Mino Spano dopo l'aggressioneMino Spano dopo l'aggressione

Cosa è successo a Cervia quella sera?

Interviene per fermare una violenza a Cervia, ma diventa lui stesso bersaglio del branco. È la dinamica, brutale e sempre più frequente, che emerge dal racconto di quanto accaduto la sera del 4 aprile nella cittadina romagnola.

Protagonista suo malgrado Mino Spano, residente a Sassuolo e collaboratore del settore giovanile neroverde, che si è trovato davanti a una scena di aggressione e ha deciso di non voltarsi dall’altra parte.

Intorno alle 22:30, durante una passeggiata, l’uomo nota un gruppo di circa otto ragazzi accanirsi contro due giovani coppie. Calci, pugni, accerchiamento: una dinamica da pestaggio vero e proprio.


Il tentativo di fermare il branco e la violenza che si ritorce contro

Spano reagisce d’istinto. Chiama il 112 e prova a intervenire fisicamente per separare aggressori e vittime. Un gesto che interrompe per un attimo la violenza, ma che attira su di lui l’attenzione del gruppo.

È a quel punto che la situazione precipita.

Il branco si rivolge contro di lui. Parte una seconda aggressione, con colpi diretti anche all’uomo che aveva tentato di difendere gli altri. Nel frattempo, uno dei ragazzi aggrediti riesce a scappare, mentre l’altro resta a terra in condizioni serie.

Spano prova a resistere, a gridare, a fermarli. Ma viene colpito ripetutamente.


Le ferite e il ricovero: quattro dita rotte

Il bilancio è pesante. L’uomo riporta quattro dita fratturate, di cui tre con fratture scomposte.

Nonostante le lesioni, si reca in ospedale solo il giorno successivo, al Bufalini di Cesena, per ricevere le cure necessarie. Un dettaglio che racconta anche lo stato di shock e la gestione immediata dell’emergenza.

Ancora più grave la situazione di uno dei giovani aggrediti: trovato a terra con il volto tumefatto e diversi denti rotti, segno di una violenza particolarmente intensa.


L’arrivo dei carabinieri e la fuga del gruppo

Quando i carabinieri arrivano sul posto, il gruppo si è già dileguato. Una dinamica tipica di questi episodi: colpire e sparire, lasciando dietro di sé feriti e poche tracce.

Restano le testimonianze, i racconti e i segni evidenti dell’aggressione. Elementi su cui ora si concentrano le indagini per identificare i responsabili.


Un episodio che riaccende l’allarme baby gang

Il caso di Cervia si inserisce in un quadro più ampio. Le cosiddette baby gang continuano a rappresentare un fenomeno difficile da arginare, con episodi sempre più frequenti e spesso caratterizzati da violenza gratuita e dinamiche di gruppo.

Colpisce soprattutto un aspetto: chi prova a intervenire rischia di diventare a sua volta vittima. È quanto accaduto a Spano, che ha pagato fisicamente la scelta di non restare indifferente.


Il coraggio e il rischio di intervenire

Resta, sullo sfondo, una riflessione inevitabile. In un contesto dove la violenza esplode all’improvviso, intervenire può significare esporsi in prima persona.

Spano lo ha fatto, tentando di fermare un pestaggio. Il risultato è stato un secondo episodio di violenza, ancora più diretto.

Un gesto che racconta, allo stesso tempo, coraggio individuale e fragilità collettiva.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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