Matilde Baldi e Franco VacchinaMatilde Baldi e Franco Vacchina

Otto anni di carcere per Franco Vacchina, assolto Davide Bertello

«Otto anni per la vita di mia figlia sono pochi». È il dolore, ancora vivo, di Elvia Pia, madre di Matilde Baldi, la ragazza di 20 anni morta pochi giorni dopo il terribile incidente avvenuto l’11 dicembre 2025 sull’autostrada Asti-Cuneo. Dopo la sentenza pronunciata dal Tribunale di Asti, la donna affida le sue emozioni a parole che raccontano una ferita destinata a non rimarginarsi.

«Ogni giorno mi alzo e lei non c’è più. Questa sentenza non mi dà sollievo. Sapere che Matilde non tornerà è una sofferenza continua», ha dichiarato.

Intanto il giudice ha condannato Franco Vacchina a otto anni di reclusione per omicidio stradale, mentre Davide Bertello è stato assolto. La Procura aveva invece chiesto dieci anni per Vacchina e cinque per Bertello, sostenendo l’ipotesi di una gara clandestina tra le due supercar, ricostruzione che il Tribunale non ha ritenuto dimostrata.

La tragedia sull’Asti-Cuneo costata la vita a Matilde

La sera dell’11 dicembre 2025 Matilde Baldi, studentessa universitaria e commessa, stava tornando a casa a Montegrosso, in provincia di Asti.

Era seduta sulla Fiat 500 guidata dalla madre quando, lungo l’autostrada Asti-Cuneo, la loro vettura è stata coinvolta in un violentissimo incidente.

Secondo quanto emerso durante il processo, l’utilitaria procedeva a circa 73 chilometri orari quando alle sue spalle è arrivata la Porsche GT3 RS guidata da Franco Vacchina, che viaggiava a una velocità vicina ai 200 chilometri orari.

Dietro la Porsche seguiva una seconda supercar, condotta da Davide Bertello.

L’impatto è stato devastante. Matilde è stata trasportata in ospedale ad Alessandria, dove ha lottato per cinque giorni prima di morire. La madre è rimasta gravemente ferita.

La sentenza: otto anni a Vacchina, assolto Bertello

Al termine del processo con rito abbreviato, il Tribunale di Asti ha condannato Franco Vacchina a otto anni di reclusione per omicidio stradale.

Assolto invece Davide Bertello, per il quale la Procura contestava anche l’omissione di soccorso.

I giudici non hanno accolto la tesi della presunta gara clandestina sostenuta dall’accusa. Per conoscere le motivazioni della decisione bisognerà attendere il deposito previsto nel mese di settembre.

I tentativi di recuperare la Porsche e le chat finite agli atti

Nel corso delle indagini erano emersi anche alcuni comportamenti di Vacchina successivi all’incidente.

Secondo gli investigatori, l’imprenditore avrebbe tentato più volte di recuperare la Porsche sequestrata, arrivando persino a cercare di accedere alla centralina elettronica dell’auto.

Per questo motivo, a circa un mese dalla tragedia, era stato posto agli arresti domiciliari.

Agli atti dell’inchiesta sono finite anche alcune conversazioni estratte dal suo telefono.

Tra queste, messaggi nei quali amici cercavano di rassicurarlo con frasi come «Tra un anno ci rideremo sopra» e altri in cui Vacchina parlava della Porsche distrutta, quando Matilde era ancora ricoverata in condizioni disperate.

Elementi che avevano suscitato profonda indignazione nei familiari della vittima.

Il dolore della famiglia e il gesto d’amore dopo la morte

Dopo il decesso di Matilde, la famiglia ha scelto di autorizzare la donazione degli organi, trasformando una tragedia in un gesto di speranza per altre persone.

Nel processo si è costituita parte civile insieme al fidanzato della giovane.

Ma per la madre nessuna sentenza potrà cancellare il dolore.

«Era una ragazza fantastica, innamorata della vita. Sorrideva sempre e non meritava una fine così», ha detto con la voce spezzata.

Parole che raccontano il peso di una perdita destinata ad accompagnare per sempre chi le voleva bene.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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