenire gravi complicazioni.

Testati 412 pazienti malati di Covid 19 con l’acido acetilsalicilico

Per condurre lo studio i ricercatori hanno selezionato le cartelle cliniche di 412 pazienti COVID-19, con un’età media di 55 anni, che sono stati ricoverati negli ultimi mesi a causa di complicazioni derivanti dalla loro infezione. Circa un quarto dei pazienti esaminati ha assunto un’aspirina al giorno a basso dosaggio (di solito 81 milligrammi) prima del ricovero o immediatamente dopo. 

I ricercatori hanno scoperto che l’uso di aspirina era associato a una riduzione del 44% del rischio di essere sottoposti a un ventilatore meccanico, una diminuzione del 43% del rischio di ricovero in terapia intensiva e, soprattutto, una diminuzione del 47% % di rischio di morire in ospedale rispetto a chi non aveva assunto l’acido acetilsalicilico.

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