La botola dove è stato ritrovato il capello di Pamela Genini e Francesco DolciLa botola dove è stato ritrovato il capello di Pamela Genini e Francesco Dolci

Perché Francesco Dolci si è presentato in Procura

Il caso Pamela Genini resta senza indagati ma si arricchisce di nuovi elementi. L’ex fidanzato Francesco Dolci si è presentato spontaneamente in Procura a Bergamo, consegnando una memoria con alcuni nomi di persone legate alla giovane.

Un’iniziativa che arriva mentre le indagini sul vilipendio del cadavere sono ancora aperte e senza responsabili. Ma è un altro dettaglio a inquietare gli investigatori: qualcuno potrebbe aver avuto accesso al loculo dopo la sepoltura.


L’iniziativa dell’ex fidanzato: nomi consegnati in Procura

Nel caso Pamela Genini, Francesco Dolci, imprenditore edile ed ex compagno della vittima, ha deciso di presentarsi spontaneamente in Procura accompagnato dal suo legale.

Ha depositato una memoria contenente una lista di persone che, secondo lui, avrebbero avuto rapporti con Pamela.

L’iniziativa si inserisce in un quadro investigativo coordinato dal pm Giancarlo Mancusi, che al momento non vede ancora iscritti nel registro degli indagati.

Dolci era già stato ascoltato nei mesi scorsi come persona informata sui fatti e aveva fornito la propria versione, indicando anche possibili scenari legati a interessi economici e a timori che la stessa Pamela avrebbe espresso prima della morte.


Il mistero dei fiori: chi è entrato nel loculo?

Tra gli elementi più inquietanti del caso Pamela Genini c’è il ritrovamento di un mazzo di fiori sopra la bara, all’interno del loculo.

Secondo il necroforo comunale, al momento della tumulazione – avvenuta il 24 ottobre – quei fiori non c’erano.

Il bouquet, trovato successivamente e ormai rinsecchito, sarebbe compatibile con essenze stagionali, suggerendo che sia stato posizionato poco dopo la sepoltura.

Un dettaglio che apre una domanda precisa: qualcuno è entrato nel loculo dopo la chiusura.

Insieme alla presenza di silicone utilizzato per richiudere il feretro, gli investigatori parlano di un gesto tutt’altro che improvvisato.

Un’azione che richiede tempo, accesso e una certa familiarità con il luogo.


Gli altri elementi: telecamere e il capello trovato

Le indagini sul caso Pamela Genini stanno cercando di mettere insieme diversi indizi.

Resta senza conferma ufficiale la presenza di una sagoma ripresa di notte dalle telecamere comunali. I sistemi cancellano automaticamente le immagini dopo sette giorni, ma non si esclude che siano stati recuperati dati utili.

Più recente è il ritrovamento di un capello biondo nell’abitazione di Dolci, a Sant’Omobono Imagna. Il reperto sarà analizzato per verificare la presenza di DNA.

Gli investigatori, però, tendono a ridimensionarne la portata: Pamela aveva vissuto in quella casa in passato.


Un caso ancora aperto ma con segnali precisi

Il caso Pamela Genini resta senza una direzione definitiva, ma alcuni elementi iniziano a delineare uno scenario più complesso.

Da un lato, la scelta dell’ex fidanzato di fornire nomi potrebbe indirizzare le indagini verso nuovi sviluppi. Dall’altro, il dettaglio dei fiori e dell’accesso al loculo suggerisce una azione pianificata, non casuale.

Non è il primo caso in cui un episodio post-sepoltura diventa centrale nelle indagini, ma qui emerge un elemento ancora più delicato: qualcuno potrebbe aver agito con calma e precisione dopo i funerali.

Ed è proprio questo il punto che inquieta di più gli investigatori: non solo chi, ma soprattutto perché.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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